2) IL PROBLEMA DEI FENOMENI SIMPATICIE' noto che abbastanza spesso, all'inizio della gravidanza, nella donna sono presenti dei disturbi, che vengono anche interpretati come presuntivi di gravidanza, che sono chiamati fenomeni simpatici, perlopiù nausea e vomito. "sono chiamati così in quanto un tempo si pensava che fossero dovuti esclusivamente ad alterazioni neurovegetative. Essi sono in realtà l'espressione di squilibri neuro-endocrini complessi, a patogenesi non ancora chiarita, verosimilmente conseguenza di un incompleto adattamento dell'organismo materno alla gravidanza". (Pescetto, De Cecco, Pecorari, Ragni; Manuale di ginecologia e ostetricia; Masson)C'è da notare però che alcune evidenze cliniche fanno pensare che la gonadotropina corionica (hCG) possa essere tra gli elementi causali più importanti nella genesi di tali disturbi. Infatti in quegli stati in cui vi è una forte increzione di hCG, come nelle gravidanze gemellari o nella mola idatiforme, tali disturbi sono generalmente più accentuati, costituendosi anche da soli come sindrome morbosa.La segnalazione ormonale proveniente dall'ambito del neo-concepito alla madre ha dunque dei caratteri specifici, all'inizio della gravidanza, che possono assumere anche valenza di sofferenza.Se si passa, a questo punto, dall'analisi del solo fatto biologico alla osservazione di quello somato-psichico, in un contesto interpretativo che si fondi sempre sul significato implicito del ciclo mestruale, sono possibili ulteriori importanti considerazioni.Nella fase luteinica del ciclo mestruale si era già sommariamente descritta la situazione psicologica della donna; si era collocata, quella fase, tra una che la precede e un'altra che la segue. Cioè tra la fase ovulatoria, con i suoi aspetti psicologici di estroversione e di apertura nei confronti dell'altro, e la fase luteinica tardiva e premestruale caratterizzata sostanzialmente da irritabilità e malumore.(E' opportuno, forse, ricordare che qui si sta analizzando il significato dei sentimenti somatici; lo strato affettivo, cioè più profondo e immediatamente connesso alle funzioni istintive vitali che si esperiscono, quando si esperiscono, come spinta o pulsioni permeate da umore oscillante legato allo stato in cui si trova l'istinto stesso e che contribuisce , insieme ad altri elementi, alla formazione del "tono" di fondo dell'umore).La fase luteinica si distingue dalle due precedentemente considerate per una lieve introversione dell'umore che permette alla donna un calmo e positivo rientro in sé. Infatti, questa fase, segue immediatamente quella ovulatoria in cui la donna era decisamente orientata all'esterno di sé, in un sentire che si è chiamato estrovertito, più facile al rapporto col mondo esterno e con gli altri a causa di un umore positivo ed espansivo. Si è interpretato questo orientamento dell'umore come una preparazione all'incontro coll'altro, in un possibile incontro sessuale generante. All'orientamento "ovulatorio" dell'umore ne segue un altro, "luteinico", appunto, che ha perduto decisamente la sua forte carica erotica, la spinta indirizzata all'altro, contraddistinto invece, pur nella positività del vissuto, da un tratto più riservato, di rientro in sé. Qui l'accento è posto più sulle proprie tematiche personali e corporee. Il significato fondamentale di questa fase sembra essere l'attenzione a sé in funzione della vita che può nascere in se. Questa prima fase luteinica, che a sua volta si distingue dalla luteinica tardiva e premestruale e di cui si è discusso il significato in un precedente articolo e su cui ci si soffermerà ancora in seguito, sia nei suoi fenomeni somatici che in quelli somato-psichici sembra invece strettamente orientata alla custodia in sé della vita possibile. Il sentire è più centrato su di sé perché il figlio sarà dentro di sé. Questo sentire però è, nella fase luteinica del ciclo mestruale, più un sentire il suo corpo in quanto l'altro -la vita nuova- ancora non c'è. Vi sarà pertanto da parte della donna, in questa fase, la tendenza a polarizzare energia psichica sul proprio corpo e sui suoi organi; come, forse, ci segnala indirettamente l'aumento della temperatura basale corporea specifica di questa fase del ciclo.Con il concepimento e la direzione, da parte del concepito, dei processi materni atti al suo accoglimento e sostentamento, la madre, sotto la diversa spinta ormonale (l'hCG che subentra all' LH ), è "costretta" a spostare il sentire, polarizzato su di sé, verso un altro che è in se, dentro di se, ma che non è se stessa. Questo è un processo difficile, è un sommovimento di energie psichiche, quasi, per la donna, un "disancorarsi" dal terreno biologico su cui era adesa.Da questo primo movimento affettivo della