Da un tempo relatrivamente breve sono stato catapultato nella realtà dei gruppi di auto-mutuo-aiuto, nel mio caso specificamente il Gruppo Solidarietà del CSM di Carbonia. Seppur studente in Psicologia, avevo solo una vaga idea teorica di quali attività si svolgessero all'interno di tali gruppi, così ho voluto intraprendere questa esperienza, utilizzando come presuppsto ideologico un cnsiglio datomi da una persona del settore: "Vai là senza porti troppe domande, non stai andando a fare lo psicologo, ma parteciperai nel ruolo di te stesso". Questa affermazione, in quanto proveniva da una persona su cui nutro un profondo rispetto, mi ha allo stesso tempo scosso e rincuorato. Poi il primo incontro, contraddistinto da un forte imbarazzo ed una ancor più forte curiosità e quasi ammirazione, verso quelle persone che raccontavano se stessi con una facilità a me sconosciuta. Poi il secondo, il terzo e così via, e quella mia idea teorica di partenza, pian piano lasciava spazio ad un'idea sempre più pratica e reale. Il gruppo è vita che scorre, esperienze positive e negative, voglia di migliorare se stessi e gli altri. Ogni mattina, quasi senza accorgercene, indossiamo la nostra "maschera" e usciamo. Abitudini, lavoro quotidiano, ruoli da svolgere, aspettative degli altri, autoconvinzioni determinano il nostro comportamento e definiscono chi siamo. Là dentro ognuno si leva la maschera o le maschere che utilizza nel mondo fuori e condivide con gli altri membri il suo vissuto, condito da pensieri, emozioni, paure e sentimenti, solitamente chiusi in uno scrigno custodito nel profondo e inaccessibile agli altri. Questo consente di pervenire ad una conoscenza di noi stessi sempre più dettagliata ed efficace, ed inoltre aiuta l'altro che, prendendo spunto da un'altra storia di vita o anche semplicemente da una frase pronunciata, inizia un viaggio dentro se stesso alla ricerca di quelle risorse annebbiate e nascoste dietro quella sostanza che pareva l'unica fonte di soddisfazione e l'unica ragione di vita. Nessuno possiede la risposta giusta per l'altro, ma ognuno deve ricercarla in se stesso e acquisire la consapevolezza di essere padrone della sua esistenza. Ritornando al titolo di questa breve testimonianza, personalmente ritengo che, perché questa esperienza possa dare tanto e rappresentare una crescita a livello personale, bisogna assolutamente lasciar da parte tutti i ruoli e i vari compiti cui la vita di tutti i giorni, come un regista di una compagnia teatrale, ci invita a recitare. Proponiamo invece la vera essenza di noi stessi, ognuno con le sue contraddizioni, con i suoi difetti, ma col suo bagaglio di vita unico e irripetibile. Nicola
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Da un tempo relatrivamente breve sono stato catapultato nella realtà dei gruppi di auto-mutuo-aiuto, nel mio caso specificamente il Gruppo Solidarietà del CSM di Carbonia. Seppur studente in Psicologia, avevo solo una vaga idea teorica di quali attività si svolgessero all'interno di tali gruppi, così ho voluto intraprendere questa esperienza, utilizzando come presuppsto ideologico un cnsiglio datomi da una persona del settore: "Vai là senza porti troppe domande, non stai andando a fare lo psicologo, ma parteciperai nel ruolo di te stesso". Questa affermazione, in quanto proveniva da una persona su cui nutro un profondo rispetto, mi ha allo stesso tempo scosso e rincuorato. Poi il primo incontro, contraddistinto da un forte imbarazzo ed una ancor più forte curiosità e quasi ammirazione, verso quelle persone che raccontavano se stessi con una facilità a me sconosciuta. Poi il secondo, il terzo e così via, e quella mia idea teorica di partenza, pian piano lasciava spazio ad un'idea sempre più pratica e reale. Il gruppo è vita che scorre, esperienze positive e negative, voglia di migliorare se stessi e gli altri. Ogni mattina, quasi senza accorgercene, indossiamo la nostra "maschera" e usciamo. Abitudini, lavoro quotidiano, ruoli da svolgere, aspettative degli altri, autoconvinzioni determinano il nostro comportamento e definiscono chi siamo. Là dentro ognuno si leva la maschera o le maschere che utilizza nel mondo fuori e condivide con gli altri membri il suo vissuto, condito da pensieri, emozioni, paure e sentimenti, solitamente chiusi in uno scrigno custodito nel profondo e inaccessibile agli altri. Questo consente di pervenire ad una conoscenza di noi stessi sempre più dettagliata ed efficace, ed inoltre aiuta l'altro che, prendendo spunto da un'altra storia di vita o anche semplicemente da una frase pronunciata, inizia un viaggio dentro se stesso alla ricerca di quelle risorse annebbiate e nascoste dietro quella sostanza che pareva l'unica fonte di soddisfazione e l'unica ragione di vita. Nessuno possiede la risposta giusta per l'altro, ma ognuno deve ricercarla in se stesso e acquisire la consapevolezza di essere padrone della sua esistenza. Ritornando al titolo di questa breve testimonianza, personalmente ritengo che, perché questa esperienza possa dare tanto e rappresentare una crescita a livello personale, bisogna assolutamente lasciar da parte tutti i ruoli e i vari compiti cui la vita di tutti i giorni, come un regista di una compagnia teatrale, ci invita a recitare. Proponiamo invece la vera essenza di noi stessi, ognuno con le sue contraddizioni, con i suoi difetti, ma col suo bagaglio di vita unico e irripetibile. Nicola