CAMERE SEPARATE

Bau Bau è il verso del baule


Cazzo se abbaia, questo morde pure. L'ho visto subito, il mio baule. La portiera dark che sostituisce la titolare mi aspettava per chiudere. La ringrazio, mi risponde "si figuri". Mavaffanculo, quanti anni credi che abbia? Ok, i capelli, almeno numericamente, denunciano diverse coordinate anagrafiche, ma si vede che non sono grande? O sono grande? Io?Ma lui č enorme, non grande. Il baule, anzi Il Baule. Come le stanze dei nonni, che da piccoli ci sembravano enormi e anni dopo le riscopriamo strette e anguste, claustrofobiche e inabitabili. Perņ al contrario. Sapevo di avere un grande baule, ma non ricordavo avesse le dimensioni di una bara.Ebbene si, da solo, ho trasportato il feretro per quattro, dico quattro piani di scale. Solo, contro tutti. Via la giacca, via la camicia, indossata una canotta da trasportatore villano e poeta. Occhiali da sole per darmi la carica e via, prima strisciando, poi di rabbia e violenza, con la forza della disperazione, gli ultimi due piani a spalla, con la polvere che mi inzaccherava i capelli, col sudore che tagliava la fronte.E sono arrivato, poggio il culo sul Baule e scrivo queste parole. Il Baule ancora una volta metafora, metafora dell'impresa, della determinazione a farcela, comunque; della voglia di ascesa che bisogna sempre avere, seppur zavorrati di umane sembianze.L'impresa di Fitzcarraldo di Herzog, portare la nave oltre la montagna; l'ascesa/i di Dante verso Beatrice e il paradiso, tutto spirito, fede e maldicenze. E io col baule in spalla che mi proietto nell'infinito.A parte tutto questo....adesso, per la gioia di niko, pasta al tonno. Poi apro il baule e vi rivelo che c'č dentro.Saluti comunisti,C.