Da L’Unione Sarda di lunedì 26 marzo 2007pagina 57, Spettacoli & SocietàTEATROLa follia in scenaal Centrale di Carbonia Sarebbe bastato lavarsi le mani. Una follia, nella Vienna del 1800, fra i medici saccenti che dopo aver sezionato cadaveri toccavano le puerpere e le infettavano a morte. Sarebbe bastato lavarsi le mani: il dottor Semmelweis, come racconta Celine nell’omonimo libro, lo intuì e venne tacciato di follia. Ma la follia è anche il campo che una coraggiosa compagnia teatrale, nata dopo la legge Basaglia, ha scelto per giocare con l’arte. E la rappresentazione teatrale, appunto Il Dottor Semmelweis, che nei giorni scorsi ha gremito il Centrale di Carbonia, ne è un esempio: attori normali e protagonisti a rischio hanno calcato il palcoscenico agli ordini di Claudio Misculin, co-fondatore nel 1976 dell’Accademia della Follia, nata dopo la chiusura dell’ospedale psichiatrico di Trieste. Impegnata nell’unica tappa in Sardegna, l’Accademia della Follia si è appoggianta al gruppo teatrale Albeschida del Centro di Salute Mentale della Asl di Carbonia. Sulla scena sono così comparsi anche alcuni ragazzi del gruppo di Albeschida. E’ stato un successo, anche grazie alla magnifica interpretazione di Valetina Sussi, la prima attrice dell’Accademia, capace di calarsi con leggerezza e al contempo profondità nel ruolo della morte fra alcuni colleghi-attori sofferenti psichici. “Il palco – ha spiegato Claudio Misculin – autore tra l’altro di varie inchieste per il programma tv Report di Milena Gabanelli – è per convenzione un luogo deputato all’eccesso e il mio teatro è questo, un luogo magico che permette la visione delle contraddizioni e travalica il semplice aspetto terapeutico”. L’esperienza teatrale diventa quindi metodo di lavoro, strumento di mediazione quotidiana, “valida per il matto, per il disgraziato ma anche per il normale – aggiunge Misculin – che talvolta stenta ad individuare la semplicità dei desideri”. La semplicità, ad esempio, di lavarsi le mani. Andrea Scano
RASSEGNA STAMPA
Da L’Unione Sarda di lunedì 26 marzo 2007pagina 57, Spettacoli & SocietàTEATROLa follia in scenaal Centrale di Carbonia Sarebbe bastato lavarsi le mani. Una follia, nella Vienna del 1800, fra i medici saccenti che dopo aver sezionato cadaveri toccavano le puerpere e le infettavano a morte. Sarebbe bastato lavarsi le mani: il dottor Semmelweis, come racconta Celine nell’omonimo libro, lo intuì e venne tacciato di follia. Ma la follia è anche il campo che una coraggiosa compagnia teatrale, nata dopo la legge Basaglia, ha scelto per giocare con l’arte. E la rappresentazione teatrale, appunto Il Dottor Semmelweis, che nei giorni scorsi ha gremito il Centrale di Carbonia, ne è un esempio: attori normali e protagonisti a rischio hanno calcato il palcoscenico agli ordini di Claudio Misculin, co-fondatore nel 1976 dell’Accademia della Follia, nata dopo la chiusura dell’ospedale psichiatrico di Trieste. Impegnata nell’unica tappa in Sardegna, l’Accademia della Follia si è appoggianta al gruppo teatrale Albeschida del Centro di Salute Mentale della Asl di Carbonia. Sulla scena sono così comparsi anche alcuni ragazzi del gruppo di Albeschida. E’ stato un successo, anche grazie alla magnifica interpretazione di Valetina Sussi, la prima attrice dell’Accademia, capace di calarsi con leggerezza e al contempo profondità nel ruolo della morte fra alcuni colleghi-attori sofferenti psichici. “Il palco – ha spiegato Claudio Misculin – autore tra l’altro di varie inchieste per il programma tv Report di Milena Gabanelli – è per convenzione un luogo deputato all’eccesso e il mio teatro è questo, un luogo magico che permette la visione delle contraddizioni e travalica il semplice aspetto terapeutico”. L’esperienza teatrale diventa quindi metodo di lavoro, strumento di mediazione quotidiana, “valida per il matto, per il disgraziato ma anche per il normale – aggiunge Misculin – che talvolta stenta ad individuare la semplicità dei desideri”. La semplicità, ad esempio, di lavarsi le mani. Andrea Scano