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CINEMA PARADISO

Blog di cinema, cultura e comunicazione

 

Messaggi di Gennaio 2019

Green Book

Post n°14867 pubblicato il 31 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Il Primo Re

Post n°14866 pubblicato il 31 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

Il Primo Re è un film di genere drammatico, avventura del 2019, diretto da Matteo Rovere, con Alessandro Borghi e Alessio Lapice. Uscita al cinema il 31 gennaio 2019. Durata 127 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

Poster

 

Il Primo Re, il film di Matteo Rovere, vede protagonisti Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi), due fratelli gemelli che vivono in pace, allevando le loro pecore.
Travolti da una spettacolare piena del fiume Tevere, vengono catturati, assieme ad altri - dai crudeli guerrieri di Alba Longa.
Grazie alla loro astuzia e alla loro forza, riescono a fuggire assieme agli altri prigionieri, portando con loro una vestale (Tania Garribba) e il Sacro Fuoco che custodisce.
Da quel momento in avanti, con Romolo gravemente ferito, dovranno lottare per la sopravvivenza, attraversando foreste oscure e affrontando feroci nemici. E dovranno fare i conti con un Destino divino che metterà i due fratelli di fronte a scelte difficili e a confrontarsi con la loro voglia di esercitare il libero arbitrio. Fino al raggiungimento delle sponde del Tevere, e alla fondazione di una nuova civiltà. Dal loro sangue nascerà una città, Roma, il più grande impero che la Storia ricordi. Un legame fortissimo, destinato a diventare leggenda.


 

Due anni di lavoro da parte di Matteo Rovere, in qualità di produttore, sceneggiatore e regista. Otto milioni di euro di budget, tantissimi per un film italiano. Sono questi i numeri fondamentali di Il primo reil film che racconta - con uno stile ruvido, avventuroso e realistico che a ben poco a che vedere con la tradizione del peplum e dei cosiddetti sandaloni - il mito di Romolo e Remo e della fondazione di Roma.

Per scrivere il film, Rovere e i suoi co-sceneggiatori, che sono Filippo Gravino e Francesca Manieri, hanno studiato tutte le fonti storiche a disposizione riguardo la vicenda che raccontano, partendo dall'opera degli storici romani Tito Livio e Plutarco per arrivare alla storiografia più recente, per poi scrivere un film che mescolasse l'avventura fantasy alla Game of Thrones con un approccio realistico e sanguigno che è quello di film come L'ultimo dei Mohicani o Braveheart (titoli citati da Alessandro Borghi, che nel film è Remo, mentre Alessio Lapice è Romolo).
La filmografia di Mel Gibson deve essere stata di particolare ispirazione per Rovere che, come fatto dall'attore e regista australiano per La passione di Cristo e il successivo Apocalypto, ha fatto la scelta radicale di girare il suo Il primo re nella lingua usata ai tempi in cui si svolgono le vicende, che nel caso specifico è il latino arcaico. E il film esce nelle sale solo in questa versione originale con sottotitoli. Per arrivare alla forma di latino utilizzata nel film, Rovere e gli sceneggiatori hanno lavorato a lungo con un team di semiologi dell'Università di Roma La Sapienza.
Sempre per ricercare la massima verosimiglianza storica, le riprese si sono tenute in larghissima parte in oasi naturalistiche laziali come quella di Farfa e quella di Manziana, dove la natura è quasi incontaminata.

 

 

Dal Trailer del Film Il Primo Re:

Voce off: Un solo ordine regola il cielo e gli esseri viventi. Due uomini uniti come uno solo, fratelli. Tra voi due c'è un solo re. Fonderà un impero nuovo, come mai il mondo ne ha conosciuto e come mai ne conoscerà negli anni a venire. Questo chiedono gli dei.

 

IL CAST DI IL PRIMO RE:

 
 
 

Green Book

Post n°14865 pubblicato il 31 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

Green Book è un film di genere drammatico, commedia del 2018, diretto da Peter Farrelly, con Viggo Mortensen e Mahershala Ali. Uscita al cinema il 31 gennaio 2019. Durata 130 minuti. Distribuito da Eagle Pictures.

