Il territorio dove, attualmente, sorge Albano Laziale era chiamato dai Romani Albanum.Castra Albana era il nome dell'accampamento costruito da Settimio Severo nei confini del fondo di Albanum, possesso, prima di lui, di Domiziano. Qui l'imperatore alloggiò la II Legione Partica.Monte Cavo un tempo era chiamato Mons Albanus, un centro di culto comune legato alla Dea Alba, la Dea Bianca. La localizzazione di Alba Longa, antica capitale della Lega Latina, però, non è stata ancora accertata, ma una tradizione medioevale vuole che l'antica cittadina si trovasse dove ora sorge Albano Laziale.I primi insediamenti umani nel territorio di Albano datano al I millennio a.C.. La presenza umana continuò fino all'830-730 a.C., quando sorse la città di Alba Longa.Alcuni studiosi vogliono che la mitica capitale latina sorgesse tra gli attuali comuni di Marino, Rocca di Papa ed Ariccia, sul versante est del Lago Albano. Sul territorio albano sorsero, nel tempo, diverse ville di proprietà di ricchi patrizi romani. Tra costoro si annovera Gneo Pompeo Magno, la cui villa si chiamava Albanum Pompeii ed i cui ruderi sono stati rinvenuti nell'attuale Villa Doria-Pamphilj. Il generale romano si fece costruire la villa tra il 61 ed il 58 a.C., utilizzando, allo scopo, il ricchissimo bottino che aveva ricavato dalla guerra mitridatica. L'abitazione, in seguito, passò a suo figlio Sesto, poi a Dolabella per finire, infine, nei possedimenti di Ottaviano Augusto e dei suoi successori. Della residenza di Pompeo si conserva tutto il piano terra, per un'estensione di 340 x 260 metri. Le strutture murarie mostrano quattro fasi costruttive relative ad altrettanti ampliamenti, abbellimenti e restauri. Il corpo centrale era rivolto verso il mare, si elevava su di una platea artificiale ed era di ben tre piani. La villa era dotata anche di ninfei, criptoportici e statue con decorazioni in terracotta policroma. Tra i reperti ritrovati, ora custoditi nei Musei Capitolini, l'ara marmorea con il bassorilievo delle fatiche di Ercole, un gruppo di due centauri in marmo ed il Bacco barbato, oggi al Museo Doria Pamphilj. Altri reperti, invece, sono esposti al Museo Civico Albano.
Pare che anche Lucio Anneo Seneca avesse una villa da queste parti, villa che da molti viene identificata con i ruderi rinvenuti sul crinale meridionale del Lago Albano, ai confini con il comune di Ariccia. Al tempo di Domiziano, queste ricche residenze vennero trasformate in un fondo imperiale, l'Albanum Caesaris, che ospitò la residenza imperiale i cui ruderi sono visibili nell'attuale Villa Barberini (Castel Gandolfo).Nel 202 d.C. Settimio Severo fece installare, nell'attuale centro storico di Albano, la Legio II Parthica, i cui accampamenti rimasero in funzione fino alla fine del III secolo. Nel 326 d.C. Costantino fece costruire la cattedrale di San Giovanni Battista, donandole ricchi arredi sacri e varie tenute e fondi nell'Ager Albanus.Al periodo Severiano appartengono i resti dei Castra Albana, un'enorme costruzione di forma quasi ellittica, realizzata in parte scavando il banco roccioso, in parte in murature. Dell'edificio originario rimangono il primo piano sostenuto da trenta fornici, parte degli ingressi trionfali ed un'intera cavea con diametro maggiore di 113 metri. L'anfiteatro poteva ospitare circa 16.000 persone. Nel medioevo divenne cava di materiali e cimitero cristiano, a questa ultima fase appartengono due oratori, uno ricavato nel III fornice ed uno scavato completamente nella roccia.Uno dei più spettacolari monumenti di Albano è la grande cisterna dei Castra, progettata e fatta costruire dagli architetti della Legione e che doveva servire a portare l'acqua sia ai Castra che alle abitazioni che sorgevano intorno a questi ultimi. La pianta della grande cisterna è quasi rettangolare (47,90 e 45,50 x 29,62 e 31,90) ed essa è stata ricavata in parte direttamente dal banco roccioso. Venne suddivisa in 5 navate con volta a botte e rivestita da intonaco impermeabile (opus signinum). Questi Cisternoni potevano contenere fino a 10.000 metri cubi di acqua e sono tuttora perfettamente funzionanti, alimentati da condotte romane che captano le acque sorgenti lungo i fianchi dell'antico cratere vulcanico del Lago Albano.