Siamo felici perchè la maggioranza non ci ha fatto spendere soldi inutili. La maggioranza degli italiani che guarda Sanremo è riuscita fare i conti con se stessa! Le varie Alba Parietti che prima si interessavano di calcio e cercano di affrontare ogni momento della vita di spettacolo come si cavalca una tigre (chamiamolo così) non è mai contenta! Solo Chiambretti è riuscito a dire qualcosa di veramente intelligente sui voti gonfiati. Una giuria pessima che se io fossi un musicista mi sarei messo a cantare Whola lotta love con i genitali in mano per sorprendere anche il più megalomane degli esibizionisti. Tutto sommato, la sinistra che ha vinto a Sanremo è soddisfatta se non fosse che Al fonso Bano è arrivato secondo. Non voglio parlare di queste cose per chè non ne sono partecipe direttamente e mi dispiacerebbe sentirmi parte integrante di un mondo dove la canzone è concorso. E’ molto triste vedere uno che assomiglia a Caparezza che vince il festival di Sanremo, forse era meglio quello di Sanscemo. L’hanno scorso hanno vinto gli uccelli, quest’anno gli spaventapasseri. Ormai non stupisce più niente se non il fatto che Sanremo è proprio una di quelle istituzioni che riesce a farsi un esame di coscienza. E’ proprio il classico arostofestival che gioca ancora con i milioni delle major e il sangue delle piccole case discografiche create a doc dai produttori più audaci. Sempre che sia più audace creare musica coi soldi degli altri che essere autoproduttori con i soldi del sudore compositivo.Le polemiche, in ogni caso, non fanno che aumentare lo share di Sanremo che secondo il mio punto di vista dovrebbe essere un ”non festival” da abolire o al limite da lasciare alla musica classica o all’opera. Di certo non è il simbolo della musica popolare italiana. Sia Pippo che la svizzera (non inteso come bistecca) Hunziker, erano assolutamente fuori luogo e quell’abbraccio finale con anche Del Noce che ha fatto dello squallido spettacolo improvvisato stile Zelig (che anche Bisio si sarà rivoltato nel divano e poi ha chiamato l’892424 per farsi dare il numero di una clinica convenzionata a Sanremo), sono la cigliegina sulla torta di un festival che sta arrivando alla fine dei suoi giorni.Cinquant’anni da Leoni mi sembravano dignitosi per uno spettacolo segnato fin dagli Anni Sessanta, dalla menzogna e dalla morte di uno dei migliori cantautori mondiali, Luigi Tenco. Ma questo non è bastato ed anche le spinte al bipartisanismo del 1970, in netto anticipo con le vecchie idee dei nuovi product leader (vedi il simpatico Mr.Sugar di due anni fa), non sono state sufficienti a considerare un Sanremo migliore di quello che negli Anni Ottanta ci aveva fatto tornare un po la voglia di riascoltarlo, con Fiordaliso, con Anna Oxa, con Fausto Leali, con Vasco Rossi, Mia Martini e Loredana Bertè e Gianna Nannini che chissà perchè si sono allontanati dal mondo della musica italiana di stile cantautorale segnata dal passo di De Andrè, Guccini e Bennato, la triade della musica italiana tradizionale.Unico spunto degno di qualche partecipazione è la canzone antimafia? Anche qui non credo che sia stato un grande segno dei tempi, comunque in ritardo con un certo modo di pensare. L’episodio di maggior portata secondo me sarebbe stato di far suonare Pino Daniele una canzone contro la camorra che a Napoli ha fatto grossi danni negli ultimi anni del berlusconismo. Non tutto il sud ha capito la canzone di questo volenteroso ragazzo di cui non ricordo neanche il nome, ma merita il mio rispetto. La mia critica, in conclusione, è sospinta dai direttori artistici del festival, sempre in controtendenza di una cosa sola: la cultura musicale. Assolutamente distaccati ed interessati ad un mercato della plastica, con l’illusione di piazzare qualche cd in più, senza il minimo intersse di far iniziare una vera carriera agli artisti che vengono usati nel festival. That’s All!!