Poster

Green Book, il film diretto da Peter Farrelly, racconta del buttafuori Tony Lip(Viggo Mortensen), un italoamericano con un'educazione piuttosto sommaria che nel 1962 venne assunto come autista da Don Shirley (Mahershala Ali), uno dei pianisti jazz più famosi al mondo. Lo scopo? Guidarlo da New York fino agli stati del Sud, in posti dove i diritti civili degli afroamericani sono ben lontani dall'essere legittimamente acquisiti.

Shirley si affida per il viaggio al libro Negro Motorist Green Book: una mappa di motel, ristoranti e pompe di benzina in cui anche gli afroamericani sono ben accolti. Dovendosi confrontare con il razzismo ma anche l'umanità delle persone che incontrano, Lip e Shirley impareranno prima di tutto a conoscersi e rispettarsi a vicenda


PANORAMICA SU GREEN BOOK:

 

Standing ovation alle prime proiezioni al Toronto Film Festival, vittoria del premio del pubblico, e trionfo come miglior film, sezione commedia o musical, ai Golden Globe 2019. Chiunque abbia già visto Green Book, in perfetto equilibrio fra risata e parabola sulla tolleranza, ne è rimasto conquistato. Gli americani hanno un termine per definire questo tipo di film: un crowd pleaser, e non stupisce che proprio attraverso le risate si possa veicolare un messaggio di rispetto della diversità, un invito a guardare al diverso con curiosità, magari per ribaltare un pregiudizio negativo. Sono tematiche sempre attuali, a maggior ragione in un'epoca in cui le minoranze stanno rivendicando a giusto titolo la dovuta attenzione anche a Hollywood.

Il film ha come protagonisti Viggo Mortensen e Mahershala Ali e racconta l'amicizia tra un buttafuori italoamericano e un pianista di grande successo ed eleganza, afroamericano, nell’America degli anni Sessanta. I due viaggeranno insieme in turné - il bianco a fare da autista al nero, per i tempi inaudito - lungo gli stati più razzisti del sud. È ispirato alla storia vera di Tony Lip, padre dello sceneggiatore Nick Vallelonga, che ha scritto il film insieme al regista Peter Farrelly, per una volta senza il fratello Bobby, con cui ha diretto film demenziali di grande successo come Tutti pazzi per Mary, Scemo & più scemo, Amore a prima svista.
Il titolo fa riferimento alla The Negro Motorist Green Book, una guida pubblicata dagli anni 50 dedicata ai viaggiatori afroamericani, scritta da Hugo Green, per aiutarli a trovare motel (non certo hotel di livello, rigorosamente riservati ai bianchi) e ristoranti che li avrebbero accettati.

Nel cast anche una deliziosa Linda Cardellini, nel ruolo della moglie di Nick, alias Viggo, con quest'ultimo che per indossare i corpulenti panni del non certo raffinato buttafuori è ingrassato più di venti chili.
Viggo Mortensen è un attore americano di origini danesi, ma non solo, è anche pittore, poeta, fotografo, musicista e molto altro. Un vero uomo del rinascimento, come amano dire gli americani, che è noto per la sua interpretazione di Aragorn nella saga del Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson e ha ottenuto due nomination agli Oscar, per A History of Violence e, più recentemente, per Captain Fantastic (2017).
Mahershala Ali è il talentuoso pianista nero del film, un attore di grande finezza lanciato negli ultimi anni, prima dall'interpretazione di Remy Danton nella serie House of Cards, poi dal suo ruolo in Moonlight, per cui ha vinto l'Oscar come miglior attore non protagonista. La prima volta per un musulmano. Se pensate che il suo nome suoni difficile da pronunciare, sappiate che il suo vero è Mahershalalhashbaz, viene dalla Bibbia e vuol dire, in ebraico, "rapida preda, pronto bottino". Presto sarà protagonista della terza stagione della serie True Detective.

Green Book ha vinto il premio del National Board of Review, oltre a ottenere una menzione fra i migliori dieci film dell'anno dall'American Film Institute. Fra i molti riconoscimenti, ha vinto tre Golden Globe, uno dei quali per Ali come miglior attore non protagonista. Uscito a metà novembre 2018, in poche copie, ha allargato la sua presenza a tutti gli Stati Uniti e incassato, in attesa della corsa agli Oscar, già 35 milioni di dollari.
Green Book esce nei cinema italiani il 31 gennaio 2019.

