Creato da senzaporteefinestre il 06/02/2007

TEMPO

E' più il non detto di quel che si può rivelare.

 

 

1

Post n°128 pubblicato il 05 Settembre 2007 da senzaporteefinestre

 

La macchia nera si allarga. Invade.

Prendo tempo. L'avevo messo da parte.

Lo spezzo con le dita e ne faccio palline.

Come mollica morbida di pane il mio tempo.

Poi lo lascio cadere. E cammino.

Inciampo sui ciottoli,

maledetti questi piedi disabituati al contatto diretto.

Membrane sintetiche a dividerci. Ovunque.

Non mi hai mai spogliato.

Prendevi ago e filo e mi cucivi la pelle.

Mi disegnavi il tuo mondo di dolore addosso.

E diventava mio quel dolore.

La prima volta furono spilli.

Mi guardavi e li infilavi lentamente sotto le unghie.

Paura e desiderio.

La tua bocca è l'immagine del desiderio.

Dentro la tua macchina respiravo il tuo odore,

immobile e silenziosa, aspettavo una carezza.

Un bacio.

Mai. Troppo piccola dicevi.

 

 

Nel buio mi bloccavi con il coltello alla gola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

2

Post n°127 pubblicato il 04 Settembre 2007 da senzaporteefinestre

 

 

 

 
 
 

Post N° 126

Post n°126 pubblicato il 13 Agosto 2007 da senzaporteefinestre

 
 
 

Post N° 125

Post n°125 pubblicato il 13 Agosto 2007 da senzaporteefinestre

 
 
 

4

Post n°124 pubblicato il 13 Agosto 2007 da senzaporteefinestre

 

Ab inferis

Più volte nell’esistenza

aveva emesso la condanna a morte
la vita stessa – che poi continuava
subdola e sorprendente.
La vita stessa
con sue aguzze pene
e deserte sofferenze
mi aveva spesso condannato a morte.
Ma un giorno incredibilmente
ebbero altri su di lei potere e norma.
La sentenza emanò da un orifizio
tristo, posto in una trista faccia
sotto il naso, sopra il mento e il pizzo.
A fatica riusciva a essere un volto
quella raggrinzita carne.
La parola morte, lei sola, rantolò nel mio timpano assordito.
Non ebbi chiaro allora dove fosse caduto quel macigno.
Era immane, aveva colpito solo un punto
o tutto l’universo? Ci volle molto tempo
perché affannosamente rinvenuto
da un primo bruto totale annientamento
a stento, con mortale angoscia divenissi conscio
che io, io solo, ero quel punto.
Su di me,
parvo frangente, briciola oscura del creato
era calato il colpo, era sceso quel fendente.
Mi sbalordiva enormemente quella inumana dismisura.
Su me quella violenza, su me l’iniquità
del caos
irriducibile e perverso
su me la mostruosa
cecità del caso
aveva appuntato il suo furore.
Su me si consumava, perché?,
una vendetta primordiale, accesa
ab origine del mondo
trovava me sua vittima espiatoria
la contesa capitale: e aveva nella pagina
d’un molto bistrattato tomo il suo carnefice banale.
Che oscura crudeltà, che arbitrio si abbatteva sul mio cranio!
Così erano (stupite!) ridotti a tacere
la colpa, l’innocenza,
e altri dilemmi della mia coscienza.
Chi ero io? Aveva il Figlio
dell’uomo, gradino su gradino,
con me salito l’abissale scala
e portato questa croce.
O quel pensiero mi restituì
al mio male, mi rifece uomo
crocifisso ai suoi rimorsi.
Non fu la mia solamente un’atroce imitazione
ma un grido ammutolito, una protesta
del cuore umano bruciato dal peccato e dal dolore.
Ma non fu disuguale la fede nella resurrezione.
Amen.

Mario Luzi 

 

 

 
 
 

5

Post n°123 pubblicato il 09 Agosto 2007 da senzaporteefinestre

5

 
 
 

Post N° 122

Post n°122 pubblicato il 26 Luglio 2007 da senzaporteefinestre

E' Dio questo? Che incontro nel ripostiglio?

