Ci sono molti favori che una persona che mi conosce può chiedermi. Tipo: se c’è qualcuno che ha bisogno di far calmare mio padre in preda ad un furioso attacco isterico a causa di una bolletta del telefono particolarmente elevata io sono abilitata, se qualcuno ha bisogno di una sistematina dell’armadio in base alle sfumature di colore degli indumenti io sono la persona che fa al caso suo, se qualcuno sente la necessità di ascoltare le trame di tutti i film d’amore degli anni ’90 io sarò lieta di aiutarlo, se qualcuno avesse urgente bisogno di scrivere una sentita lettera di reclamo per la pessima qualità dei collant Calzedonia può rivolgersi tranquillamente a me.Ma c’è una cosa che nessuno mi deve chiedere, una, una sola cosa, è un feticcio all’incontrario, un inghippo nel mio sistema mentale di smistamento favori, è un compito verso cui nutro un insano terrore, è una missione troppo ardua e complicata per la mia mente profilata in laccato rosa shocking…e sarebbe: occuparmi delle piante, bagnarle, vegliarle, provvedere alla loro sopravvivenza. La stra-abusata espressione “pollice verde” a me fa venire in mente solo ET, il mio cervello rifiuta addirittura l’associazione con il tipico donnino tutto grembiule e paletta che, con amorevole cura e infinita devozione, si sbuccia le ginocchia per donare fulgore e linfa vitale a qualche “deliziosa” piantina invasata…. E comunque nessuno mi ha mai fregiato di cotesto titolo. Come mai? Presto detto. Le piante, i fiori, la flora, la vegetazione, chiamate quelle cose verdi e dotate di terriccio come volete, mi odiano e io odio loro. Loro odiano me ferocemente e mi guardano con timore reverenziale, io odio loro cordialmente e non me le filo proprio, non è che faccia loro del male consapevolmente o con un sadismo voluto, è che proprio non c’è affinità, non ci capiamo, il nostro è un rapporto che si potrebbe paragonare a quello tra la Nicole Kidman e la Katie Holmes, non si cagano di striscio, ma si vede lontano un miglio che si scuoierebbero volentieri a vicenda.Conseguenza immediata e irrimediabile di questa mia non predisposizione verso queste creature del signore è che non mi riesce proprio di mantenerle in vita (o perlomeno se parliamo di una vita degna di questa nome). Loro devono averlo intuito, perché mi muoiono ancor prima che io prenda in mano il loro destino. Tipo suicidio di gruppo, avete presente? Ma la cosa che mi sorprende, ancora di più di un suicidio collettivo di piante, è che chi mi conosce sa di questo mio problema, visto che, per onestà morale, ho sempre fatto presente sin dalle presentazioni questo mio difettuccio di fabbrica: “piacere, Manuela, io faccio morire le cose verdi”. Ciò nonostante spunta sempre qualcuno che mi rifila qualche umidiccio esserino frondoso da accudire, soprattutto in questo periodo dell’anno, in cui mi sembra di essere rimasta l’unico abitante della mia città. I miei genitori sono fuggiti giorni fa al mare e, oltre ad avermi lasciato senza pranzo e senza cena, mi hanno appioppato tra capo e collo una quindicina di piante di cui occuparmi, il mio collega è fuggito al mare e, oltre ad avermi lasciato la sua postazione computer dotata di monitor con la schermata ruotata di 360° (molto comodo), mi ha ceduto in custodia una deprimente piantina che vanta tre misere foglie stanche di stare al mondo, di cui incomprensibilmente il suddetto collega va molto fiero. E siamo a quota 16. Non ci dormo la notte. Sogno orride creature fogliose che in grave astinenza di clorofilla (qualsiasi cosa sia) a causa della mia incuria si avvicinano verso di me con aria malvagia per rifornirsi assetate e daltoniche della mia clorofilla rossa, infischiandosene di eventuali rigetti trasfusionali. La mia gentile mammina prima di partire mi ha assicurato che ce l’avrei fatta, che sarebbe stato un gioco da ragazzi, che avrei dovuto bagnarle solo una volta a settimana “se hanno bisogno d’acqua te ne accorgi col dito, se il terriccio è secco, vuol dire che hanno sete”… (e io che credevo che si accendesse la spia della riserva come per le macchine)… ma vi pare che io mi metta ad infilare il mio dito indice in 16 vasi ricolmi di vermicelli appestati, funghi allucinogeni (sì da quando sono da sola a casa sono spuntati strani funghetti in diversi vasi, la zona piante di casa mia sprigiona un allettante aroma di trifolata aglio e prezzemolo) e microbi nocivi per la salute delle mie unghie? Allora ho pensato, vabbè tasterò il terreno (ah ah ah ) con degli incontaminanti e sterili guanti in lattice (di quelli che usa la callista per maneggiare fetenti piedoni in cerca di riscatto estetico), ma dopo 10 minuti buoni, mentre ero lì occupata a fare in modo che il mio dito medio (quello più lungo) riuscisse a toccare il terriccio stando con il resto del corpo a una distanza di sicurezza di 10 metri dal vaso, ho realizzato: “ma come cazzo faccio a sentire l’umidiccio se indosso sto cazzo di guanto da pervertito?”Ho deciso, prima di andare in ferie, mi comprerò una piantina, una qualsiasi, solo per il gusto di sbolognarla a qualcuno e di pretendere di trovarla viva al mio rientro. Giustizia sarà fatta!
Colore preferito della Manu: terra bruciata, una garanzia.