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IL PARADOSSO DEL MENTITORE

Creato da BLACKAENIMA il 03/03/2011

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MINIMA MORALIA

Post n°143 pubblicato il 23 Giugno 2024 da BLACKAENIMA

... Non sprechi l'oro dei suoi giorni ascoltando gente noiosa,

cercando di migliorare un fallimento senza speranza

gettando la sua vita agli ignoranti, alla gente mediocre, ai malvagi.

Deve vivere!

Vivere la sua vita meravigliosa che è in lei!

Non lasci perdere nulla!

Cerchi sempre sensazioni nuove. Non abbia paura di nulla.

 Non esiste altro peccato che la stupidità...


Una percentuale considerevole della gente che incontriamo per via è vuota dentro

in realtà è già morta

Una società felice consuma poco.

Per indurre a consumare bisogna creare insoddisfazione

È una fortuna per noi che non lo vediamo e non lo sappiamo. Se sapessimo quante di queste persone sono in realtà morte e quante di queste persone morte governano le nostre vite, impazziremmo dall'orrore.

«Da bambino sentivo di essere solo

e lo sono ancora oggi,

perché conosco cose

e debbo riferirmi a cose

delle quali gli altri apparentemente non conoscono nulla,

e per lo più nemmeno vogliono conoscere nulla.


La solitudine non deriva dal fatto di non aver nessuno intorno,

ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti,

o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili.»

...Carl Gustav Jung 

La stupidità è molto aggressiva ma in  modo passivo e si potrebbe associare ad uno stato di apatia letargica, a differenza dell'intelligenza che implica la volontà di migliorare continuamente se stessi. La stupidità la percepisci. Discutere della stupidità può comportare il rischio di inoltrarsi in un sentiero ostico anche perchè, essendo una caratteristica insita nella natura umana, non si può curare. Puoi forse diagnosticarla, ma nessuno è mai riuscito a trovarne la cura. Magari esistessero delle pillole che riuscissero a contenerne gli effetti! E un'osservazione attenta della società umana potrebbe portare alla misantropia, visto che la stupidità regna sovrana. Un indicatore fondamentale della stupidità è la mancanza di curiosità. Andare a dormire senza aver appreso qualcosa di nuovo e di interessante e non provare nemmeno tristezza per quella mancata occasione di conoscenza, lasciando che un giorno possa scivolarti tra le mani senza avere imparato niente e, peggio ancora, evitandone la ricerca, è squallidamente stupido.

Non utilizzare al meglio la propria intelligenza

Uno stupido presuntuoso. 

Già. Purtroppo la stupidità è spesso accompagnata dalla presunzione. Solo di una cosa si può essere certi: la stupidità è la madre di conseguenze spesso catastrofiche.

Contro il male si può lottare, contro l'ingiustizia protestare, ma contro la stupidità, in genere accompagnata da un'ostinata presunzione, non si può agire. Lo stupido è spesso una persona orgogliosa di ostentare quella sua peculiarità ritenendo, nella sua pochezza mentale, di trasmettere agli altri la sua presunta potenza fatta di pregiudizi e oscurantismo. L'unico modo per sopravvivere agli stupidi, a meno che non si sia in possesso di un biglietto di sola andata per un pianeta disabitato, è solo quello di evitarli, senza però mai dimenticare che in un modo o nell'altro, sfortunatamente, subordineranno la nostra vita alle loro scelte. Triste, ma ineluttabile. Un modo per estraniarsi dalla stupidità umana è indubbiamente il silenzio. 

La stupidità vince sempre.

Non cadere mai nella tentazione di discutere con gli stupidi.

"Guagliù stateme a sentì

questo è il bene e questo è il male. 

Il bene è il dubbio

quando voi incontrate una persona che ha dei dubbi state tranquilli

vuol dire che è una brava persona

vuol dire che è democratico

che è tollerante

quando invece incontrate questi qui

quelli che hanno le certezze, la fede incrollabile,

e allora stateve accorte, vi dovete mettere paura"


"Beati coloro che vedono le cose belle in luoghi umili

dove invece altre persone non vedono nulla."

 
 
 

L'INNOCENZA PERDUTA

Post n°142 pubblicato il 14 Giugno 2024 da BLACKAENIMA

"Che cosa è dunque il tempo?