Che mi prende da dietro?

Sono nere queste ali che mi coprono gli occhi.

Cado in un fluido denso e caldo.

In ginocchio. Affondo e torno a galla.

E' Lucifero a spalancarmi cantando piano?

Sono i suoi zoccoli duri ad affondare nella mia carne?

A tenermi ferma?

Sono la vittima eletta per il banchetto.

Questo Dio buono e santo che chiede la mia anima.

Al quale io spalanco la bocca.

Lo voglio questo tuo corpo.

Che mi passi attraverso.

"Similis ero Altissimo", Isaia, 14,14.

Egoista e passiva.

Godo del desiderio che provoco.

Il mio è un sesso minimalista.

Nel senso che la mia unica azione è prendere.

Sino in fondo. Goderne.

Non un movimento in più, nessun pensiero.

La mia estasi.

Nessuna coreografia.

Una roccia nuda e i piedi nell'acqua.

Disadorna, amo il rumore dei corpi.

Non ho memoria e non credo nel futuro.

Solo questo minuto.

Sono l'arco.

L'offerta nascosta e cieca.

Il verme sotto la pietra.

In attesa di essere scoperta.

Implorante di strisciarti dentro.

 
 
 

Post N° 121

Post n°121 pubblicato il 24 Luglio 2007 da senzaporteefinestre

Elegia dei baci lievi.

Che tagliano come coltelli.

Elegia per gli assenti,

per chi fa delle parole niente assordante.

Per le bocche intercambiabili.

Cornici laccate d'oro. Spirito. Vuoto.

Elegia per chi resta.

Canto la tua mano chiusa dentro di me.

Gli specchi nudi riflettono la mia bocca,

le ortensie secche e le nuvole fuori.

Sono stata l'animale aperto, assetato di te,

steso sotto un ponte,

inchiodato ad un letto

sotto soffitti di angeli e Madonne.

Il tuo Dio implorante la morte

sulle assi nude di un retrobanco

a bere il tuo sudore.

A digerire giorni.

 
 
 

Post N° 120

Post n°120 pubblicato il 21 Luglio 2007 da senzaporteefinestre

Da un momento all'altro, cadere. Esistere.

Uno strappo sordo,

bianco e nero nella notte, che spezza le ossa,

le polverizza.

E' un coltello a farsi strada dentro, nelle viscere.

Tra lo stomaco e la pancia, spostato a destra.

Da quel punto si diramano nervi e unghie,

un male che divora silente.

Consuma famelico. Poi scende.

Occupa spazio, invade.

L'universo canta dietro una spalla,

mente che si fa labbra e lingua,

raccoglie il sale in una linea immaginaria.

Mente che si fa mani, mente che si inarca protesa.

Morde le sbarre di una gabbia, si bagna di sangue e saliva.

La luna, i violini.

 
 
 

6

Post n°119 pubblicato il 03 Luglio 2007 da senzaporteefinestre

6

 
 
 

7

Post n°118 pubblicato il 03 Luglio 2007 da senzaporteefinestre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ohne dich

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Post N° 117

Post n°117 pubblicato il 26 Giugno 2007 da senzaporteefinestre

Spalanco gli occhi

e provo a mettere a fuoco questo vuoto che mi fissa.

Un passo indietro, per respirare,

ed è muro gelido alle spalle.

Lascio cadere i sogni.

I sogni mi hanno fatto cadere.

Disattenzione, leggerezza, felicità.

Ricambio questo sguardo,

voglio riempirti vuoto.

Liquidi, aria, vita che escono dal corpo.

Solo buchi e perdita. Inarrestabile.

Ci infilo dentro stracci, garze e segatura.

Bestemmie e poesie e canzoni in tedesco.

Urla e pugni allo stomaco.

Dolore e perdita. Silenzio.

 
 
 

Post N° 116

Post n°116 pubblicato il 25 Maggio 2007 da senzaporteefinestre

immagine

...

io sarò là ad attenderti
sarò acqua
che scivola a fatica sulla pelle
e goccia dopo goccia
trasforma il vuoto
in miraggi di sorgente
per le labbra assetate
delle stagioni che non fioriranno

...

