Alla cortese attenzione del DIRETTORE GENERALEAzienda USL n. 7 - CARBONIADiversi anni fa, tra l’88 e il 90, feci il corso di educatore professionale. Si trattava del primo corso attivato dalla USL grazie alle indicazioni della legge 883 sull’ordinamento del Servizio Sanitario Nazionale e la nuovissima legge regionale n° 4 che istituivano tutta una serie di servizi a favore delle fasce sociali disagiate: schizofrenia, depressione maggiore, maniacalità, nevrosi. Un mondo a me sconosciuto ma che immediatamente colpì la mia attenzione.L’unica definizione di malato mentale che conoscevo era “il matto”. Fu durante il tirocinio conoscitivo nell’S.P.D.C. che, sempre più affascinata da questo “mondo parallelo”, come lo definì un mio grande amico molti anni più tardi, cominciai ad avvicinarmi a quelle persone: paesani, coetanei, anziani, professionisti, poveracci. Infatti questa “modalità” di affrontare la vita non esclude alcuna fascia sociale. Quando il corso viene trasferito all'interno dell’O.P., in cui allora vivevano ancora numerose persone, la curiosità iniziale gradualmente si trasforma in innamoramento. Titolo della mia tesi: “L’animazione teatrale come mezzo per comunicare con il malato mentale”. Ancora oggi sorrido leggendone il titolo, forse ingenuo. Prima pagina: un pupazzo appeso per il collo. Il disegno, di Cesare, primo reparto uomini, rappresenta Alfredo, un omone di quasi 2 metri costruito nel primo laboratorio gestito da noi allievi e svolto dentro l’ospedale psichiatrico. Nessun luogo designato, nessun gruppo consigliato dai medici dei vari reparti, solo persone, i “passeggiatori dei viali”, che si avvicinarono a noi allievi per noia o per curiosità e rimasero con noi per “fare insieme” ….. ma questa è un’altra storia.Alla fine del triennio il corso si conclude.Per 10 anni lavoro nei servizi educativi per minori, mi occupo di famiglie multiproblematiche e di pazienti psichiatrici. Di fatto continuo a rapportarmi con il “mondo parallelo”.Il primo Febbraio del ‘99 approdo ufficialmente in una casa alloggio per pazienti psichiatrici, anche se dopo un anno e mezzo di lavoro il “mondo parallelo” non è più tanto affascinante, il desiderio di conoscere, di capire, di avvicinare non muore. Quel mondo continua a coinvolgermi.Il 6 Settembre 2000 divento dipendente A.S.L. di Carbonia, in staff alla casa famiglia.“Il mondo parallelo” non è più così chiaro, si annebbia, si confonde: il “paziente” non si chiama più così, diventa un “volontario” che lavora per star meglio e per aiutare altri a star meglio.E gli operatori che fanno? Gli operatori si guardano tra loro con aria interrogativa: quale sarà il macchinoso disegno del responsabile?Dopo un primo momento di disorientamento la nebbia comincia a diradarsi: i pazienti-volontari costruiscono fragili ponticelli per camminare verso il mondo comune, a volte il ponticello non resiste e l’ondata psicotica spazza via tutto. Ma, passata la burrasca, pazientemente, con le energie rimaste, si rincomincia. Anche l’operatore costruisce ponticelli per cercare di raggiungere il “mondo parallelo”, ma i suoi devono essere robusti, altrimenti è difficile ritornare.Questa è in breve la mia storia d’amore con il “mondo parallelo” ma, come Freud diceva, l’innamoramento è una forma di psicosi.. Per questo affrontiamo ora la realtà pratica e tangibile:Maggio 2001: costituzione del gruppo teatro Albeschida, formato da pazienti/volontari e da operatori.Dicembre 2001: primo spettacolo, Romeo e Giulietta, interamente scritto, sceneggiato, interpretato e messo in scena dal gruppo.Gennaio e Marzo 2002: repliche in varie strutture A.I.A.S. e scuole di S. Antioco.Dicembre 2002: va in scena Cappuccetto Rosso.Febbraio 2003: comincia la stesura del testo teatrale Il sogno di Edipo e la collaborazione con un regista teatrale.Luglio dello stesso anno: prima messa in scena de Il sogno di Edipo a Monte Sirai. Numerose repliche in Sardegna poi si va a Roma e Trento.2004: nuova rappresentazione, Nemus, una leggenda sarda, liberamente rivista e arricchita di contenuti legati alle angosce che tormentano l’uomo: paura, coraggio, violenza. Numerose le repliche in varie località della Sardegna. In parallelo comincia un dialogo con