 

CURIOSITÀ SU GREEN BOOK:

Vincitore del Golden Globe 2019 come miglior film, commedia o musical, come migliore attore non protagonista (Mahershala Ali) e migliore sceneggiatura.
Candidato a 5 Premi Oscar 2019: miglior film, migliore attore protagonista (Viggo Mortensen), migliore attore non protagonista (Mahershala Ali), migliore sceneggiatura originale, migliore montaggio.

FRASI CELEBRI:

 

Dal Trailer Italiano del film:

Don Shirley (Mahershala Ali): Prevede qualche problema a lavorare per un uomo di colore?
Tony Lip (Viggo Mortensen): Lei nel profondo Sud? Prevedo casini!

Tony Lip: Perché fa tutto l'educato con quei coglioni?!
Oleg (Dimiter D. Marinov): Perché per cambiare i cuori delle persone ci vuole coraggio!

Don Shirley: Non vinci quando usi la violenza, vinci quando mantieni la tua dignità!

Tony Lip: Tu nemmeno li conosci quelli come te, tu il pezzo grosso che fa i concerti per i bianchi straricchi!
Don Shirley: Se per te non sono abbastanza nero e per loro non sono abbastanza bianco, allora dimmi chi diavolo sono io!

Tony Lip: Sono capaci tutti a imitare Beethoven, ma quello che fai tu con la musica...ti rende unico!

 

IL CAST DI GREEN BOOK:

 
 
 

Film nelle sale da oggi

Post n°14864 pubblicato il 31 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

 
 
 

Creed II accelera e stravince il weekend al box office

Post n°14863 pubblicato il 30 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

Un'ottima domenica da oltre 1,1 milioni di euro permette a Creed II di stravincere il weekend con un totale di 3,6 milioni di euro e avvicinarsi già parecchio al dato complessivo del predecessore che incassò 5,5 milioni qualche anno fa. Gran giornata anche per Mia e il Leone bianco (guarda la video recensione), che supera nettamente gli 800mila euro, andando a prendersi il secondo posto con 1,5 milioni (superati i 4 milioni complessivi), mentre La Favorita (guarda la video recensione) è terzo con un 1 milione di euro. Meno eccitanti i dati relativi alle altre new entry: Ricomincio da me, un po' a sorpresa, supera i 600mila euro, mentre Glass (guarda la video recensione) passa i 3 milioni complessivi, ma non pare avere le gambe sufficientemente lunghe per raggiungere i 5 milioni totali. Bohemian Rhapsody (guarda la video recensione) aggiorna i suoi dati e arriva a 27,4 milioni di euro con 3,8 milioni di spettatori. Il prossimo traguardo saranno i 4 milioni di spettatori, obiettivo che dovrebbe essere raggiunto e superato entro la fine del prossimo weekend.

Poca Italia in classifica: Compromessi Sposi si ferma in zona mezzo milione di euro, mentre L'agenzia dei bugiardi (guarda la video recensione) e Non ci resta che il crimine (guarda la video recensione) finiscono in coda, anche se quest'ultimo passa i 4 milioni complessivi. Come avevamo previsto Ralph Spacca Internet(guarda la video recensione) ha un colpo di reni domenicale e riesce a entrare in top ten e a superare Aquaman (guarda la video recensione), diventando il miglior incasso del 2019 solare con soli 1000 euro di differenza rispetto al film DC: entrambi chiudono la loro corsa con 10,5 milioni di euro, attualmente al sesto e settimo posto della classifica assoluta stagionale. 

Questo weekend gli incassi sono aumentati del 10% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, mentre su base annua il guadagno è superiore al 2,4%. Questa settimana poche uscite ma tutte interessanti: arrivano Dragon Trainer - Il mondo nascostoIl Primo ReGreen Book (guarda la video recensione) e L'esorcismo di Hannah Grace

 
 
 

Venezuela e la campagna di menzogne Rai. Intervista a Giorgio Cremaschi da antidiplomatico

Post n°14862 pubblicato il 30 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

Venezuela e la campagna di menzogne Rai. Intervista a Giorgio Cremaschi

 
"Occorre protestare contro la Rai per la macchina delle bugie che ha messo in campo. Nei prossimi giorni lo faremo."
 