Quando un uomo siede un'ora in compagnia di una bella ragazza

sembra sia passato un minuto.

Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto

gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora.

Questa è la relatività"

Il 14 marzo del 1879 nasce a Ulma, piccola cittadina tedesca, Albert Einstein, la cui notorietà è strettamente connessa a quell'affascinante teoria della relatività che ha capovolto tutte le tesi scientifiche del suo tempo. Sino ad Einstein, come noto, tempo e spazio erano separati e considerati oggettivamente, sulla base della geometria euclidea soprattutto. Lo spazio aveva tre dimensioni e il tempo era misurato con calendari di tipo solare o lunare.

Einstein in pratica fa capire che quanto più aumenta la nostra velocità nello spazio (rapportata a quella della luce), tanto più il tempo rallenta. Partiamo dal presupposto che quando parliamo di spazio-tempo identifichiamo 4 dimensioni. Tre di queste sono riferite alle misurazioni dello spazio (quindi lunghezza, larghezza e profondità), la quarta è il tempo. Quindi quando descriviamo un oggetto qualsiasi, esso avrà coordinate ben precise: sapremo dove si trova nello spazio ma anche il momento in cui si trova in quello spazio. Se io siedo su un treno e davanti a me c'è un uomo all’interno di una stazione ferroviaria. Quando il treno arriva in stazione, l’uomo lo vedrà passare ad una certa velocità. Se l’osservatore è l’uomo vedrà il mio movimento e una certa velocità. Se fossi io ad osservare, invece, vedrei passare un uomo seduto su una panchina ad una certa velocità. Stessa applicazione si trova nelle emozioni.


A seconda del punto di vista e dell'occhio che scruta nelle pieghe più recondite del nostro cuore tutto può assumere una dimensione, una velocità e un significato differente.


Si può modificare il tempo?

Si, relativamente

Lo si può fare oggettivamente?

NO

Il tempo scorre attraverso la nostra esistenza e, specularmente, la nostra vita viene scandita dal tempo, un po' come le lancette di un orologio. La vita di ogni individuo è scandita da un modello di percezione e successione degli eventi che chiamiamo tempo. Persino le stelle e gli eventi fisici dell'universo sembrano essere scanditi dal suo scorrere.

Ma il tempo scorre diversamente a seconda della posizione di un corpo e alla sua velocità. Così come un cuore batte ad un ritmo differente a seconda di chi ha accanto. Per Einstein il tempo è sempre stato relativo. Ciò è dovuto a un fenomeno descritto dalla relatività generale, noto con il nome di dilatazione temporale gravitazionale. Questo effetto è il risultato dell'interdipendenza tra massa dell'oggetto e campo gravitazionale generato. Più grande è un oggetto più grande sarà il campo gravitazionale risultante. Il tempo, dunque, può essere deformato se l'oggetto risulta abbastanza massivo e quindi dotato di una forte attrazione gravitazionale. L'effetto di questa deformazione temporale, però, non viene percepito dall'ipotetico osservatore che si trovi in prossimità dell'oggetto deformante, col risultato che per costui il tempo scorre normalmente.


Il concetto stesso di tempo è pertanto solo un'illusione?

In fisica si. A livello emozionale, sembrerà paradossale, ma lo è altrettanto. 


Se io mi sposto da un fuso orario a un altro, posso accorciare o allungare il tempo, ma è sempre in riferimento al mio tempo iniziale: nessun altro si accorgerà di questo mutamento. Non esiste un punto di riferimento preciso che stabilisca il tempo che scorre. Nemmeno la nostra nascita personale perchè non è dipesa da noi e pertanto non ne conosciamo il preciso inizio. Nè possiamo prendere come punto di riferimento la nostra morte, al fine di chiudere, con un segmento, i due punti della nostra vita poichè anch'essa non determina una fine assoluta. Riflettendoci, l'unico tempo veramente oggettivo che possiamo esaminare è quello degli altri che ci hanno preceduti, in quanto saranno i posteri a stabilire in che misura le gesta dei predecessori meritino di essere ricordate. Siamo noi a stabilirne, tramite il ricordo, il loro tempo. Einstein, se vogliamo, non ha scoperto la quarta dimensione dell'universo, ma ha evidenziato che nell'epoca contemporanea gli uomini hanno una grande angoscia del tempo che passa. Senza concentrarsi su come viene impiegato.