alcune scuole di Carbonia e di S.Antioco.2005 e 2006 : siamo di nuovo sul palcoscenico con Aspettando Amore, opera teatrale tratta dal L’asino d’oro di Apuleio. Drammaturgia, sceneggiatura, costumi, scenografia, regia e messa in scena a cura del gruppo teatro Albeschida.In questi sei anni di lavoro il numero di persone coinvolte è variato tra le 21 e le 26. Due le regolari prove settimanali intensificate in prossimità degli spettacoli, quattro gli operatori A.S.L. coinvolti, tutti quasi sempre fuori dall’orario di servizio. Nel contempo abbiamo avuto contatti con le scuole sia come scambio interculturale (conoscere “la diversità”), sia per fare formazione. Due gruppi classe di una scuola per operatori sociali hanno frequentato il nostro laboratorio di teatro per 30 ore ciascuno, integrandosi con il nostro gruppo e dando luogo all'esito scenico “Da una particella infinitesimale di energia“ rappresentato al teatro Centrale di Carbonia il 19 di Gennaio 2007 con grande successo ed entusiasmo di pubblico e di attori.Ora veniamo ai progetti straordinari per i quali è stata chiesta la partecipazione dell’Azienda con la cifra di 15.000 euro. Si tratta di un corso di formazione e scambio con l’Accademia della Follia e il gruppo di artigianato teatrale Cagipota afferenti alla A.S.L. Triestina. Tale scambio permetterebbe un ulteriore arricchimento per il gruppo, con la prospettiva di inserirsi nel mondo comune con qualche elemento di competenza in più e porterebbe la nostra esperienza in altri contesti. Tutt’ora il progetto è fermo per problemi amministrativi sicuramente di grande importanza.Io spero però che Lei voglia dedicare un attimo del suo prezioso tempo per costruire un ponticello verso quel “mondo parallelo” che pur esiste e fa i salti mortali per sopravvivere cercando di ancorarsi, anche se fragilmente, al mondo comune.Fiduciosa nella sua comprensione la saluto e la invito a venire almeno una volta a trovarci. Sarà per lei una bella esperienza e noi avremo la sensazione di essere nel mondo comune almeno per un po’.Un'educatrice professionale innamorata del suo lavoro
LETTERA APERTA
Alla cortese attenzione del DIRETTORE GENERALEAzienda USL n. 7 - CARBONIADiversi anni fa, tra l’88 e il 90, feci il corso di educatore professionale. Si trattava del primo corso attivato dalla USL grazie alle indicazioni della legge 883 sull’ordinamento del Servizio Sanitario Nazionale e la nuovissima legge regionale n° 4 che istituivano tutta una serie di servizi a favore delle fasce sociali disagiate: schizofrenia, depressione maggiore, maniacalità, nevrosi. Un mondo a me sconosciuto ma che immediatamente colpì la mia attenzione.L’unica definizione di malato mentale che conoscevo era “il matto”. Fu durante il tirocinio conoscitivo nell’S.P.D.C. che, sempre più affascinata da questo “mondo parallelo”, come lo definì un mio grande amico molti anni più tardi, cominciai ad avvicinarmi a quelle persone: paesani, coetanei, anziani, professionisti, poveracci. Infatti questa “modalità” di affrontare la vita non esclude alcuna fascia sociale. Quando il corso viene trasferito all'interno dell’O.P., in cui allora vivevano ancora numerose persone, la curiosità iniziale gradualmente si trasforma in innamoramento. Titolo della mia tesi: “L’animazione teatrale come mezzo per comunicare con il malato mentale”. Ancora oggi sorrido leggendone il titolo, forse ingenuo. Prima pagina: un pupazzo appeso per il collo. Il disegno, di Cesare, primo reparto uomini, rappresenta Alfredo, un omone di quasi 2 metri costruito nel primo laboratorio gestito da noi allievi e svolto dentro l’ospedale psichiatrico. Nessun luogo designato, nessun gruppo consigliato dai medici dei vari reparti, solo persone, i “passeggiatori dei viali”, che si avvicinarono a noi allievi per noia o per curiosità e rimasero con noi per “fare insieme” ….. ma questa è un’altra storia.Alla fine del triennio il corso si conclude.Per 10 anni lavoro nei servizi educativi per minori, mi occupo di famiglie multiproblematiche e di pazienti psichiatrici. Di fatto continuo a rapportarmi con il “mondo parallelo”.Il primo Febbraio del ‘99 approdo ufficialmente in una casa alloggio per pazienti psichiatrici, anche se dopo un anno e mezzo di lavoro il “mondo parallelo” non è più tanto affascinante, il desiderio di conoscere, di capire, di avvicinare non muore. Quel mondo continua a coinvolgermi.Il 6 Settembre 2000 divento dipendente A.S.L. di Carbonia, in staff alla casa famiglia.