L'ANTICUOCA

SMETTO QUANDO VOGLIO

Creato da virginiagrey il 02/12/2008

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« DELLA TORTA DI MELEFEVER »

UN RICORDO

Post n°1929 pubblicato il 21 Gennaio 2024 da virginiagrey
 

Una sirena scuote la calma della sera. Un incidente? Un malore? Magari un lieto evento in arrivo?

Mi pongo sempre queste tre domande, ed ogni volta recito un'Ave Maria.

Questa sera, si è sbloccato un ricordo, che ha suscitato in me un'ondata di tenerezza e mi ha strappato una risata sommessa; una risata da me, che voglia di ridere non ho da un po' di tempo...

Anni '60. La televisone aveva allora  garbo ed eleganza nel porgere le cattive notizie, mica come oggi, che ti vengono centrifugate direttamente nel cervello.

Entravano nelle case espressioni come: "Hanno perso la vita" e di seguito: "I familiari delle vittime sono stati avvisati"

Parole di un mondo sbiadito ed impolverato.

Avrò avuto sì e no cinque anni. Mi piaceva molto giocare da sola, anche perché mio fratello aveva ben nove anni più di me, e di certo non si abbassava a giocare con una sorellina che da poco aveva abbandonato il pannolino.

Ero affascinata dal mondo del telegiornale e dei suoi lettori. Devo molto alla televisione di quegli anni, se ho imparato un buon italiano, sia nella dizione che nello scrivere. 

Come stavo dicendo qualche riga fa, mi piaceva giocare per conto mio, e non solo: parlare da sola era la mia specialità.

Per non passare da matta, facevo finta, per il quieto vivere dei miei genitori, di avere un amico immaginario, un certo Gianni. Io mi sollazzavo a darmi botta e risposta, e mamma e papà si tranquillizzavano, nell'attesa che la fase del "mio amico Harvey" sarebbe passata un giorno non troppo lontano.

Visto che anche durante i magnifici anni '60 il mondo della comunicazione sguazzava nel torbido e nelle disgrazie (sempre comunque con garbo, eleganza e fine dizione), era inevitabile che i miei giochi comprendessero anche gli incidenti automobilistici.

Con valige e cuscini, costruivo un'auto. Prendevo posto ed iniziavo a manovrare un immaginario volante.

Il gioco consisteva non in una gita fuori porta, sotto il tiepido cielo di maggio, ma nel coinvolgimento in un incidente stradale.

Sbam! Iniziava allora la telecronaca (ovviamente condotta dalla sottoscritta, perché neanche il gatto siamese dei vicini si prestava al gioco). Arrivavano subito i soccorsi (sempre io). Con una cintura di stoffa, mi misuravo il giro vita, mentre dicevo: "Ho perso la vita?" E subito rispondevo: "No, non ho perso la vita."

E riprendevo il viaggio, verso nuovi e più entusiasmanti incidenti stradali.

Stasera, mi sono voluta bene.

 

 

 

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