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BENI COMUNI


E' pronta la Carta d'Intenti del Comitato Beni Comuni. Le cittadine e i cittadini che la condividono possono restituirla, controfirmata "per adesione", spedendola all'indirizzo benicomuni@tiscali.it. Sarà organizzata, a breve, un'assemblea degli aderenti che decideranno insieme le priorità, le campagne, gli indirizzi. Sarà una struttura orizzontale e diffusa sul territorio, senza verticismi né distribuzioni di cariche, basata sulla condivisione dei principi costitutivi, sul consenso raggiunto col confronto e la discussione.Quanto di più lontano dalle classiche strutture di manipolazione del consenso e perseguimento del potere, il Comitato si prefigge di operare informando e formando alla cultura dei beni comuni, rendendo evidenti i nessi locali e planetari tra sviluppo, crescita, consumismo, produzione di rifiuti, inquinamento, variazioni climatiche, distruzione del paesaggio e dell'ambiente , perdita di identità e culture locali, violenza e guerre, sugli effetti delle piccole scelte di ciascuno, sul vivere quotidiano come sulla sopravvivenza del pianeta.Operando pressioni su enti e istituzioni, portando i cittadini a chiedere con forza il rispetto e la cura dei beni comuni, visti come "un patrimonio irrinunciabile e inalienabile di tutta l'umanità, posto a garanzia dei diritti universali di ogni essere vivente". Che fine ha fatto la bellezza? Venduta un tanto al chilo. E l'acqua? Privatizzata.E l'aria? Forse, domani. Ma le spiagge non erano di tutti? Erano. E la conoscenza? Divenuta proprietà intellettuale: se la son presa le multinazionali. La mercificazione di ogni forma di vita, luogo, idea, sentimento, suggestione, procede rapida. Tutto viene stravolto, adattato al mercato, plastificato, venduto, consumato, buttato via, trasformato in rifiuto. Anche donne e uomini, diventati "risorse umane": sfruttati, ceduti, precarizzati, flessibili. Alla base di tutto, la concezione mercantilistica del mondo: nulla (e nessuno) ha valore se non in quanto vendibile o acquistabile.Il potere economico si appropria di ciò che ieri era proprietà comune, pubblica, di tutti. Dai semi di riso indiani od asiatici, all'acqua, dalle piante ai microrganismi. L'energia eolica, l'energia solare, l'educazione e la conoscenza, l'informazione, la sanità, la previdenza, qualsiasi espressione di vita, o servizio, o fenomeno, o risorsa, o bellezza naturale, diviene oggetto di appropriazione privata, in nome di religioni che si chiamano sviluppo, crescita, libero mercato. Le conseguenze?Il pianeta  inabitabile, sempre più inquinato, invaso da rifiuti tossici, scorie nucleari; il clima impazzito; la povertà e il divario tra ricchi e poveri, che crescono, nel sud come nel nord del mondo; migranti in fuga da interi continenti; e, sullo sfondo, macerie fumanti, massacri, le guerre. Guerre per il controllo dell'energia, dei mercati, dell'acqua.Si può fare qualcosa?La sfida consiste nel liberare la vita dall'appropriazione e dal controllo privato affermando il primato dei diritti della vita ed alla vita.Può essere vinta partendo dalla riaffermazione dell'essenzialità e dell'indispensabilità dei beni comuni, dal livello locale a quello mondiale. La loro salvaguardia e promozione rappresentano la condizione fondamentale, necessaria e indispensabile, per una vita che acquisti senso e migliore qualità per tutti, uomini, donne, animali, piante, generazioni future. Alcuni beni comuni da preservare. Subito.L'acqua; escludendo i servizi idrici dai processi di liberalizzazione, privatizzazione e mercificazione. L'energia e l'ambiente; campi del vivere insieme sui quali si gioca il futuro delle nostre economie e della civiltà umana. La conoscenza; «spirito» dell'essere umano e cultura delle comunità, non essendo più accettabile la sua riduzione a merce. La scuola, diventata impresa di produzione, vendita e distribuzione di saperi mercificati. Se la conoscenza è ormai patrimonio privato, "da pagare", scompare anche il «diritto alla salute»: solo chi se lo può permettere accede alle cure. La bellezza; o quel che ne resta, che non sia stato ancora divorato dalla logica del mercato immobiliare e dalla "valorizzazione" tesa a un turismo puramente commerciale, sia di lusso che di massa. CARTA D'INTENTI SUI BENI COMUNIPrincipi costitutiviIl Comitato Beni Comuniripudia la guerra e ogni altra forma di prevaricazione esercitata nei confronti di popolazioni, gruppi etnici o religiosi e singoli individui; promuove e persegue la cultura della pace, della cooperazione e della solidarietà, tra i popoli e nell'ambito delle comunità locali. Rifiuta il concetto di  "sviluppo", inteso come mero "aumento del prodotto reale netto per abitante", respingendo la logica della crescita per la crescita. Sostiene modelli culturali e economici che soddisfino i bisogni reali delle persone e non i bisogni indotti dalla logica di mercato, al fine di raggiungere una migliore qualità della vita.Rifiuta la cultura individualistica del massimo profitto, del consumismo "usa e getta" e dell'esclusione. Sostiene la cultura dei beni comuni, della cooperazione, della solidarietà e dell'inclusione. Distingue i beni comuni - materiali e immateriali - in naturali, sociali e culturali; considera tali i beni: 1. essenziali e insostituibili  per la vita individuale e collettiva, indipendentemente dalla variabilità dei sistemi culturali nel tempo e nello spazio2. indissolubili 3. non mercificabili in quanto beni con prevalente valore d'uso e non merce con valore di scambio.  dal campo dei diritti umani e sociali; Considera l'insieme dei beni comuni un patrimonio irrinunciabile e inalienabile di tutta l'umanità, posto a garanzia dei diritti universali di ogni essere vivente, e a tutela del diritto all'esistenza di ciascuna comunità umana al livello locale. Ritiene che i beni comuni di proprietà pubblica non possano essere venduti o privatizzati, e che quelli di proprietà privata debbano subire una limitazione di tale diritto, ove imposto dall'interesse comune.Riconosce esplicitamente come bene comune il territorio e tutti i suoi elementi, naturali, sociali e culturali; ritiene che l'insieme di tali componenti - che connotano ogni luogo e la sua specifica identità - costituisca il nucleo fondante, collettivamente riconoscibile e non arbitrariamente modificabile, dello "statuto" del territorio. Considera un dovere individuale e collettivo, il cui adempimento deve essere garantito da leggi della Repubblica, proteggere   le caratteristiche peculiari di ciascun luogo; ritiene che lo svolgimento delle attività pubbliche e private incidenti sul territorio e l'utilizzazione delle risorse territoriali e ambientali debba avvenire in assoluta armonia col contesto, garantendo la salvaguardia e la conservazione dei beni comuni, in modo da assicurare l'uguaglianza dei diritti all'uso e al godimento degli stessi , nel rispetto delle esigenze legate alla migliore qualità della vita delle generazioni presenti e future. A tal fine promuove la diffusione della cultura dei beni comuni e si impegna ad attivare processi di reidentificazione collettiva con il patrimonio culturale e l'identità dei luoghi.I promotori: Serafino Canepa, Luisella Caria, Franca Maria Falzari, Rossana Floris, Maria Gaviano, Angela Guarino, Sandro Martis, Maria Paola Morittu, Andrea Olla, Fabio Parascandolo, Piero Pilloni, Anita Uccheddu, Raffaello Ugo.