madre, che sposta il suo sentire da sé al figlio dentro di se, nasce una prima sublimazione di energie che dà la possibilità alla donna di poter integrare il fatto bio-psicologico con quello più vasto e complessivo di tipo culturale. La donna impara, cioè, ad essere madre perché è in possesso di quegli elementi culturali che le permettono di elevare e sublimare l'aspetto istintivo della maternità; lo impara però, "biologicamente", nei processi che avvengono nel suo corpo. I due livelli pertanto, quello istintivo e quello culturale si integrano tra di loro.I fenomeni simpatici sono, allora, il segno della sofferenza della madre in questo processo di spostamento e sublimazione di energie; la coscienza della madre si "stacca" dal suo corpo per orientarsi verso il figlio. I malesseri somato-psichici (i fenomeni simpatici) che iniziano nelle prime settimane di gravidanza sono l'espressione del "conflitto", nella madre, tra la polarizzazione di "energia" psichica su di sé e la direzione che invece, in quello stato, la stessa energia deve prendere per dirigersi verso il figlio che è in sé ma non è se stessa. Questi fatti profondi, che hanno un corrispettivo biologico, avvengono sempre all'inizio della gravidanza, in ogni gravidanza, a prescindere da ogni orientamento conscio o inconscio della donna. Eventuali modi di vivere o di intendere la propria gravidanza potranno certamente ampliare o limitare tali movimenti, però, in ultimo, qualsiasi presa di posizione cosciente sulla maternità si inscriverà sempre su quel processo descritto che di per se è primario, inderivabile, così dato e come tale esistente in ogni donna che inizia una gravidanza.In questo passaggio, tra il sentire il proprio sé e l'altro dentro di se, si manifesta come una "vertigine", un vacillare della coscienza che deve adeguarsi a ciò che si sta per operare e che si opererà da parte dei processi psico-organici del suo corpo. Infatti in quella situazione particolare, dove la gravidanza è in fase così iniziale, la madre dovrà scegliere se aderire ancora a sé, interessandosi e preoccupandosi prioritariamente ed esclusivamente del suo corpo, oppure aderire all'altra vita che sorge dentro di se e così, nella maternità, "uscire" da sé. La vertigine quindi, i fenomeni simpatici ne sono i sintomi più eloquenti, è il segno della scelta che la coscienza sta operando tra il "vuoto" dell'esclusivo persistere nelle proprie dinamiche corporee, nel continuare ad aderire pervicacemente ai consueti investimenti affettivi sul proprio corpo, e il "pieno" che è fuori di sé, nell'interessamento alla vita di un altro che pur è in se e che già dentro di se sta parlando il suo autonomo linguaggio, invitando così la donna ad un dialogo portato avanti con la voce del corpo. In definitiva i cosiddetti fenomeni simpatici sono le parole di quel difficile dialogo iniziale.Essi sono anche quei sintomi che si producono nella donna a causa della "guida" da parte di un altro che non sia se stessa, del figlio, dei processi atti alla sua (del neo-concepito) sopravvivenza. L'attaccamento a sé e il non sapersi abbandonare alla guida di un altro, in quello stato, è una condizione "normale" nella natura umana. All'inizio della gravidanza questo passaggio, che deve necessariamente avvenire, ha bisogno di qualche tempo per essere assimilato. La conduzione di alcuni processi che avvengono nel suo corpo, che prima erano guidati da se stessa, ora invece sono guidati dal figlio che è in lei. Un certo "timore" subentra a causa di quella guida, imposta in qualche modo al proprio corpo, da parte di un altro.La donna che saprà abbandonarsi fiduciosa a tale guida anche sotto l'aspetto psicologico, assegnando al neo-concepito valore e dignità di persona, sopporterà di più tali disturbi, rispetto ad una donna riottosa, tutta intenta a mantenere lei stessa la guida di quei processi e che considera, l'embrione, solo un appendice di sé e se stessa l'unico e solo punto di riferimento. Il dato biologico stesso sconfesserebbe poi quest'ultima posizione proprio nel mostrare, con la sostituzione dell'ormone luteinizzante (LH) materno con la gonadotropina corionica (hCG) di provenienza dagli ambienti del neo-concepito, l'importanza assunta dalla nuova vita nella conduzione di quei processi fisiologici.In conclusione si può dunque affermare che tra istinto sessuale e istinto materno vi è, per certi versi, una continuità biologica, ma contemporaneamente anche un salto psicologico che l'organismo femminile esperisce come sofferenza, attraverso la quale la donna riorganizza le sue forze dirigendole verso un'altra direzione, verso il figlio. (2. fine - trovi la prima parte del testo di A.C. Gerini scorrendo la pagina in basso fino al messaggio n. 122)