Francesco Marotta

 
 
 

Post N° 115

Post n°115 pubblicato il 24 Maggio 2007 da senzaporteefinestre

Mani nervose, che tremano. Fumi.

L'amore che ci manca, dentro.

Madri ai bordi di una strada.
Sedute al tavolo di un bar,
caldo e sudore.
Alcool per non sentire.

Mi stringi una mano.
Annuso i tuoi capelli.
Cerco l'odore di mio figlio.

Dentro al corpo un organo vuoto.
Sterile ormai.
Vuoto che invade, cancro, mancanza.
Vuoto d'amore.

Madri distese su un letto.
A guardare un soffitto,
a contare i minuti.

Scavo in te con le unghie.
Raschio il tuo dolore in cerca del mio vuoto.
E vorrei riempirti.
Ti racconto di sogni e fate.

Madri che hanno smesso di combattere.
che si lasciano andare sul fondo.

Tu chiami,
non rispondo.
Perchè il dolore paralizza.
La tua rabbia, il tuo bisogno,
mi tagliano.

 
 
 

Post N° 114

Post n°114 pubblicato il 23 Maggio 2007 da senzaporteefinestre

Non ci penso al domani.
Mi pare così lontano dall'oggi.
Chiudo la porta in faccia alle solite cose,
alla quotidianità dell'agito.
Come una vacanza questo tempo di silenzio.
Ascolto. La musica della vita fuori che scorre.
Quella musica che spesso non sento,
schiacciata dal mio movimento, dai miei suoni.
Dalle voci sopra le righe.
Mi riapproprio del silenzio.
Musica del silenzio che mi calma, Mi porta lontano.
Mi riporta a me stessa.
Nel volo degli uccelli,
nell'odore del mattino e dell'erba umida,
nelle grida dei piccoli che entrano a scuola.
Raggi di sole timidi ed aria ancora fresca.
Guardo fuori.
Sono i miei occhi. Sono il paesaggio che vedo.
Sono tutto ciò che mi attraversa,
i viali di un tempo, i palazzi e gli affreschi,
i cavalli al tramonto.
La nebbia, gli argini. Il camino acceso.
Da dove arriva la felicità?
Dal sognare?
Dall'amore?

 
 
 

Post N° 113

Post n°113 pubblicato il 20 Maggio 2007 da senzaporteefinestre

   "Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato.
Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo."

S.Agostino


   Parole che tradiscono.

   Tradiscono il pensiero.

   Tradiscono lo spazio psichico inesprimibile, incommensurabile,

   al quale vorrebbero dare forma.

   Parole che si ripetono

   sempre uguali,

   sempre diverse.

   Parole svuotate.

   Ripetizione ossessiva,

   movimento che gira in tondo.

   Giostra.

   Magari picchiando sempre sullo stesso punto

   si apre una via verso il basso.

   Frustrazione.

 
 
 

Post N° 112

Post n°112 pubblicato il 18 Maggio 2007 da senzaporteefinestre

   Giornata di vento, mi dici.
Resto in ascolto del tuo odore. Di terra e vento.
Di sole. Socchiudi gli occhi. Li bacio.

   Corro. I piedi tra asfalto e cielo.
Strada che brucio per raggiungerti.

   Giornata di vento in cui accarezzare il tuo profilo.
Abbracciarti. Entrare con te in quel buco.
Senza capire. Sentirti.

   Corro senza gambe e pensieri.


 
 
 

Post N° 111

Post n°111 pubblicato il 15 Maggio 2007 da senzaporteefinestre

Insight

Caldo. Dev'essere colpa del caldo.
Nausea e senso di vertigine.
Rabbia forse.

Mi corre incontro. Avrà quattro cinque anni.
Sarà il viso graffiato a colpirmi, forse i riccioli neri.

Abitavamo in campagna. A casa di nonna.
Sotto le dita il pelo dei miei gatti, i cani. Le gare tra me e mio fratello con le lumache.
Anche d'inverno uscivo con le gambe nude ad impastare fango o a correre in bicicletta scorticandomi le ginocchia.