PERCHE' SANREMO?
Siamo felici perchè la maggioranza non ci ha fatto spendere soldi inutili. La maggioranza degli italiani che guarda Sanremo è riuscita fare i conti con se stessa! Le varie Alba Parietti che prima si interessavano di calcio e cercano di affrontare ogni momento della vita di spettacolo come si cavalca una tigre (chamiamolo così) non è mai contenta! Solo Chiambretti è riuscito a dire qualcosa di veramente intelligente sui voti gonfiati. Una giuria pessima che se io fossi un musicista mi sarei messo a cantare Whola lotta love con i genitali in mano per sorprendere anche il più megalomane degli esibizionisti. Tutto sommato, la sinistra che ha vinto a Sanremo è soddisfatta se non fosse che Al fonso Bano è arrivato secondo. Non voglio parlare di queste cose per chè non ne sono partecipe direttamente e mi dispiacerebbe sentirmi parte integrante di un mondo dove la canzone è concorso. E’ molto triste vedere uno che assomiglia a Caparezza che vince il festival di Sanremo, forse era meglio quello di Sanscemo. L’hanno scorso hanno vinto gli uccelli, quest’anno gli spaventapasseri. Ormai non stupisce più niente se non il fatto che Sanremo è proprio una di quelle istituzioni che riesce a farsi un esame di coscienza. E’ proprio il classico arostofestival che gioca ancora con i milioni delle major e il sangue delle piccole case discografiche create a doc dai produttori più audaci. Sempre che sia più audace creare musica coi soldi degli altri che essere autoproduttori con i soldi del sudore compositivo.Le polemiche, in ogni caso, non fanno che aumentare lo share di Sanremo che secondo il mio punto di vista dovrebbe essere un ”non festival” da abolire o al limite da lasciare alla musica classica o all’opera. Di certo non è il simbolo della musica popolare italiana. Sia Pippo che la svizzera (non inteso come bistecca) Hunziker, erano assolutamente fuori luogo e quell’abbraccio finale con anche Del Noce che ha fatto dello squallido spettacolo improvvisato stile Zelig (che anche Bisio si sarà rivoltato nel divano e poi ha chiamato l’892424 per farsi dare il numero di una clinica convenzionata a Sanremo), sono la cigliegina sulla torta di un festival che sta arrivando alla fine dei suoi giorni.Cinquant’anni da Leoni mi sembravano dignitosi per uno spettacolo segnato fin dagli Anni Sessanta, dalla menzogna e dalla morte di uno dei migliori cantautori mondiali, Luigi Tenco. Ma questo non è bastato ed anche le spinte al bipartisanismo del 1970, in netto anticipo con le vecchie idee dei nuovi product leader (vedi il simpatico Mr.Sugar di due anni fa), non sono state sufficienti a considerare un Sanremo migliore di quello che negli Anni Ottanta ci aveva fatto tornare un po la voglia di riascoltarlo, con Fiordaliso, con Anna Oxa, con Fausto Leali, con Vasco Rossi, Mia Martini e Loredana Bertè e Gianna Nannini che chissà perchè si sono allontanati dal mondo della musica italiana di stile cantautorale segnata dal passo di De Andrè, Guccini e Bennato, la triade della musica italiana tradizionale.Unico spunto degno di qualche partecipazione è la canzone antimafia? Anche qui non credo che sia stato un grande segno dei tempi, comunque in ritardo con un certo modo di pensare. L’episodio di maggior portata secondo me sarebbe stato di far suonare Pino Daniele una canzone contro la camorra che a Napoli ha fatto grossi danni negli ultimi anni del berlusconismo. Non tutto il sud ha capito la canzone di questo volenteroso ragazzo di cui non ricordo neanche il nome, ma merita il mio rispetto. La mia critica, in conclusione, è sospinta dai direttori artistici del festival, sempre in controtendenza di una cosa sola: la cultura musicale. Assolutamente distaccati ed interessati ad un mercato della plastica, con l’illusione di piazzare qualche cd in più, senza il minimo intersse di far iniziare una vera carriera agli artisti che vengono usati nel festival. That’s All!!