DELIZIA

I SETTE VIZI CAPITALI


S U P E R B I APer superbia si intende la ipervalutazione della propria persona e delle proprie capacità, correlata ad un atteggiamento "di superiorità" verso gli individui considerati inferiori.Il superbo ostenta sicurezza e cultura e sminuisce i meriti altrui. La sua posizione psicologica è però più complessa: non sempre è realmente convinto di possedere tutte le qualità che lui stesso si attribuisce. Teme delusioni e insuccessi perché rivelerebbero la triste verità che egli stesso sospetta, quella di essere in realtà un mediocre, un normodotato, di rientrare nella media.Ed allora passiamo senz'altro a dire qualcosa sul primo vizio capitale, quello dell'ORGOGLIO o SUPERBIA, che i teologi definiscono: un amore disordinato, eccessivo del proprio “io”, per cui ci compiaciamo veramente di noi stessi e cadiamo in una vera e propria idolatria – anche se talvolta non del tutto consapevole – del nostro povero nulla.Ciò capita, per esempio, quando:·        Ci vantiamo delle nostre buone qualità ( ci sono tanti modi, anche sornioni e subdoli per farlo...) come se fosse roba nostra e dimenticando ciò che afferma la parola di Dio:”Ogni dono perfetto viene dall'alto, discendendo dal Padre dei lumi” (Gc 1, 17), mentre di veramente “nostro” abbiamo in realtà solo il peccato. Ma i nostri meriti – obietterà qualcuno – non sono nostri? Non totalmente, perchè esigono l'opera concomitante (ed anche preveniente) della Grazia, che spesso deve faticare tanto per spingerci e sorreggerci in qualche piccolo passo verso il bene. Si, veramente, come dice Paolo (1Cor 4,7):”Che cosa hai tu che non hai ricevuto?” ·        Ci gloriamo dei pregi che non abbiamo: Un povero asino spelacchiato un giorno porta al mercato degli splendidi cesti di fiori del suo padrone, un fioraio. Al vedere la gente che gli si faceva intorno per ammirarli e sentirne il profumo, rizzava le orecchie e diceva tra sé: “Devo essere veramente bello ed attraente dal momento che tutta la gente mi viene attorno per ammirarmi...». Quanti sono  asini e si credono.... portenti! ·        Di conseguenza guardiamo con varie forme di disprezzo gli altri, trovando pagliuzze nei loro occhi e dimenticandoci delle pesanti travi che abbiamo nei nostri. Il fariseo al Tempio.... .”Cercate l'ultimo posto......” Ciò non vuol dire misconoscere quei valori e quei doni che pur portiamo nella nostra personalità, perchè così facendo potremmo cadere nella depressione, nello scoramento, nei complessi di inferiorità, certamente non positivi, ma semplicemente attribuirli a Chi ce li ha concessi, cioè a Dio, e, quindi, accoglierli e usarli con semplicità e gratitudine: “ Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare(!!) qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio”, o, più semplicemente ancora quello che dice Gesù stesso: ”Senza di me non potete fare nulla” (Gv 15, 5). Ci sono dei CONNOTATI della superbia che non sbagliano mai. Vediamone alcuni:1.    Chi si offende facilmente e stenta a perdonare.2.    Chi si compiace di essere sempre al centro dell'attenzione, ammirato, lodato, coccolato.3.    Chi soffre maledettamente e si irrita se viene biasimato.4.    Chi non pensa ad altro che a far bella figura, a comparire, ad emergere....5.    Chi vede tutto bello in sé e tutto brutto negli altri.6.    Chi vuole avere sempre ragione e nelle discussioni non cede mai.7.    Chi parla volentieri e spesso di sé.8.    Chi pretende di dar consigli a tutti, senza accettarne da nessuno. Tutti costoro, ed altri ancora, sono evidentemente mossi da superbia.L'orgoglio trae spunto ed origine anche da beni molto apprezzabili, per es. dalla scienza (orgoglio intellettuale) o dalla stessa vita spirituale (orgoglio spirituale).L'orgoglio intellettuale porta certi studiosi a non accettare neppure l'insegnamento della Chiesa o a manipolare la verità rivelata a proprio uso e consumo, per armonizzarla con le proprie vedute ed orientamenti culturali. Per questo Gesù stesso ringraziava il Padre di avere rivelato la verità ai “piccoli”, mentre essa rimaneva nascosta a chi si credeva sapiente.Più fine e subdolo è l'orgoglio spirituale, che crea una quantità di illusi, pieni di presunzione, che, abilmente strumentalizzati dal Demonio, giungono ad immaginare di essere depositari di speciali doni soprannaturali e carismi, che lasciano volentieri trapelare tutte le volte che è possibile, sotto il manto di un'apparente umiltà e riserbo. E parlano volentieri di questi loro presunti doni con chi facilmente si accorda coi loro gusti, fuggendo con stizza coloro, magari sacerdoti e direttori spirituali, che tentassero di riportarli all'umiltà e alla verità. Anzi talvolta nelle stesse confessioni sacramentali – come nota acutamente S. Giovanni della Croce – parlano più volentieri dei loro “doni”, che non delle loro colpe, che anzi minimizzano o addirittura ne scordano, per non fare brutta figura. Quanto ha dovuto – e deve – soffrire la Chiesa per questi falsi mistici, che non sono altro, ripetiamolo, che dei poveri illusi!Non c'è vizio più odioso davanti a Dio dell'orgoglio, perchè nulla si oppone maggiormente alla gloria che Gli è dovuta. Ecco perchè leggiamo nella scrittura:”Dio resiste (verbo impressionante!) ai superbi, ma dona la sua grazia agli umili”(Gc 4, 6) e che  “La superbia è il primo