Mentre nel 1905 Einstein elabora la teoria della relatività ristretta, nell'arte Picasso con Les demoiselles d'Avignon elimina la concezione dello spazio e del tempo assoluti dall'arte figurativa moderna.

Le cinque donne rappresentate nel celebre e inquietante dipinto del 1907 sono prostitute e i loro visi somigliano alle maschere africane che Picasso aveva visto qualche mese prima. I volti sono deformati, figure completamente stravolte che sembrano guardare verso di noi con uno sguardo privo di umanità. L'opera rappresenta ancora una volta la profonda umanità del pittore che vuole guardare in faccia la realtà in un amaro contesto dove l'amore è ridotto a mero oggetto di scambio e delle prostitute dipinte si coglie il lato istintivo e arido di figure che hanno smarrito la loro umanità. 

Pablo Picasso, con questo dipinto non solo sfida la morale comune ma abbandona il sistema prospettico tradizionale. Come Einstein ha teorizzato e sfidato una nuova forma di spazio-tempo in cui lo spazio non andava più misurato soltanto attraverso l'altezza, la larghezza e la profondità ma tenendo conto di un nuovo fattore, il tempo. Picasso, parimenti, con il cubismo si oppone alla prospettiva classica con la rivelazione della quarta dimensione

Il lato oscuro, ciò che non si vede o vuol vedere

THE DARK SIDE

Il lato oscuro e la crisi che la sua presenza porta è la più grande benedizione per le persone, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dal logorìo, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nel tormento che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. La vera crisi è l'inconsistenza, la vacuità. Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. È nell'occhio sofferto che emerge e si contempla il meglio.

 

... Per molto tempo i miei rapporti con gli altri furono un qualche cosa di enormemente complicato,

una moltiplicazione o una divisione di ogni sentimento

per evitare che gli altri intendessero ciò che io sentivo realmente

Che cosa mi ha salvato dal diventare completamente un cencio inamidato?

L'istinto della ribellione

l'essere appassionato così alla vita...


Il tempo è relativo,

il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando.

La mente è come un paracadute.

Funziona solo se si apre. 

La creatività è contagiosa.

Vivila

Trasmettila

 

 
 
 

FABULOSAS NARRATIONES

Post n°141 pubblicato il 02 Giugno 2024 da BLACKAENIMA

«Nessuno al mondo è in grado di dirti perché esisti,

ma visto che sei qui, lavora per dare un senso alla tua esistenza».

Ogni uomo ha la possibilità di riuscire ad individuare, e poi scegliere, diversi stili di vita. Nessuno può garantire quale sia la scelta giusta e ciò reca in sé un sentimento di perenne angoscia. Si puo' vivere in modo istintivo, preoccupandosi solo della ricerca del piacere come esempio il Don Giovanni di Mozart. Sentirsi un seduttore che si diletta nel conquistare le donne senza instaurare alcun legame duraturo con ognuna di esse. Limitarsi alla ricerca del piacere che gli proviene dalle donne. Creature viste come svaghi al servizio del suo ego, figure il cui fine ultimo è glorificare la sua virilità e possenza: tutto diventa un mezzo per la ricerca del piacere. Il suo interesse principale è quello di cogliere l'attimo fuggente e di non lasciarsi sfuggire nessuna occasione.


Con il passare del tempo però la giovinezza svanisce in fretta,

il fisico invecchia

le occasioni cominciano a diminuire.


Quella ricerca del piacere, continua e forsennata. Quelle effimere corse pur di non guardarsi dentro non riusciranno mai a soddisfarlo del tutto, nè a distrarlo. Presenteranno il loro amaro conto in una notte. E quella fame diventerà sazietà ma di vuoto. Mai operato alcuna scelta per se stesso, passivamente lasciatosi guidare dalla materia, dal dover agire per altrui consenso, dalla vanità e dalle illusioni precipiterà in breve tempo nella noia e nella demotivazione.

Quando l'esteta si sofferma a riflettere sulla sua vita e cessa di ricercare il piacere sprofonda nella più tetra disperazione perché diventa consapevole in un solo momento dell'insensatezza di basare la propria vita solo su qualcosa che vorrebbe fermare ma che invece inesorabilmente fugge via.