 
Le incredibili prese di posizioni sul Venezuela in queste ore nel servizio pubblico italiano stanno alimentando il prossimo intervento umanitario che produrrà i soliti morti e i soliti profughi (che poi la “sinistra” guerrafondaia e imperialista piangerà). Dopo la distruzione di Jugoslavia, Afghanistan, Libia, Siria, Iraq, Ucraina... il finale è talmente noto che andare oltre significa offendere la vostra intelligenza. Ma sulle responsabilità della Rai, servizio pubblico, nell'alimentare il terreno necessario per l'ennesimo crimine degli Stati Uniti e i suoi vassalli, la misura è davvero colma. Abbiamo ascoltato, a tal proposito, Giorgio Cremaschi, portavoce di Potere al Popolo.
 
Come giudichi l’informazione Rai di queste ore sul golpe in corso in Venezuela?
 
Giusto questa mattina ho sentito al Gr di Radio 2 dire tranquillamente che l’elezione di Maduro era stata giudicata irregolare dagli osservatori internazionali, quando la realtà è l’esatta opposto. Gli osservatori internazionali di 80 paesi, di cui facevano parte anche le organizzazioni di Carter e Zapatero, ex presidente degli Stati Uniti ed ex primo ministro spagnolo, hanno dichiarato regolari le elezioni. Questa è una fake news voluta che dimostra come i conduttori e i direttori dell’informazione televisiva Rai sono parte di campagne di menzogne costruite ad arte dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Questa è propaganda di guerra. Quella che abbiamo subito a sostegno di tutte le infami guerre Nato degli ultimi 30 anni.
 

Non hai quindi notato nessun cambiamento con il vento “sovranista” di quella che doveva essere una nuova Rai?
 
Assolutamente no. L’Informazione della Rai targata gialloverde è esattamente la stessa di quella targata Pd. Le stesse bugie, gli stessi servizi falsi, gli stessi commentatori che raccontano la loro posizione politica invece che i fatti. Sul Venezuela casca l’asino: qui Renzi, Saviano, Salvini e Meloni stanno tutti assieme e tutti uniti con le veline infami di Trump.
Occorre protestare contro la Rai per la macchina delle bugie che ha messo in campo. Nei prossimi giorni lo faremo.


La Redazione
Notizia del: 25/01/2019

 
 
 

Uno studio rivela quali sono le Serie Tv migliori per imparare l’inglese da hallofseries

Post n°14861 pubblicato il 30 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

Sicuramente l’inglese resta una delle lingue più importanti al mondo. Ma capirla non è facilissimo, soprattutto se vogliamo impararla da adulti. Come fare allora? La soluzione più semplice sarebbe andare a seguire dei costosi corsi in lingue, ma se in realtà anche le serie tv possono esserci molto, molto utili.

Insomma, c’è sempre una buona scusa per guardare serie tv.

Il settimanale El Verne del País ha interrogato una serie di professori e docenti di lingua inglese che si sono riuniti e hanno stilato una classificadelle serie tv più adatte, a seconda delle capacità degli utenti, per imparare la lingua. Questo ovviamente risulterà utile per comprendere meglio l’accetto e aumentare i propri livello di comprensione.

Hanno poi suddiviso le serie tv per imparare l’inglese a seconda del livello di partenza.

 

Per chi avesse già raggiunto quel livello di comprensione e vuole migliorare la pronuncia per arrivare a un livello intermedio – B1 e B2 -, potrà iniziare a guardare serie tv come: FriendsDoctor WhoThe Big Bang TheoryModern FamilyHow I Met Your Mother e The CrownAlcune si lasciano preferire per la breve durata, altre, invece, per la proposta di un inglese più puro e meno soggetto alle incontaminazioni gergali.

Infine, per chi volesse andare oltre e raggiungere così un livello avanzato – C1 e C2 – ci sono serie tv che, chiaramente, già amiamo, ma mai ci saremmo resi conto quanto potrebbe essere utile guardarle in lingua originale. Queste sono: Game of ThronesStranger ThingsDowntown AbbeyMad Men e Sherlock.

Insomma, addicted, questa è la lista delle serie tv per imparare l’inglese a seconda delle vostre esigenze. Are you ready?