Istinto materno (parte seconda)
2) IL PROBLEMA DEI FENOMENI SIMPATICIE' noto che abbastanza spesso, all'inizio della gravidanza, nella donna sono presenti dei disturbi, che vengono anche interpretati come presuntivi di gravidanza, che sono chiamati fenomeni simpatici, perlopiù nausea e vomito. "sono chiamati così in quanto un tempo si pensava che fossero dovuti esclusivamente ad alterazioni neurovegetative. Essi sono in realtà l'espressione di squilibri neuro-endocrini complessi, a patogenesi non ancora chiarita, verosimilmente conseguenza di un incompleto adattamento dell'organismo materno alla gravidanza". (Pescetto, De Cecco, Pecorari, Ragni; Manuale di ginecologia e ostetricia; Masson)C'è da notare però che alcune evidenze cliniche fanno pensare che la gonadotropina corionica (hCG) possa essere tra gli elementi causali più importanti nella genesi di tali disturbi. Infatti in quegli stati in cui vi è una forte increzione di hCG, come nelle gravidanze gemellari o nella mola idatiforme, tali disturbi sono generalmente più accentuati, costituendosi anche da soli come sindrome morbosa.La segnalazione ormonale proveniente dall'ambito del neo-concepito alla madre ha dunque dei caratteri specifici, all'inizio della gravidanza, che possono assumere anche valenza di sofferenza.Se si passa, a questo punto, dall'analisi del solo fatto biologico alla osservazione di quello somato-psichico, in un contesto interpretativo che si fondi sempre sul significato implicito del ciclo mestruale, sono possibili ulteriori importanti considerazioni.Nella fase luteinica del ciclo mestruale si era già sommariamente descritta la situazione psicologica della donna; si era collocata, quella fase, tra una che la precede e un'altra che la segue. Cioè tra la fase ovulatoria, con i suoi aspetti psicologici di estroversione e di apertura nei confronti dell'altro, e la fase luteinica tardiva e premestruale caratterizzata sostanzialmente da irritabilità e malumore.(E' opportuno, forse, ricordare che qui si sta analizzando il significato dei sentimenti somatici; lo strato affettivo, cioè più profondo e immediatamente connesso alle funzioni istintive vitali che si esperiscono, quando si esperiscono, come spinta o pulsioni permeate da umore oscillante legato allo stato in cui si trova l'istinto stesso e che contribuisce , insieme ad altri elementi, alla formazione del "tono" di fondo dell'umore).La fase luteinica si distingue dalle due precedentemente considerate per una lieve introversione dell'umore che permette alla donna un calmo e positivo rientro in sé. Infatti, questa fase, segue immediatamente quella ovulatoria in cui la donna era decisamente orientata all'esterno di sé, in un sentire che si è chiamato estrovertito, più facile al rapporto col mondo esterno e con gli altri a causa di un umore positivo ed espansivo. Si è interpretato questo orientamento dell'umore come una preparazione all'incontro coll'altro, in un possibile incontro sessuale generante. All'orientamento "ovulatorio" dell'umore ne segue un altro, "luteinico", appunto, che ha perduto decisamente la sua forte carica erotica, la spinta indirizzata all'altro, contraddistinto invece, pur nella positività del vissuto, da un tratto più riservato, di rientro in sé. Qui l'accento è posto più sulle proprie tematiche personali e corporee. Il significato fondamentale di questa fase sembra essere l'attenzione a sé in funzione della vita che può nascere in se. Questa prima fase luteinica, che a sua volta si distingue dalla luteinica tardiva e premestruale e di cui si è discusso il significato in un precedente articolo e su cui ci si soffermerà ancora in seguito, sia nei suoi fenomeni somatici che in quelli somato-psichici sembra invece strettamente orientata alla custodia in sé della vita possibile. Il sentire è più centrato su di sé perché il figlio sarà dentro di sé. Questo sentire però è, nella fase luteinica del ciclo mestruale, più un sentire il suo corpo in quanto l'altro -la vita nuova- ancora non c'è. Vi sarà pertanto da parte della donna, in questa fase, la tendenza a polarizzare energia psichica sul proprio corpo e sui suoi organi; come, forse, ci segnala indirettamente l'aumento della temperatura basale corporea specifica di questa fase del ciclo.Con il concepimento e la direzione, da parte del concepito, dei processi materni atti al suo accoglimento e sostentamento, la madre, sotto la diversa spinta ormonale (l'hCG che subentra all' LH ), è "costretta" a spostare il sentire, polarizzato su di sé, verso un altro che è in se, dentro di se, ma che non è se stessa. Questo è un processo difficile, è un sommovimento di energie psichiche, quasi, per la donna, un "disancorarsi" dal terreno biologico su cui era adesa.Da questo primo movimento