... Gli alberi sono sempre stati per me i più assidui predicatori. Essi sono come divinità solitarie. Nelle loro cime stormisce il mondo, le loro radici riposano nell’infinito;
con ogni energia della propria esistenza essi tendono ad un unico scopo: portare a compimento la legge che in loro dimora, realizzare la propria intima fisionomia, interpretare se stessi. Quando un albero è stato segato tutt’intorno alla base e mostra al sole le nude ferite mortali, allora si può leggere l’intera sua storia; negli anelli si trova fedelmente annotata ogni lotta, ogni dolore, ogni malattia, ogni felicità e crescita, anni miseri ed anni rigogliosi, attacchi respinti, superate tempeste. Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi sa ascoltarli, percepisce la verità. Essi non predicano dottrine, ma la legge primordiale della vita. Un albero parla: in lui si cela un pensiero di eternità. La sua forza è la fede, vive sino in fondo il mistero del suo seme, di nient’altro si preoccupa. Ha fede che Dio è in lui, che il suo compito è sacro. Di questa fede io vivo. Quando siamo tristi e non riusciamo più a sopportare la vita, un albero può parlarci. Quando il tuo cammino ti porterà lontano ricorda: Patria non è qua o là. Patria è dentro te. Così mormora l’albero nella sera, quando abbiamo paura. Gli alberi hanno lunghi pensieri, dilatati e quieti, così come hanno una vita più lunga della nostra. Chi ha imparato ad ascoltare gli alberi desidera soltanto essere ciò che è, null’altro.
Questa è la Vita, questa è Felicità.”