Rabbia. Ci fosse qualcuno adesso, con me, sarebbe un dramma.
Non ho controllo sulle emozioni.
Distruggo.

I gattini nati dentro la scatola rossa.
Proprio il giorno in cui la mia carriera di pittrice fu stroncata.
Solo per aver dipinto il garage con i colori ad olio.

Torno a casa e aspetto che la lavatrice finisca il ciclo.
Mi sdraio sul letto.
Ancora rabbia, impastata di stanchezza.
Mi tocco svogliatamente. Cerco un pensiero che mi porti da qualche parte.

Dal piano di sotto rumori di piatti. Televisione e quiz.
Eccitante. Mi tocco e rispondo alle domande.

Passa un treno. Mi addormento.

 
 
 

Post N° 110

Post n°110 pubblicato il 14 Maggio 2007 da senzaporteefinestre

Sbarre

Conto i passi.

Primo giorno di scuola.

Non voglio andare.

I capelli stretti in queste trecce. Mi fanno male gli occhi, la nuca. Tutto tira, mi esplode la testa.

La mamma e la nonna mi accompagnano.

Mi tengono per mano, mi stringono i polsi.

Anche queste manette sono mani. Mani mute che stringono per uccidere.

Le gambe mi tremano.

Ma queste guardie mi sorreggono.

Non sorrido. Piango. Dentro, sotterraneo fiume di lacrime.

Fuori non posso.

Non voglio ridano di me. Non voglio dar loro il gaudio feroce del mio dolore.

Mamma e nonna mi guardano e sorridono.

A chi?

Anche le guardie sorridono. Non a me.

Non mi vedono.

Non esisto.

Mani manette.

Mani di chi avrebbe dovuto amarmi, nutrirmi.

Genitrici dell'odio.

Nero. Conto i passi.

Mangio strada e libertà. Non mi volto.

Sbarre e cancelli.

Cancelli e sbarre.

Sono dentro. Solo questo sento.


 
 
 

Post N° 109

Post n°109 pubblicato il 14 Maggio 2007 da senzaporteefinestre

   Mi chiudo dentro. Impedisco al sole di violare questo silenzio nero.
Il nero è il mio pieno, non tristezza o vuoto. Nero che condensa.
Scrivo. Tento. Cerco di raggiungere la grande bestia che si annida dentro, quella cosa impastata con la carne e il sangue.
Scrivere è un tentativo. Non è mai stato altro per me. Non è rifugio, non è surrogato dell'amore. Il tentativo di raggiungere me stessa. Solo questo.
Non scrivo per dire o descrivere. Non voglio trasmettere.
Si tratta di un atto egoistico, di una lotta tra me e me. Del mio senso.
Scrivo per togliere, semplificare.

   Mi guardo allo specchio, cerco le ossa. Sempre troppo lontane.
Di una lama affilata avrei bisogno, non di piste sulle quali sudare, o dita in gola piegata sul Water. Una lama per arrivare subito dentro.

   Pulire, tagliare.
Non conosco il punto di arrivo. Probabilmente, se questo mi fosse chiaro, non scriverei affatto. Non avrebbe alcun senso per me.

immagine

 
 
 
Successivi »
 

FACEBOOK

 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

RosecestlaviesibillixsuzuribakoIlGrandeSonnomipiace1956pantaleoefrancablack_n_whitekargo50senza_amorelapenaespiatarvrfevrevumamau0eatcafelello.liveais001_db
 

ULTIMI COMMENTI

stupenda. senza tempo.
Inviato da: andrea_lenor
il 05/03/2012 alle 21:43
 
... fatti sentire ....
Inviato da: occhiodivolpe2
il 14/07/2010 alle 19:56
 
aspettiamo che si apra ... tani auguri cris ... e un...
Inviato da: occhiodivolpe
il 10/04/2009 alle 21:56
 
Eppure non si perde. Stipato in una scatola, dentro un...
Inviato da: senzaporteefinestre
il 12/01/2009 alle 11:33
 
E' più il non detto di quel che si può rivelare
Inviato da: organismopiatto
il 10/01/2009 alle 00:16
 
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 20
 

I MIEI LINK PREFERITI