L'uomo che ha fatto affidamento su qualcosa di effimero si accorge della banalità della propria esistenza. Allora comprende che deve leggere dentro di sé. Ma teme di non trovare niente. La consapevolezza di non essere stato in grado di edificare una propria identità e di non aver cercato di rendere unica la sua esistenza gli procura un terribile senso di vuoto.

Sopraffatto dalla disperazione,

decide di rivolgere la propria attenzione verso se stesso.

E se non c'è nulla da trovare?

Niente da cogliere?

E se troverò un deserto privo di qualsivoglia colore...

Una distesa di pietre e fumo denso?

Quando non si conosce amore ma solo contratti sociali di mutuo soccorso gli occhi non sono educati all'amore, visto come uno sciocco inganno che non garantisce alcun guadagno, vantaggio. Si teme la bellezza se non è quella luccicante che ricorda la moneta. Non si da se non si riceve. Si pretende ma non si sa voler bene. Un mondo miseramente gretto ma che diventa l'unico universo possibile in tutta la sua piatta futilità. Non un brivido, non un sentimento. Tutto è in funzione del ricavo, del beneficio. Si vive solo per avere il pane quotidiano e, una volta ottenuto, si vivrà per avere un altro pane quotidiano; e così all'infinito fino alla morte. E chiunque provi a trascinare la sua mano al di fuori di quelle sabbie mobili è un incapace, uno stolto, un inetto.

ESTERIORITA'

Buon cittadino, buona casa, buon lavoro. Far fronte ai propri doveri e responsabilità. Parole al vento in una terrificante tranquillità che nasconde interminabili notti insonni, lacrime inghiottite, urla soffocate. Difficile interpretare ruoli nel teatro della vita, difficile  rispettare tutte le leggi, mostrare sempre una finta coerenza e soddisfazione di notte, davanti al proprio specchio. Ripetendosi ogni giorno che è tutto normale, che succede a tutti essere assaliti da un sentimento di inadeguatezza e di insoddisfazione. Ma la vera rivelazione inizia proprio qui: nel momento in cui si comprende l'impossibilità di raggiungere la perfezione.

PRESUNZIONE

Sente dentro di sé la necessità di cambiare ma non riesce a basare la sua vita solo su stesso e sulle proprie forze. Chi volge gli occhi al fondo di un abisso, è preso dalla vertigine. Ma la causa non è nel suo occhio nè nell'abisso: è perché deve guardarvi dentro. In realtà in quel cuore si cela un prezioso diamante. Eppure quell'uomo cieco non vede altro che... 

IL VUOTO

Cos'è che rende un uomo grande, ammirato?

Cos'è che rende un uomo forte, più forte del mondo intero;

cos'è che lo rende debole, più debole di un bambino?

Cos'è che rende un uomo saldo, più saldo della roccia;

cos'è che lo rende molle, più molle della cera?

È l'amore!

Cos'è che sopravvive a tutto? È l'amore.

Cos'è che non può essere dato, ma dà lui stesso tutto? È l'amore.

Cos'è che sussiste, quando tutto frana? È l'amore.

Cos'è che consola, quando ogni consolazione viene meno? È l'amore.


Cos'è che dura, quando tutto subisce una trasformazione? È l'amore.

Cos'è che rimane, quando viene abolito l'imperfetto?

È l'amore.

Ciò che io sono è un nulla.

Ma la mia grandezza non consiste nell'essere questo o quello, ma nell'essere libera e me stessa. Nel mio coraggio e nella mia volontà. Ogni uomo è una sintesi di corpo e anima, destinata a esser spirito, cioè ad abitare nella casa; ma quando l’uomo rimane da sempre a vivere in una cantina, cioè nella determinazione della sensualità e dei bisogni... Non solo preferisce stare in cantina, ma l’ama a tal punto da arrabbiarsi se qualcuno un giorno gli mostra come sarebbe occupare il piano di sopra che è vuoto e a sua disposizione

perché in realtà quella casa in cui abita è sua

ma lui ne conosce solo la cantina.

...Il viandante smarrito, almeno, vedendo cambiare attorno a sé il paesaggio,

può nutrire la speranza di trovare la via d'uscita da un momento all'altro.

Chi invece si perde in se stesso non ha a disposizione molto spazio,

e presto si rende conto di essere chiuso in un cerchio da cui non può uscire...



