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LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA


  Nella vita c'è un mare infinito di sofferenza eciò ci rende atrocemente tristi. La tristezza è reale. La sofferenza è evidente. Non siamo sempre felici.Nella tregua dalla sofferenza possiamo trovarela scintilla della trasformazione.La fiamma della gioia illumina la sofferenza passata.Ma quante volte in una giornata abbiamo avuto la pazienza di ascoltarci e il coraggio di riconoscere le nostre emozioni? Il pensiero filosofico leopardiano, radicalmente intriso di passione e torturata interiorità, intravede un bagliore di speranza nello scenario cangiante della natura. Anche in questa poesia,  in ogni caso, il poeta  naufraga e negli ultimi versi perde l'èlan vital e si inabissa nell'angoscia e nella sofferenza.
LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA di Giacomo LeopardiPassata è la tempesta:Odo augelli far festa, e la gallina,Tornata in su la via,Che ripete il suo verso. Ecco il serenoRompe là da ponente, alla montagna;Sgombrasi la campagna,E chiaro nella valle il fiume appare.Ogni cor si rallegra, in ogni latoRisorge il romorioTorna il lavoro usato.L'artigiano a mirar l'umido cielo,Con l'opra in man, cantando,Fassi in su l'uscio; a provaVien fuor la femminetta a còr dell'acquaDella novella piova;E l'erbaiuol rinnovaDi sentiero in sentieroIl grido giornaliero.Ecco il Sol che ritorna, ecco sorridePer li poggi e le ville. Apre i balconi,Apre terrazzi e logge la famiglia:E, dalla via corrente, odi lontanoTintinnio di sonagli; il carro strideDel passegger che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.Sì dolce, sì graditaQuand'è, com'or, la vita?Quando con tanto amoreL'uomo a' suoi studi intende?O torna all'opre? o cosa nova imprende?Quando de' mali suoi men si ricorda?Piacer figlio d'affanno;Gioia vana, ch'è fruttoDel passato timore, onde si scosseE paventò la morteChi la vita abborria;Onde in lungo tormento,Fredde, tacite, smorte,Sudàr le genti e palpitàr, vedendoMossi alle nostre offeseFolgori, nembi e vento.O natura cortese,Son questi i doni tuoi,Questi i diletti sonoChe tu porgi ai mortali. Uscir di penaE' diletto fra noi.Pene tu spargi a larga mano; il duoloSpontaneo sorge: e di piacer, quel tantoChe per mostro e miracolo talvoltaNasce d'affanno, è gran guadagno. UmanaProle cara agli eterni! assai feliceSe respirar ti liceD'alcun dolor: beataSe te d'ogni dolor morte risana.