Prendo spunto da recenti vicissitudini personali per venire incontro a quegli uomini che ancora oggi pensano che la PMS (sindrome premestruale) sia un’invenzione delle riviste femminili, dei talk show che parlano di salute e bellezza o delle aziende di omeopatia. Non è così, la sindrome premestruale esiste ed è scientificamente provata, e, a parte un esiguo numero di fortunelle (a cui va la mia più sincera stima mescolata a feroce invidia) tutte le donne patiscono ogni mese questo inferno emotivo, che non è affatto condizionato solo da uno scombussolamento ormonale, ma anche e soprattutto da situazioni esterne che vanno a gravare ulteriormente sul loro esile equilibrio psicofisico. Quindi, io chiedo qui ufficialmente che nessun uomo in quei giorni si permetta mai e dico mai di esordire al mio indirizzo con le seguenti frasi o di compiere i seguenti atti scellerati. Chi, nonostante il mio avvertimento, deciderà impavidamente di strafottersene mi fornirà tacitamente la sua autorizzazione a devastargli la faccia a forza di graffi sferrati con le mie nuove unghie fresche fresche di french manicure.1- Azione: “oggi non hai una bella cera, ti vedo un po’ sbattuta” reazione: tiro fuori in due secondi il frustino da dolci di mia nonna e gli frullo quella specie di lycis che tiene appesi nelle mutande2- Azione: “sbaglio o sei gonfia?” reazione: quei lycis di cui sopra verrebbero trasformati in men che non si dica, tramite l’ausilio della stessa mazza che usava Alex in “Arancia meccanica”, in grossi cocomeri penzolanti con relativo danneggiamento per la sua postura e la camminata3- Azione: guardare altre donne con me presente, reazione: la sua faccina decorata da un’espressione da ebete accalorato finirebbe dritta dritta piantata dentro la prima vetrina che mi capiterebbe a tiro, lo lascerei boccheggiante in mezzo alla strada, entrerei nel negozio e fornirei diligentemente le sue coordinate bancarie per il saldo del danno4- Azione: uscirsene con frasi che mirano a sottovalutare, deridere o denigrare lo stato che sto vivendo, reazione: i miei occhi si trasformerebbe in due fessure nere lampeggianti e dalla mia bocca salterebbero fuori, tra zampilli di fuoco, tutte le recriminazioni, le magagne, le insoddisfazioni, i sassolini nelle scarpe a partire dal primo giorno del nostro incontro5- Azione: cercare in tutti modi di corrompermi perché lui c’ha voglia, reazione: lo denuncerei per molestie sessuali, in quei giorni fornirgliela su un piatto d’argento è l’ultimo dei miei pensieri, complici anche le costanti fitte di preavviso che mi fanno sognare un taglio netto a tutto il mio ambaradan femminile, altro che il suo uso e consumo 6- Azione: dirmi che sono una pazza insopportabile, reazione: troverei il sistema affinché anche lui avesse la necessità di appiccicarsi nelle mutande un’assorbente… A questo proposito consiglio di leggervi il racconto di Catherine Barry “il ventottesimo giorno” tratto dal libro “Ragazze d’Irlanda”, 2003 Guanda Editore, è qualcosa di illuminante…