“Il mondo parallelo” non è più così chiaro, si annebbia, si confonde: il “paziente” non si chiama più così, diventa un “volontario” che lavora per star meglio e per aiutare altri a star meglio.E gli operatori che fanno? Gli operatori si guardano tra loro con aria interrogativa: quale sarà il macchinoso disegno del responsabile?Dopo un primo momento di disorientamento la nebbia comincia a diradarsi: i pazienti-volontari costruiscono fragili ponticelli per camminare verso il mondo comune, a volte il ponticello non resiste e l’ondata psicotica spazza via tutto. Ma, passata la burrasca, pazientemente, con le energie rimaste, si rincomincia. Anche l’operatore costruisce ponticelli per cercare di raggiungere il “mondo parallelo”, ma i suoi devono essere robusti, altrimenti è difficile ritornare.Questa è in breve la mia storia d’amore con il “mondo parallelo” ma, come Freud diceva, l’innamoramento è una forma di psicosi.. Per questo affrontiamo ora la realtà pratica e tangibile:Maggio 2001: costituzione del gruppo teatro Albeschida, formato da pazienti/volontari e da operatori.Dicembre 2001: primo spettacolo, Romeo e Giulietta, interamente scritto, sceneggiato, interpretato e messo in scena dal gruppo.Gennaio e Marzo 2002: repliche in varie strutture A.I.A.S. e scuole di S. Antioco.Dicembre 2002: va in scena Cappuccetto Rosso.Febbraio 2003: comincia la stesura del testo teatrale Il sogno di Edipo e la collaborazione con un regista teatrale.Luglio dello stesso anno: prima messa in scena de Il sogno di Edipo a Monte Sirai. Numerose repliche in Sardegna poi si va a Roma e Trento.2004: nuova rappresentazione, Nemus, una leggenda sarda, liberamente rivista e arricchita di contenuti legati alle angosce che tormentano l’uomo: paura, coraggio, violenza. Numerose le repliche in varie località della Sardegna. In parallelo comincia un dialogo con alcune scuole di Carbonia e di S.Antioco.2005 e 2006 : siamo di nuovo sul palcoscenico con Aspettando Amore, opera teatrale tratta dal L’asino d’oro di Apuleio. Drammaturgia, sceneggiatura, costumi, scenografia, regia e messa in scena a cura del gruppo teatro Albeschida.In questi sei anni di lavoro il numero di persone coinvolte è variato tra le 21 e le 26. Due le regolari prove settimanali intensificate in prossimità degli spettacoli, quattro gli operatori A.S.L. coinvolti, tutti quasi sempre fuori dall’orario di servizio. Nel contempo abbiamo avuto contatti con le scuole sia come scambio interculturale (conoscere “la diversità”), sia per fare formazione. Due gruppi classe di una scuola per operatori sociali hanno frequentato il nostro laboratorio di teatro per 30 ore ciascuno, integrandosi con il nostro gruppo e dando luogo all'esito scenico “Da una particella infinitesimale di energia“ rappresentato al teatro Centrale di Carbonia il 19 di Gennaio 2007 con grande successo ed entusiasmo di pubblico e di attori.Ora veniamo ai progetti straordinari per i quali è stata chiesta la partecipazione dell’Azienda con la cifra di 15.000 euro. Si tratta di un corso di formazione e scambio con l’Accademia della Follia e il gruppo di artigianato teatrale Cagipota afferenti alla A.S.L. Triestina. Tale scambio permetterebbe un ulteriore arricchimento per il gruppo, con la prospettiva di inserirsi nel mondo comune con qualche elemento di competenza in più e porterebbe la nostra esperienza in altri contesti. Tutt’ora il progetto è fermo per problemi amministrativi sicuramente di grande importanza.Io spero però che Lei voglia dedicare un attimo del suo prezioso tempo per costruire un ponticello verso quel “mondo parallelo” che pur esiste e fa i salti mortali per sopravvivere cercando di ancorarsi, anche se fragilmente, al mondo comune.Fiduciosa nella sua comprensione la saluto e la invito a venire almeno una volta a trovarci. Sarà per lei una bella esperienza e noi avremo la sensazione di essere nel mondo comune almeno per un po’.Un'educatrice professionale innamorata del suo lavoro