Non vi spaventate per la parola scritta in caratteri e lingua greca. E' solo per dare un titolo più originale a quello che mi appresto a raccontare. E' semplicemente un ... "aneddoto".Tempo fa, come tutti sanno ed i libri di storia narrano, l'Italia era governata da un dittatore. Molti sudditi erano affascinati da questo uomo, ma la maggioranza aveva abbracciato questa fede unicamente per interesse, per vivere e campare bene e senza fastidi, molti altri, pur vivendo nel terrore, lo detestavano e cercavano di combatterlo anche nel silenzio. Molti dei primi, ricoprivano importanti incarichi in seno al partito e ne ricevevano grandi benefici, venendo chiamati "gerarchi". I secondi, invece venivano regolarmente bastonati e "purgati". Gli uni e gli altri erano diffusi in tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia ed entrambi erano presenti anche a Casaluce. Il tempo passa, il vento della storia cambia ed un bel giorno del '43, quelli che un tempo erano gli oppressori e carnefici diventarono vittime e quelli che erano stati bastonati e regolarmente "purgati" si trovarono al potere. Non pareva vero a questi di poter in un sol colpo far pagare venti anni di angherie e quindi forti del loro potere presero quelli che un tempo erano i "gerarchi" per giudicarli, condannarli e giustiziarli. La cosa accadde anche a Casaluce. Una sera d'estate alla caduta del regime, alcuni giovani studenti del luogo, andarono casa per casa a prelevarli, li radunarono nel posto di guardia della polizia municipale ed incominciarono un sommario processo. La sentenza fu: 'assoluzione se avessero rinnegato il loro passato'. I "gerarchi" furono ben felici di ciò ed iniziarono a parlar male del regime come ed anche più degli stessi oppositori. La stessa scena, con piccole varianti era rappresentata in tutta Italia. A Casaluce venne chiesto di consegnare la spilletta. Fu messo un cappello in terra e tutti vi buttarono il loro distintivo. Furono contati e con sommo stupore fu verificato che ne mancava uno. Il capo degli studenti tuonò: 'Chi non l'ha consegnato?'. Tutti a professar la propria innocenza. Il comandante delle guardie: 'Professò, può darsi che sia andato a finire sotto l'armadio! ... è inutile che lo spostiamo, c'è da togliere tutti i fascicoli, ... tanto?'. Il capo degli studenti si convinse della risposta. I "gerarchi" non più tali furono felici di ritornare a casa dalle loro spose e dai propri figli. Il tempo passa, i casi della vita sono molteplici, ed un bel giorno il capo degli studenti, oramai uomo e diventato per tutti "Professore", conobbe e si innamorò di una bella ragazza, nipote di uno che un tempo era un "gerarca". Oramai, quest'uomo era anziano, ed aveva abbracciato al pari del "Professore" la fede democristiana. Il "Professore" aveva un profondo rispetto e stima per quella persona oramai al termine della propria vita e quando tornava a Casaluce, amava trascorre il tempo insieme allo zio di sua moglie, portando con se anche il proprio figliolo. Un giorno, nell'atto affettuoso del saluto, tra due persone che si rispettano reciprocamente, il "Professore" sfiorò con le dita la giacca dell'anziano e si accorse che vi era qualcosa nascosto al suo interno. 'Cos'è!', esclamò di brutto, e l'altro rivoltando la giacca: 'Vedi!, nella testa sono diventato come te democristiano, per continuare a servire lo Stato, ma nel cuore sono ancora fascista!'. Il piccolo bambino che assisteva alla scena, poco capì allora, mentre il "Professore" commosso, abbracciava ed affettuosamente baciava l'anziano Uomo. Tutto ha termine, anche i giorni che il buon Dio concede ad ognuno di Noi ed il "Gerarca" fu il primo a salire al cielo per render conto della propria vita. Il "Professore" andò a rendere l'ultimo omaggio a quello che oramai era un corpo freddo. Si chinò, rivoltò la giacca, rivide la spilletta, la tolse dall'interno e l'appuntò ben visibile sull'esterno e con voce commossa, rivolta ai presenti ed a sua moglie:'Era uno dei pochi che vi ha sempre creduto!'.Iersera ho ascoltato, con molto interesse il comizio tenuto da un giovane candidato. Ne sono rimasto affascinato, soprattutto quando all'accusa di trasformismo ed opportunismo dato dagli avversari, ha professato la propria inalterata fede che per nessuna ragione al mondo verrà rinnegata, rimanendo legato a quelli che sono per lui degli irrinungiabili valori, alleandosi, Lui "Fascista", anche con i propri avversari politici di "ideologia" unicamente per mettere al servizio di Casaluce e di tutti i casalucesi, il proprio fattivo contributo. In pratica come fece un tempo il "Gerarca" della mia storia.Anche IO, per la verità, mi sono trovato in più di un'occasione a dover portare il mio modesto contributo, fatto anche di entusiasmo e professionalità a persone molto lontane dal mio credo politico, anche alleandomi con loro. Anche Io mai rinnegherò la mia storia passata ed il mio credo politico di "Comunista". Per questo dico: "Bravo Antonio hai la mia incondizionata stima e mi batterò affinché Tu possa sempre liberamente professarla!".Ritornando alla storia siete curiosi di conoscere i nomi dei protagonisti? Bene. Il "Gerarca": era un parente diretto di ... Antonio, il suo nome era Alfredo, il "Professore": mio padre ed il piccolo bambino, naturalmente ... IO!Alla fine dei miei post ho sempre allegato un video e penso che in questa occasione non vi sia di meglio che: "L'uomo di Monaco" dei Nomadi.Buona domenica a TUTTI ed auguri per i prossimi vostri comizi.
