Una volta per tutte finiamola con questa storia della moto accessorio sexy. Smettiamola con l’ormai inflazionata associazione mentale moto = esca perfetta per adescare giovani pulzelle nel pieno della loro beltà. Cari maschietti, piantatela una buona volta di credere con tutte le vostre forze nel sillogismo: Step è figo, Step ha una moto, se mi compro la moto divento figo anch’io. Sbagliato. Innanzitutto la moto non trasuda necessariamente sesso e anche se fosse non vedo per quale misteriosa legge chimico-fisica questo sudore dovrebbe trasmettersi al suo proprietario. Secondo: la moto puzza, puzza di olio, di benzina, puzza di oggetto lasciato a marcire in garage per 10 mesi l'anno e se la snusi bene puoi addirittura riuscire a individuare l’odore delle conserve della nonna. Terzo: starci sopra anche solo 10 minuti comporta alla donna un’imbarazzante effetto collaterale: la totale anestesia e atrofizzazione di quella cosa per cui voi ve la siete caricata sopra tanto speranzosi, sensazione simile a quando ci si fa il bidet col Chilly verde al mentolo (ne approfitto per sconsigliarvelo). Quarto: con una moto di quelle potenti l’uomo tende a sentirsi invincibile e a strafare, e, considerato di cosa stiamo parlando, questo atteggiamento non porta a nulla di buono. No no. Parlo per esperienza personale: erano i primi giorni di frequentazione con il mio attuale fidanzato e lui mi diede un passaggio con la sua moto. Di quest’ultima non saprei descrivere né il modello, nè la marca, né la cilindrata, né quelle robe tecniche di cui ignoro addirittura la trasposizione ortografica e grammaticale. Quello che so è che quel giorno mi ripromisi di non salire mai più su un mezzo a due ruote che non fosse un cinquantino (guidato da me). Ho avuto talmente tanta paura da non riuscire a respirare, ero tutta tremante, pensavo a mia madre, al mio cane, a casa mia, al mio letto, alla mia nuova borsa Coccinelle, a tutto quello che stavo per lasciare definitivamente. Ok, sono esagerata, ma vi giuro che è stata un’esperienza terribile. Ancora gliela rinfaccio. Il fatto è che la sua moto non è una di quelle comode, dotate di poggiaschiena, bauletto, cestino per i fiori, parasole, braccioli, poggiapiedi ergonomico, del minimo indispensabile insomma per viaggiare serena, la sua è di quelle che quando stai dietro devi piegarti in avanti talmente tanto che il tuo sedere, col suo sorriso verticale, diventa alla mercè di tutti gli automobilisti dietro di te. Questa posizione ha anche l’effetto collaterale che se non ti tieni più che saldamente con tutto il corpo, peli compresi, rischi alla minima accelerata (e che accelerata) di venire risucchiata via tipo donna cannone all’incontrario, soprattutto se, come me, sei un peso piuma. Non è una bella sensazione, ve l’assicuro. La cosa brutta è che non potevo dirgli niente, sai com’è i primi tempi vuoi apparire tutta un’altra persona, non vuoi rischiare di fargli subodorare con che donna nevrotica, paurosa, pedante, incazzosa, vendicativa, spaccaballe sta rischiando di intrecciare il suo futuro. Non potevo dirgli “vai piano testa di cazzo o ti denuncio!” Certo devo anche ammettere che in certi frangenti mi sono sentita molto figa: in posa plastica, culetto all’insù, tutta abbarbicata al mio uomo, ma questi frangenti coincidevano col rosso dei semafori quando, nella staticità più assoluta, potevo atteggiarmi da femmina super esperta di viaggi in moto che stringe il suo rozzo centauro. E tutta sta scenetta per suscitare l’invidia delle donne sedute in macchina (al sicuro, beate loro!) ferme al semaforo insieme a noi. Ma ahimé le cose belle durano poco: al primo scatto del verde, la mia spocchiosità e i miei inutili ammiccamenti svanirono all’istante lasciandosi dietro una nuvola di fumo nero e un “vueummmmm” assordante…E meno male che avevo il casco, perché se il mio lui avesse intercettato dallo specchietto retrovisore le mie variopinte espressioni di puro terrore credo proprio che avrebbe scelto di restare single ancora per un po’.