 

 
 
 

SUPERBE ERESIE

Post n°140 pubblicato il 27 Maggio 2024 da BLACKAENIMA

"... l'amore presenta un'identica necessità d'infinito:

non vuole mai farla finita perché è del non finire che si nutre,

del non limitarsi a ciò che solo io posso essere, possedere e fare

"... Fare l'amore vuol dire disfare il proprio essere, il proprio possesso

e creare da due realtà scisse

un'opera unica assoluta..."

IL SESSO

L'EROS

Permea tutta l'esistenza fino a confondersi con la vita stessa.

E' creatività, è pulsione di vita.

La sottile differenza tra vedere e osservare nella mediocrità il sublime.

Qual è il limite tra il lecito e l'osceno? 

 

La società limita gli impulsi individuali a favore di quelli comunitari, plasmando una libido collettiva che prediliga i diritti del sistema e mai quelli della propria volontà. Valorizzare l'eros è rivendicare la propria identità, la propria libertà: è la più naturale rivoluzione contro le repressioni. L'amore è naturale. Nel momento in cui viene occultato, nascosto, filtrato, risulta forzato, diventa osceno.

Nel Simposio Platone immagina un dialogo tra sei personaggi (Agatone, Aristofane, Erissimaco, Fedro, Pausania e Socrate) che discutono sulla natura di Eros. Fedro lo definisce come uno degli dèi più antichi che guida l'uomo sulla via della virtù e della felicità, mentre Pausania distingue l'amore volgare, proprio degli uomini da poco che bramano solo i corpi, da quello spirituale che induce ad amare «l carattere di una persona per le sue alte qualità.
Erissimaco, a sua volta, giudica Eros una forza cosmica, esaltandone la molteplice, l'immensa o piuttosto l'universale potenza. Aristofane, invece, afferma che i primi uomini erano ermafroditi terribilmente forti e vigorosi tanto da sfidare gli dèi. Zeus, tuttavia, li ha sottomessi e separati in due esseri distinti, infondendo in ognuno di loro il desiderio d'amore gli uni per gli altri, per riformare l'unità della nostra antica natura

EROS = AGGRESSIVITA'

Senza una giusta componente di aggressività non c'è contatto nè reazione sessuale. La sessualità umana ha due facce: una oggettiva ossia il comportamento ed una soggettiva, il vissuto, le fantasie, il proprio mondo interiore.  La sessualità non ha sede nel corpo, il piacere nasce nella mente ma si serve degli organi. A livello di percezione ed attrazione erotica tutto accade nella mente. Il piacere sessuale origina dalle fantasie che si sviluppano all'interno della mente, anche se la morale comune lega il piacere agli organi sessuali e alla loro stimolazione. Per il piacere non esiste un organo di senso specifico, ma è la Mente l'organo di senso del piacere. La stessa carezza può assumere una valenza piacevole o spiacevole in virtù dei significati inconsci o consci di cui viene investita dalla psiche del soggetto, non in base a fattori oggettivi esterni. Il vero organo sessuale non è né il pene, né la vagina, ma il cervello. La sessualità è creatività, è conoscenza e sviluppo mentale, ma anche aggressività e conflitto. La Sessualità è la spinta vitale alla trascendenza onde creare nuove realtà con l'altro, distruggendone le vecchie e promuovendo l'evoluzione della vita e della mente. 

Nel sesso si sublima la procreazione, intesa non solo come creazione di una nuova vita, ma anche nel senso di scambio e comunione, di costruzione dell'amore. Queste fonti di gioia si possono manifestare come impulso alla creatività artistica, professionale e sociale. E, attraverso questa gioia, si realizza la sublimazione dell'aggressività: nell'atto sessuale si verifica un impasto tra pulsione di vita e pulsione di morte. Ma è l'unico caso in cui la morte, l'annullamento della divisione dei corpi, è al servizio della prima.  

Quando però la persona è povera, arida e superficiale, quando il corpo è svilito, mercificato, il sesso non può che essere fonte di dolore. Quando l'attività sessuale è eccessiva, compulsiva, lo sviluppo mentale e la creatività si affievoliscono. E la pulsione di vita si mette al servizio della pulsione di morte. In questi casi l'attrazione sessuale e il piacere, anziché significare amore, mascherano un profondo odio e una meschina ignoranza.

Si prova piacere quando si crea qualcosa,

quando si ha creazione di creatività.

