MAIONESE IMPAZZITA

Iconografia dei commercianti di quartiere:


1- Il macellaio-salumiere: è solitamente un uomo di mezza età, con spiccate origini meridionali, accento maccheronico, abile manipolatore nel farti acquistare il pezzo di carne che ha deciso la mattina a colazione  di appiopparti dietro la promessa di un lauto sconto. Esibisce con gran compiacimento un’ispida selva di ricci peli neri, che non tenta di nascondere alla sue clienti, sottovalutando forse la grande preoccupazione che desta l’eventuale caduta di uno di loro nel bel mezzo del macinato. Adora flirtare con le sue clienti, la maggior parte delle quali, per questioni anagrafiche, si crogiolano nei suoi apprezzamenti e battute a doppio senso. Il momento dell’affilatura coltelli rappresenta l’apice del suo spettacolo: è il dunque, è l’istante dell’affermazione della sua forza bruta, il palesarsi della lotta tra mondo umano e mondo animale… sarà lui a uscirne vincitore e fa niente se ha combattuto contro un animale morto da tempo.  La moglie, solitamente appollaiata a leggere “Visto” dietro la cassa, asseconda le bravate del marito, storce gli occhi, sbuffa, ma non osa parlare, manifestare il suo disappunto… quell’articolo sui sintomi dell’andropausa ha parlato al posto suo.  2- La commessa della boutique di abbigliamento: giovane donna di bel aspetto, ti accoglie nel negozio con aria di sfida, ti squadra, ti lancia messaggi subliminali di eterna sventura in caso non dovessi acquistare nulla. Ma si sforza di seguire l’etichetta: sfodera un sorriso di circostanza, amplificato nella sua luminosità dall’applicazione di un vezzoso brillantino sul canino sbiancato, accoglie la cliente con modi invitanti e gentili cercando (invano) di farla sentire a proprio agio. Ma purtroppo alla fatidica domanda “posso esserle utile?” la sua vera natura si palesa, non fosse altro per la contraddizione che ha appena avuto modo di esplicitare: “entrata libera” sembra essere ormai diventato un pozzo di vuoto semiotico. Il suo pancino strizzato da jeans a vita superbassa, la sua cintura con fibbione decorata da strass, la sua camminata sicura su tacchi a spillo già dalle 9 del mattino, tendono a disincentivare la prova del vestito in donne meno perfette, ma a lei non importa perché con la sua presenza e i suoi dolci toni sarà sempre lì, acquattata dietro la tenda del camerino ad urlarti come nessun altro sa fare “come le sta? Benissimo immagino! Si facci vedere!” mentre tu stai combattendo contro un paio di jeans decisi a  tenersi abbracciati a vita alle tue ginocchia. 3- La padrona del negozio di tessuti per la casa: paffuta signora di mezz’età, ti accoglie nel suo regno con acuti polivocalici inquietanti e con un abbraccio che sa di Opium e naftalina. Ti conosce da bambina, sa tutto di te, della tua famiglia, non foss’altro perché, avendo poco da fare, staziona ogni giorno da 25 anni fuori dall’entrata del suo negozio seduta sulla sua seggiolina impagliata (anche quando nevica). E’ talmente a conoscenza dei ritmi di vita di tutti che il giorno che non ti vede uscire di casa allo stesso orario suona il citofono preoccupata di una tua scomparsa prematura. Trattasi di donna molto dolce, abbandonata dal marito anni or sono, si mormora a causa della sua fastidiosa propensione al pettegolezzo e ai pizzi. Andare a comprare una tovaglia da tavola da lei equivale a prendersi un permesso speciale dal lavoro: 40 anni di matrimonio andato  in malora non possono essere riassunti in una toccata e fuga. Il suo pregio è la grande capacità di distogliere la tua volontà dall’acquistare quello di cui avevi realmente bisogno, se sei entrata per delle tende di raso, ne uscirai con un centrotavola in pizzo color madreperla, ma ne sarai ugualmente felice… non foss’altro perché sei uscita…  ... Potrebbe continuare…(ocio)...