affettivo della madre, che sposta il suo sentire da sé al figlio dentro di se, nasce una prima sublimazione di energie che dà la possibilità alla donna di poter integrare il fatto bio-psicologico con quello più vasto e complessivo di tipo culturale. La donna impara, cioè, ad essere madre perché è in possesso di quegli elementi culturali che le permettono di elevare e sublimare l'aspetto istintivo della maternità; lo impara però, "biologicamente", nei processi che avvengono nel suo corpo. I due livelli pertanto, quello istintivo e quello culturale si integrano tra di loro.I fenomeni simpatici sono, allora, il segno della sofferenza della madre in questo processo di spostamento e sublimazione di energie; la coscienza della madre si "stacca" dal suo corpo per orientarsi verso il figlio. I malesseri somato-psichici (i fenomeni simpatici) che iniziano nelle prime settimane di gravidanza sono l'espressione del "conflitto", nella madre, tra la polarizzazione di "energia" psichica su di sé e la direzione che invece, in quello stato, la stessa energia deve prendere per dirigersi verso il figlio che è in sé ma non è se stessa. Questi fatti profondi, che hanno un corrispettivo biologico, avvengono sempre all'inizio della gravidanza, in ogni gravidanza, a prescindere da ogni orientamento conscio o inconscio della donna. Eventuali modi di vivere o di intendere la propria gravidanza potranno certamente ampliare o limitare tali movimenti, però, in ultimo, qualsiasi presa di posizione cosciente sulla maternità si inscriverà sempre su quel processo descritto che di per se è primario, inderivabile, così dato e come tale esistente in ogni donna che inizia una gravidanza.In questo passaggio, tra il sentire il proprio sé e l'altro dentro di se, si manifesta come una "vertigine", un vacillare della coscienza che deve adeguarsi a ciò che si sta per operare e che si opererà da parte dei processi psico-organici del suo corpo. Infatti in quella situazione particolare, dove la gravidanza è in fase così iniziale, la madre dovrà scegliere se aderire ancora a sé, interessandosi e preoccupandosi prioritariamente ed esclusivamente del suo corpo, oppure aderire all'altra vita che sorge dentro di se e così, nella maternità, "uscire" da sé. La vertigine quindi, i fenomeni simpatici ne sono i sintomi più eloquenti, è il segno della scelta che la coscienza sta operando tra il "vuoto" dell'esclusivo persistere nelle proprie dinamiche corporee, nel continuare ad aderire pervicacemente ai consueti investimenti affettivi sul proprio corpo, e il "pieno" che è fuori di sé, nell'interessamento alla vita di un altro che pur è in se e che già dentro di se sta parlando il suo autonomo linguaggio, invitando così la donna ad un dialogo portato avanti con la voce del corpo. In definitiva i cosiddetti fenomeni simpatici sono le parole di quel difficile dialogo iniziale.Essi sono anche quei sintomi che si producono nella donna a causa della "guida" da parte di un altro che non sia se stessa, del figlio, dei processi atti alla sua (del neo-concepito) sopravvivenza. L'attaccamento a sé e il non sapersi abbandonare alla guida di un altro, in quello stato, è una condizione "normale" nella natura umana. All'inizio della gravidanza questo passaggio, che deve necessariamente avvenire, ha bisogno di qualche tempo per essere assimilato. La conduzione di alcuni processi che avvengono nel suo corpo, che prima erano guidati da se stessa, ora invece sono guidati dal figlio che è in lei. Un certo "timore" subentra a causa di quella guida, imposta in qualche modo al proprio corpo, da parte di un altro.La donna che saprà abbandonarsi fiduciosa a tale guida anche sotto l'aspetto psicologico, assegnando al neo-concepito valore e dignità di persona, sopporterà di più tali disturbi, rispetto ad una donna riottosa, tutta intenta a mantenere lei stessa la guida di quei processi e che considera, l'embrione, solo un appendice di sé e se stessa l'unico e solo punto di riferimento. Il dato biologico stesso sconfesserebbe poi quest'ultima posizione proprio nel mostrare, con la sostituzione dell'ormone luteinizzante (LH) materno con la gonadotropina corionica (hCG) di provenienza dagli ambienti del neo-concepito, l'importanza assunta dalla nuova vita nella conduzione di quei processi fisiologici.In conclusione si può dunque affermare che tra istinto sessuale e istinto materno vi è, per certi versi, una continuità biologica, ma contemporaneamente anche un salto psicologico che l'organismo femminile esperisce come sofferenza, attraverso la quale la donna riorganizza le sue forze dirigendole verso un'altra direzione, verso il figlio. (2. fine - trovi la prima parte del testo di A.C. Gerini scorrendo la pagina in basso fino al messaggio n. 122)