Ci sono giorni nati ripiegati su sè stessi.carta accartocciata nel cestino dei rifiuti dove qualcuno ha scritto cento volte “ti amo”.quando il caffè, una musica, le tendine nuove,i bigliettini appesi al frigorifero con le calamitecomperate nei bazar di Spagna, neppure la piantinadi basilico al davanzale, nè una poesia di Rilkescrittain “bella” su un cartoncino lilla, no, non servono. c’è qualcosa che stride nello stomaco, nella pancia, non sai cos’è: una mancanza, il rifiuto a partecipare alla necessità di essere. dimenticanza d’esistere.quando hai voglia di svignartela alla chetichellaarrivare in una zona incandescente, oltre le porte del pudore perchè tutto quanto è vicino noncorrisponde al desiderio. Eppure il mattino tisveglia per curiosità di cosa può accadere, vedere, sentire, respirare, effondere, sublime vaudeville.allora ti agiti, smani, protesti, inutil-mente. il diritto non è che una specie di storto*. c’è bellezza, una bellezza rischiosa, sinuosa,terribile, senza speranza. apre a una saggezza ma quale?ci sono giorni con parole in-sensate scritte in un blogmentre la pioggia batte sui sassi del cortileC.V.*Lacan direbbe “il mio sigaro torto è in rapporto strettissimocon il mio supposto reale”. Si trattava di un havana leggerodetto culebra. La boutique Davidoff a Ginevra li vendeva inconfezioni da tre. Si sapeva di fargli piacere portandoglieli.Questo piacere lo aiutava “a stare in piedi” a raddrizzare lostorto. (aneddotto riportato da Jacques Alain Miller)Foto Lalla
Sarah Vaughan