 
 
 

Bohemian Rhapsody: la versione karaoke, a grande richiesta, torna nei The Space Cinema il 30 gennaio da mondofox

Post n°14860 pubblicato il 30 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

 di  - 7 ore fa

Siete pronti a cantare insieme a Freddie Mercury? Bohemian Rhapsody, il biopic che celebra la leggenda dei Queen e del suo indimenticabile frontman, torna in versione karaoke nei cinema il 30 gennaio. Ecco i dettagli.

 

Il grande successo raccolto da Bohemian Rhapsody, il biopic sui Queen e su Freddie Mercury, non sembra conoscere pausa lungo la strada del suo grande successo. In Italia, in particolare, il film di Bryan Singer (che nei giorni scorsi ha subito nuove accuse di molestie sessuali), è sulla cresta dell'onda dal 29 novembre 2018, giorno in cui è uscito nelle nostre sale.

Con un incasso globale di oltre 800 milioni di dollari in tutto il mondo, Bohemian Rhapsody, in Italia e nel mondo, è stato uno dei film maggiormente apprezzati del 2018, continuando però a lasciare scie anche nel 2019. Rami Malek, che nel biopic interpreta magistralmente Freddie Mercury, si è già aggiudicato per la sua straordinaria interpretazione un Golden Globe, una vittoria ai SAG Awards e una candidatura al premio Oscar, con la cerimonia di assegnazione in programma il 24 febbraio a Los Angeles.

Importanti e apprezzabili sono state anche le interpretazioni degli attori Gwilym Lee, Ben Hardy e Joseph Mazzello che hanno impersonato il resto dei Queen: Brian May, Roger Taylor e John Deacon, rispettivamente chitarrista, batterista e bassista del gruppo. Il successo della pellicola si deve, prevedibilmente, anche alla straordinaria colonna sonora che ne è protagonista e che è composta da tutti i più grandi successi dei Queen.

Canzoni come Bohemian Rhapsody, Love of My Life, We Will Rock You hanno (ri)conquistato il pubblico di tutto il mondo, che non ha potuto fare a meno di intonare, guardando il film, le parole di questi brani straordinari. Per questo, negli Usa prima, e in Italia poi, il film che racconta la storia dei Queen dalla nascita all'indimenticabile Live Aid del 1985, è stato proposto anche in versione karaoke, con i testi dei grandi brani presenti nel film a scorrere sullo schermo per consentire al pubblico presente in sala di non reprimersi, ma di cantare a squarciagola insieme ai protagonisti.

In Italia, la versione karaoke di Bohemian Rhapsody è arrivata nelle sale del circuito The Space Cinema il 22 e il 23 gennaio 2019 ma, visto il grande successo raccolto dall'iniziativa, si replica anche oggi 30 gennaio. Gli spettatori dei The Space Cinema avranno dunque, nuovamente, la possibilità di cantare i grandi successi dei Queen, vivendo un'esperienza davvero unico nel suo genere ma che rappresenta un importante esperimento di divertimento e condivisione grazie alla musica.Se interessati potete acquistare i biglietti per Bohemian Rhapsody in versione karaoke sul sito ufficiale di The Space Cinema e ricordiamo, inoltre, che la pellicola sarà fruibile anche per i possessori di The Space Pass, l'abbonamento che, al costo di soli 15,90 euro al mese, consente ai suoi possessori di guardare tutti i film presenti nei cinema The Space ogni giorno.

Siete pronti a cantare con i Queen? Non vi resta che correre ad acquistare il vostro biglietto!

 
 
 

Il Venezuela tra golpisti e fake news da antidiplomatico

Post n°14859 pubblicato il 30 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

Il Venezuela tra golpisti e fake news
 di Fabrizio Casari - Altrenotizie



Sul Venezuela, l’inganno mediatico si fa epidemico. Bugie, mistificazioni,omissioni e verità offuscate con l’aggiunta di censura vera e propria sulle notizie che hanno direttamente a che vedere con la situazione interna ed internazionale. Lasciamo da parte per un momento l’attribuzione di aggettivi quali “dittatura”, “regime” distribuiti a man bassa nei confronti del governo legittimo di Maduro, occultando che il chavismo dal 1998 ad oggi tra elezioni e referendum revocatori ha chiamato alle urne il Venezuela per 21 volte, perdendone tre e vincendone 18. Strana dittatura no? Da qui si parte per denunciare la manipolazione costante, continuata ed uniforme, che i nostri pennivendoli con l’elmetto utilizzano quotidianamente.