di tutti i mali, e chi è dominato da essa sarà ricolmo di abominazione”. Ed è dal castigo eterno inflitto agli Angeli ribelli che si può meglio misurare la gravità di questo peccato...Ma il guaio della superbia è quello di essere madre di innumerevoli vizi, quasi suoi “sottoprodotti”: la vanagloria, che è desiderio disordinato della stima e dell'ammirazione altrui. C'è una gustosa pagina di S. Francesco di Sales (“Introduzione alla vita devota”, parte III, cap IV), da ambientarsi certo nella sua epoca, ma con atteggiamenti che sono di sempre e quindi perfettamente attuali:.La vanagloria, di qualsiasi tipo e sfumatura, rischia di guastare persino quel po' di bene che facciamo (per mancanza di purezza d'intenzioni...). Altra figlia della superbia è l'ipocrisia, cioè il ricorrere a doppiezze e simulazioni per essere creduti ciò che non si è. Gli ipocriti sono produttori specializzati di maschere d'ogni tipo per un tristissimo carnevale.Altro parto della superbia è la presunzione, cioè la pretesa temeraria di contare troppo sulle proprie forze.... con relativi susseguenti disastri.... E così l'ostinazione, cioè il non cedere mai, anche quando si ha evidentemente torto. Di qui alterchi, liti... Figli contro genitori, parenti contro parenti e spesso anche le eresie nascono nella Chiesa per l'ostinazione di anime superbe. E l'elenco potrebbe continuare a lungo.Perché il nostro discorso abbia una qualche completezza logica, bisognerebbe ora indicare i rimedi a questo vizio disgustoso e grottesco dell'orgoglio, della superbia, rimedi che compendiano nell'esercizio della virtù dell'umiltà, che è nello stesso tempo un atteggiamento di verità e di giustizia. Sul piano della verità, se si esaminano le cose, ci si accorge che ciò che vi è di buono in noi viene da Dio e solo da Dio. Di veramente nostro c'è solo il peccato. (Introduzione alla vita devota, parte 3^, cap. 5°). Gesù l'ha detto chiaramente: (Mt 18,3). Non si tratta di infantilismo, ma...... L'orgoglio guasta tutto nella vita spirituale, per cui si può dire che non c'è virtù vera senza umiltà....... L'umilità è come il sale in cucina....                                      La superbia si origina comunemente dalla presenza di due personalità perdenti: apparenza e violenza. La definizione comune di superbia ci dice che è l'esagerata stima di sé e dei propri meriti (reali o presunti), manifestata con un continuo senso di superiorità verso gli altri.Molte persone hanno una grande stima di sé, a volte ottimisticamente immotivata; questa grande autostima non fa necessariamente di loro dei superbi. Ciò che li rende tali è la "gara", il "confronto" che arbitrariamente decidono di avere con gli altri. Il superbo ha bisogno di sentirsi superiore; questo bisogno necessariamente si traduce in un'apparenza del suo agire; che sia realmente superiore o meno, lui "vuole" apparire superiore quindi la sua realtà è sempre abbellita, depurata dei particolari che potrebbero sminuirla e interpretata in modo che altri portino i riflettori su di lui. A causa del confronto con gli altri, il superbo non può che essere violento, esercitando una forza psicologica esagerata, senza nessun motivo. L'umiliazione che fa provare al perdente è la sua gratificazione esistenziale.Nei casi in cui la violenza è controllata, il superbo può addirittura credersi una persona semplice, non vedendo i danni che fa il suo continuo dimostrarsi superiore. Infatti la sua ansia di apparire grande gli rende ostili tutti i "sudditi" (cioè coloro che grandi non sono) mentre lo rende ridicolo agli occhi di chi grande lo è già. Quasi sempre le sue relazioni umane sono temporanee (se la superbia è mascherata occorre che gli altri se ne accorgano) o comunque superficiali, come accade in quegli ambienti (come i club "esclusivi"), dove la superbia è una regola di vita e tutti la usano come ingrediente fondamentale delle relazioni umane.La difesa da superbiaSpesso con la superbia (tramite frasi, immagini, scritti ecc.) stabiliamo una relazione negativa con chi ci è intorno, scateniamo una sua reazione, reazione che chiameremo difesa da superbia.Nessuno attua la difesa da superbia quando leggendo le note sull'autore di un libro scopre che è una persona valida. Se però lo si incontra per caso in un negozio e questi inizia a sciorinare la sua biografia, il primo pensiero che ci sfiora è che è superbo.Implicitamente scatta una gara, per cui le parole del superbo ci appaiono come "vedi, io valgo molto, non so tu, ma io…". La difesa da superbia è semplicemente la non accettazione della gara e il superbo sarà emarginato o comunque guardato con molta freddezza.Da questa prima analisi sembrerebbe che nessuno possa esprimere il proprio valore senza apparire superbo. Ovviamente non è così. Se lo si esprime in un contesto impersonale (come in un curriculum) o con l'interlocutore giusto il pericolo della difesa da superbia non esiste. Cosa si intende per interlocutore giusto?parlando di sé, capite chi avete di fronte e cercate di non offenderlo.La regola sopraesposta potrebbe sembrare in conflitto con quanto detto sulla possibilità di usare un certo grado di forza nel dialogo. In realtà qui è fondamentale l'inciso "parlando di sè" che fissa un ambito ben diverso da quando contestiamo fermamente una proposizione altrui (una sorta di legittima difesa).