La formazione di nuove strutture mentali

E' la mente che impregna di significato e di valore le cose che,

in quanto tali,

sole,

avulse dal contatto con la mente,

non hanno attributi


L'incontro sessuale è, così, strumento di conoscenza e di crescita mentale.

Nell'atto sessuale non c'è tanto lo scambio di corpi,

ma lo scambio di pezzi del proprio mondo interno.

 

E poi fate l'amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo
i baci lenti sulla bocca,
sul collo,
sulla pancia,
sulla schiena,
i morsi sulle labbra,
le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi,
vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento
era stata un po' sbiadita.
Intendo dita sui corpi,
creare costellazioni,
inalare profumi,
cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano
allo stesso ritmo.
E poi sorrisi,
sinceri dopo un po'
che non lo erano più.
Ecco,
fate l'amore e non vergognatevi,
perché l'amore è arte,
e voi i capolavori.

Alda Merini

 La sessualità è, dunque, un'opera d'arte

i cui tratti sono definiti da due mani.

Non meccanica di fluidi. 

 
 
 

LA LETTERA SCARLATTA

Post n°139 pubblicato il 13 Maggio 2024 da BLACKAENIMA

La morsa del presente ci afferra alla gola

quale resistenza è possibile nel regno attuale del denaro,

dove persino le nevrosi individuali sono un suo prodotto sociale?

Dove ci si sveglia di notte azzannati dall'insicurezza

e ci si riaddormenta solo dopo aver ingoiato i farmaci predisposti non per curare

ma per continuare a produrre?

Noi che Freud ha raccontato negli stupefacenti Casi clinici

siamo quelli che hanno interiorizzato la distruttività fino a rivolgerla contro se stessi

La nostra patria sono isterie multiple, nevrosi ossessive,

sessualità turbate, angosce innominabili. 

Charles Baudelaire

nato a Parigi il 9 aprile del 1821, è oggi considerato uno dei più grandi poeti francesi. Incompreso dai suoi contemporanei, non ancora pronti ad apprezzare quella sua poesia innovativa e provocatoria espressa attraverso violenti contrasti e temi scabrosi. E lo scandalo suscitato dalla sua produzione scandalizza ancora la società odierna, apparentemente abituata ad ogni genere di provocazione. Collerico e irascibile, prosegue la sua opera di autodistruzione con alcool e droghe che rinsaldano ancor più la sua distanza da quel mondo borghese che lo ripugna profondamente.

Le sue storie d’amore, tempestose e instabili, vedono apparire una donna su tutte, molto nota negli ambienti intellettuali e descritta dagli artisti di quel periodo come una figura femminile di estrema intelligenza e rarissima bellezza. Si tratta di Madame Sabatier, una cortigiana idealizzata da Baudelaire e ispiratrice dell’opera del poeta. Nel 1857 pubblica la raccolta di poesie “I Fiori del Male“, bandito dalla vendita, per cui subisce un processo e una condanna per aver offeso “la morale pubblica e il buon costume“.

“I Fiori del Male”

Lo scrittore sente in se stesso la compresenza del diabolico e dell’angelico e il male, così come il bene, ha anche i suoi fiori e la sua bellezza. Ma i Fiori del Male sono fiori velenosi e attraenti, sono l’ossimoro della tensione di trovare l’estasi in tutti quei piaceri sensuali proibiti dalla morale borghese. Le realtà più basse e istintive della natura e della carne (il male), possono impadronirsi della bellezza ed innalzarsi al sublime (i fiori). Sempre sospeso in un dualismo tra la divinità e l’inferno. Partendo dallo Spleen, la noia di vivere, a cui si contrappone l’Idèal, ovvero quell’ideale divino fatto di amore e bellezza, si giunge alla fine di quel percorso: attraverso il male per sublimarlo nel bene.

Il nemico principale di Baudelaire è dunque la realtà a cui si può sfuggire attraverso l’immaginazione, una fantasia regolata dalla ragione. In un mondo privo di ideali, preferisce ritirarsi in solitudine e allontanarsi dalla società

In equilibrio tra vizio e purezza.


...Non disprezzate la sensibilità e il dissoluto di nessuno.

La sensibilità di ognuno è il suo genio.

Dal suo antico vizio... Una tua nuova virtù...


 
 
 
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