 

Per iniziare, non leggerete mai quello che è successo: ovvero che il Vicepresidente degli Stati Uniti, (il nazista Mike Pence ndr), in un messaggio via Twitter ha informato i venezuelani che il presidente del Venezuela diventava un altro. Che il segretario di Stato Mike Pompeo, ex direttore della CIA, e John Bolton, hanno deciso il chi, come e quando dell’operazione e che, allo scopo, hanno richiamato a lavorare con la Casa Bianca Elliot Abrams, ex sottosegretario agli affari latinoamericani con Reagan, condannato dal tribunale statunitense per il ruolo avuto nello scandalo Iran-Contra gate.

 

Potete provare a scorrere ogni quotidiano, ascoltare ogni radio o vedere qualunque televisione: nei giornali non troverete non solo nessun articolo che esprima un’opinione contraria a quella ufficiale dei giornali, ma nemmeno un rigo che riporti opinioni o dichiarazioni  della popolazione che si sente rappresentata dalla suo legittimo governo. Abbondano invece i finti reportage (Corsera e Repubblica battono tutti in questa corsa sghimbescia) e sfoggio di opinioni di soldatini che hanno l’obbedienza al padrone come strumento d’analisi. Nelle televisioni e nelle radio troverete diversi tifosi del golpismo presentati come improbabili esperti. Esponenti di una parte politica chiamati a dare la loro opinione in veste di analisti. Ma mai un contraddittorio, mai il rischio di dover dar conto di opinioni diverse.

 

Perché l’obiettivo è nascondere la verità di ciò che succede in Venezuela, impedire che l’opinione pubblica conosca i fatti e le diverse letture. Per questo non troverete notizia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha bocciato la richiesta statunitense, nella migliore delle ipotesi potrete leggere o ascoltare che il veto russo ha impedito che l’organo esecutivo dell’ONU adottasse misure contro Caracas. E invece non è vero: nella riunione plenaria del Consiglio di Sicurezza, comprendente i membri di diritto e quelli a rotazione, gli Stati Uniti, coadiuvati da Francia e Gran Bretagna, sono stati sconfitti ai voti.

 

Tantomeno quando si parla dei paesi che riconoscono diplomaticamente il golpista autonominatosi presidente (sono 14) si leggerà o ascolterà che altri 157 paesi riconoscono solo il legittimo presidente, Nicolas Maduro. E anche per quelli latinoamericani vale il discorso di cui sopra: La Repubblica, con il solito sprezzo del ridicolo, titolava giorni fa “l’America Latina contro Maduro”, omettendo di specificare che su 34 paesi solo 13 stanno con i golpisti, gli altri 21 riconoscono Maduro.

 

Riverbero di questa proporzione lo si è avuto nel voto finale alla riunione dell’Organizzazione degli Stati Americani convocata d’urgenza su richiesta di Washington. Per quanto sempre più ministero delle colonie guidato da un maggiordomo della Casa Bianca, l’indecente Almagro, nonostante la presenza di Mike Pompeo, non c'è stato un voto a favore dei golpisti e dei loro sponsor. I 34 paesi membri OSA si sono divisi e dei 24 necessari per ottenere il risultato che voleva Washington, se ne sono contati solo 16; quindi mozione di condanna al Venezuela respinta e altra sberla diplomatica rimediata dalla Casa Bianca e dai suoi alleati. E meno che mai si parla della proposta di Messico e Uruguay di mediazione, unica a poter affrontare il nodo del calendario politico possibile a fronte del fallimento del golpe.

 

Ma è sull’Unione Europea che lo scandalo della disinformazione giornalistica ufficiale trova la sua apoteosi. Da giorni circola la storiella secondo la quale l’Unione Europea avrebbe preso posizione contro Maduro. Dapprima si presentavano le dichiarazioni di Tajani, di Donald Tusk e di Federica Mogherini, nei rispettivi ruoli di Presidente del Parlamento Europeo, del Consiglio d’Europa e Alto Commissario per la politica estera della UE. Ma se andiamo a vedere, sono posizioni che, sebbene legittime sul piano privato, non lo sono su quello delle istituzioni che essi rappresentano, dal momento che nessuna discussione o risoluzione è stata presentata nei diversi ambiti.