Vi racconto un "ανέκδοτο"!
Non vi spaventate per la parola scritta in caratteri e lingua greca. E' solo per dare un titolo più originale a quello che mi appresto a raccontare. E' semplicemente un ... "aneddoto".Tempo fa, come tutti sanno ed i libri di storia narrano, l'Italia era governata da un dittatore. Molti sudditi erano affascinati da questo uomo, ma la maggioranza aveva abbracciato questa fede unicamente per interesse, per vivere e campare bene e senza fastidi, molti altri, pur vivendo nel terrore, lo detestavano e cercavano di combatterlo anche nel silenzio. Molti dei primi, ricoprivano importanti incarichi in seno al partito e ne ricevevano grandi benefici, venendo chiamati "gerarchi". I secondi, invece venivano regolarmente bastonati e "purgati". Gli uni e gli altri erano diffusi in tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia ed entrambi erano presenti anche a Casaluce. Il tempo passa, il vento della storia cambia ed un bel giorno del '43, quelli che un tempo erano gli oppressori e carnefici diventarono vittime e quelli che erano stati bastonati e regolarmente "purgati" si trovarono al potere. Non pareva vero a questi di poter in un sol colpo far pagare venti anni di angherie e quindi forti del loro potere presero quelli che un tempo erano i "gerarchi" per giudicarli, condannarli e giustiziarli. La cosa accadde anche a Casaluce. Una sera d'estate alla caduta del regime, alcuni giovani studenti del luogo, andarono casa per casa a prelevarli, li radunarono nel posto di guardia della polizia municipale ed incominciarono un sommario processo. La sentenza fu: 'assoluzione se avessero rinnegato il loro passato'. I "gerarchi" furono ben felici di ciò ed iniziarono a parlar male del regime come ed anche più degli stessi oppositori. La stessa scena, con piccole varianti era rappresentata in tutta Italia. A Casaluce venne chiesto di consegnare la spilletta. Fu messo un cappello in terra e tutti vi buttarono il loro distintivo. Furono contati e con sommo stupore fu verificato che ne mancava uno. Il capo degli studenti tuonò: 'Chi non l'ha consegnato?'. Tutti a professar la propria innocenza. Il comandante delle guardie: 'Professò, può darsi che sia andato a finire sotto l'armadio! ... è inutile che lo spostiamo, c'è da togliere tutti i fascicoli, ... tanto?'. Il capo degli studenti si convinse della risposta. I "gerarchi" non più tali furono felici di ritornare a casa dalle loro spose e dai propri figli. Il tempo passa, i casi della vita sono molteplici, ed un bel giorno il capo degli studenti, oramai uomo e diventato per tutti "Professore", conobbe e si innamorò di una bella ragazza, nipote di uno che un tempo era un "gerarca". Oramai, quest'uomo era anziano, ed aveva abbracciato al pari del "Professore" la fede democristiana. Il "Professore" aveva un profondo rispetto e stima per quella persona oramai al termine della propria vita e quando tornava a Casaluce, amava trascorre il tempo insieme allo zio di sua moglie, portando con se anche il proprio figliolo. Un giorno, nell'atto affettuoso del saluto, tra due persone che si rispettano reciprocamente, il "Professore" sfiorò con le dita la giacca dell'anziano e si accorse che vi era qualcosa nascosto al suo interno. 'Cos'è!', esclamò di brutto, e l'altro rivoltando la giacca: 'Vedi!, nella testa sono diventato come te democristiano, per continuare a servire lo Stato, ma nel cuore sono ancora fascista!'. Il piccolo bambino che assisteva alla scena, poco capì allora, mentre il "Professore" commosso, abbracciava ed affettuosamente baciava l'anziano Uomo. Tutto ha termine, anche i giorni che il buon Dio concede ad ognuno di Noi ed il "Gerarca" fu il primo a salire al cielo per render conto della propria vita. Il "Professore" andò a rendere l'ultimo omaggio a quello che oramai era un corpo freddo. Si chinò, rivoltò la giacca, rivide la spilletta, la tolse dall'interno e l'appuntò ben visibile sull'esterno e con voce commossa, rivolta ai presenti ed a sua moglie:'Era uno dei pochi che vi ha sempre creduto!'.Iersera ho ascoltato, con molto interesse il comizio tenuto da un giovane candidato. Ne sono rimasto affascinato, soprattutto quando all'accusa di trasformismo ed opportunismo dato dagli avversari, ha professato la propria inalterata fede che per nessuna ragione al mondo verrà rinnegata, rimanendo legato a quelli che sono per lui degli irrinungiabili valori, alleandosi, Lui "Fascista", anche con i propri avversari politici di "ideologia" unicamente per mettere al servizio di Casaluce e di tutti i casalucesi, il proprio fattivo contributo. In pratica come fece un tempo il "Gerarca" della mia storia.Anche IO, per la verità, mi sono trovato in più di un'occasione a dover portare il mio modesto contributo, fatto anche di entusiasmo e professionalità a persone molto lontane dal mio credo politico, anche alleandomi con loro. Anche Io mai rinnegherò la mia storia passata ed il mio credo politico di "Comunista". Per questo dico: "Bravo Antonio hai la mia incondizionata stima e mi batterò affinché Tu possa sempre liberamente professarla!".Ritornando alla storia siete curiosi di conoscere i nomi dei protagonisti? Bene. Il "Gerarca": era un parente diretto di ... Antonio, il suo nome era Alfredo, il "Professore": mio padre ed il piccolo bambino, naturalmente ... IO!Alla fine dei miei post ho sempre allegato un video e penso che in questa occasione non vi sia di meglio che: "L'uomo di Monaco" dei Nomadi.Buona domenica a TUTTI ed auguri per i prossimi vostri comizi.