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Follia & Dipendenza


La Pazza è al cuore stesso della dipendenza. La sua energia può essere rovinosa e sfociare nell’insania. Ma essa è anche il centro del grembo, il nesso originario con la creatività. Follia e dipendenza sono sempre state associate nel corso dei tempi, poiché l’estremo sbocco di ogni dipendenza è la follia. Ma in quella follia c’è anche la fonte della creatività. Noi temiamo sia la follia sia la dipendenza, quindi tendiamo a emarginare il dipendente, il quale vive la pazzia che ci spaventa e agisce fuori dei limiti consentiti, per cui lo rifiutiamo. A sua volta il dipendente tende a rifiutare la società che lo rifiuta, spesso provando un segreto piacere ogni volta che ha la possibilità di raggirare le convenzioni della normalità. Invece del nesso creativo che è possibile stabilire tra la cultura e la Pazza, è frequente l’instaurarsi di un circolo vizioso di accuse e ritorsioni. Quando la società rifiuta il “femminile folle” quest’energia viene respinta negli individui che la incorporano, come i dipendenti, e nella cultura in generale. Poiché rifiutiamo di accettare l’energia della pazza, non riusciamo a scorgere il senno creativo insito nella sua follia. Altre culture onorano invece la creatività delle dee delle tenebre – come Kalì, Ecate, Ereshkigal, Oya – e trovano nel caos un carattere esotico. L’arduo compito è quello di imparare a riconoscere la Pazza, di apprezzare e integrare l’oscurità, le caotiche energie creative che questa figura rappresenta. Così facendo possiamo trasformare l’energia della Pazza in quella della Sacerdotessa, che possiede il dono inebriante della profezia divina e della conoscenza intuitiva degli oscuri misteri lunari ispiratori del rinnovamento cosmico. (Linda Schierse Leonard, Testimone del Fuoco, Ed. Astrolabio, pag. 137).