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FUORI SCENA


Ale,vorrei dirti qualcosa su questa esperienza con l’Accademia della Follia.Ti dico che è stato bello e faticoso. Tre giorni pieni vissuti con loro. Abbiamo parlato di teatro, di problemi personali, di psichiatria, della vita quotidiana che facciamo.Ho scoperto che la loro vita è dura come quella dei nostri. Un peso da trascinarsi sulle spalle giorno dopo giorno, il teatro come faro che li unisce, ma un quotidiano fatto dalle asprezze di una vita che non ti regala nulla. Una casa da accudire, le pulizie, i pasti quotidiani, le incomprensioni e i litigi, i dolori e le gioie, forse poche queste; gli ostacoli frapposti alla vita dalle proprie insufficienze di carattere o della personalità e dalle asperità e incomprensione che gli altri ti pongono davanti e spesso contro. Alle volte anche la profonda solitudine.Ho ritrovato quasi tutto di noi; quel freddo che ti attanaglia quando vedi le vite spezzate, le aspirazioni deluse, i progetti inconcludenti nella vita di alcuni. Ma insieme a questo un fuoco, quello che solo in pochi vedono. Misculin dice: nel folle c'è il fuoco dell'arte, il nucleo magico non-conosciuto che c'è in ogni persona ma che nella follia emerge perché lì c'è una visione di "realtà" che usualmente non scorgiamo. Per comunicarla attraverso l'arte è necessario coniugare alla persona del folle la tecnica del lavoro teatrale. La sola follia produce follia, la follia accompagnata alla tecnica specifica, produce arte. Misculin è folle e come tale testimonia ciò che dice. Così si presenta, così dice di se. Un grande rispetto gli si deve. E anche se alcune cose che dice possono non essere condivisibili, il fatto che parli da quel versante ti obbliga a andare sempre più a fondo di ciò che esprime nella sola comunicazione verbale. Il fuoco è in questo, ma anche in altro.La vita col folle è dura, ma ti aiuta a vedere le cose della vita sotto la prospettiva dell'essenzialità. Quanto di ciò che desideriamo e facciamo è solo schiuma della vita che le sue onde si portano via senza rimpianti. Eppure a questa schiuma siamo pervicacemente abbarbicati. In quella schiuma il folle si è perso ma contemporaneamente ti mostra un aspetto sanguinante di se, una ferita aperta di umanità vera, che se comprendi e a essa ti aggrappi, questa diventa prima che la sua, la tua salvezza. Il folle è quello che nonostante si perda continuamente, ha tuttavia qualcosa in se per cui salva sempre gli altri. Il folle in alcune culture è guardato con rispetto, ha in se qualcosa di numinoso, di magico, un toccato da Dio. Perché allora non guardarlo ancora così!?!?Non qualcuno da guarire a tutti i costi, cosa tra l'altro impossibile a fare, ma qualcuno di cui avere cura, come a un fratello. Una cura che, a ben vedere, è alla fine più una cura per se stessi che una cura per lui. Lui infatti per lo più naviga in un altro mondo, un mondo per cui la scienza non ha ancora trovato un mezzo di trasporto per accedervi.Allora se il mezzo per viaggiare per un po' con lui in questo mondo sconosciuto è la poesia, perché disdegnare e rifiutare questo natante?Grazie Claudio, a te e alla tua compagnia per averci fatto sognare per qualche giorno. Un sogno che anche noi abbiamo intrapreso da qualche tempo e che con voi riprendiamo con più forza.