 

Non solo: l’opposizione di Portogallo e Grecia e l’impossibilità di esprimere una posizione unitaria dell’Italia (dove i 5 Stelle sembra vogliano differenziarsi da Salvini) rende impossibile il pronunciamento della UE, che per forza di cose dev’essere unanime. Anche la questione dei cosiddetti otto giorni di tempo, ovvero il presunto ultimatum dato a Maduro per convocare nuove elezioni, è iniziativa di Germania, Francia e Gran Bretagna e non di tutta la UE.

Senza contare che Londra della UE non fa più parte, oltretutto.

 

 

Tralasciamo la legittimità di Macron ad appellare come repressione quella in corso a Caracas; sarà che a Parigi massacrare i gilet gialli significa riportare ordine mentre se l’ordine viene riportato a Caracas è repressione? E la Spagna di Sanchez? A che titolo parla di presidente legittimo, lui che governa senza mai essere stato eletto in una elezione, ma solo grazie ad un colpo di mano alle Cortes? E con che faccia parla di repressione la Spagna, che ha inviato 18000 poliziotti contro la Catalogna che chiedeva indipendenza o, comunque, maggiore autonomia da Madrid? E Londra, che ha annunciato in queste ore il ripristino della legge marziale in caso di incidenti per le decisioni sulla Brexit? Con che faccia parlano? E con quale illusione di potenza inviano ultimatum, quando risultano essere dei nani politici?

 

Ma poi, in concreto, di quali elezioni parlano? Presidenziali? Legislative? Sarebbe il caso di dirlo. Le elezioni legislative sono state vinte dall’opposizione, ma per tre seggi, il Consiglio Nazionale Elettorale prima e Tribunale Supremo poi non hanno convalidato il voto, essendovi stati brogli evidenti. L’opposizione, alla guida del Parlamento, si è rifiutata di accettare il verdetto e ha sfidato Presidente, organo di controllo di legittimità e potere giudiziario rivendicando la sua scelta di confermare i beneficiari della frode, chiedendo anzi l’impeachment del Presidente come primo atto della nuova Assemblea.

 

Si è dunque aperto uno scontro tra i poteri conclusosi con la decisione del Tribunale Supremo di sospendere il Parlamento - come previsto dalla Costituzione - fino a che non avesse accettato di ritirare i tre deputati fraudolenti, cosa che non è mai avvenuta. Ma sui media italiani non leggerete mai la seguente, banale ma necessaria domanda: in quale paese al mondo sull’esito elettorale si pronunciano gli eletti invece che gli organi di controllo? Nemmeno da noi sarebbe mai possibile eleggere qualcuno senza il visto degli organismi di controllo preposti alla verifica della legittimità del voto, che sono poi coloro che proclamano l’avvenuta elezione o no. Perchè allora dovrebbe essere lecito in Venezuela ciò che nel resto del mondo non lo è?

 

Quanto alle presidenziali del Maggio 2018, vinte da Maduro, è falso che siano state irregolari, perché vi hanno partecipato 17 partiti (sedici dei quali di opposizione) e ben 5 sono stati i candidati alla Presidenza della Repubblica. Maduro le ha vinte perché il chavismo è ancora maggioranza forte nel paese; perché una parte della destra, quella più obbediente a Washington, non ha partecipato dopo aver visto i sondaggi severi che la attendevano e su preciso ordine di Washington, che ormai cerca di boicottare tutte le elezioni latinoamericane dove i suoi soci partono sconfitti; infine, perché la destra che ha partecipato è arrivata divisa al suo interno. Il secondo è risultato Falcon, con il 21,8 dei voti, poi gli altri. E non è vero che non vi siano stati osservatori elettorali, giacché più di 200 persone, in rappresentanza di gruppi esteri e nazionali specializzati sul monitoraggio del voto, hanno registrato l’assoluta regolarità delle operazioni di voto.

C’è poi il piano della disinformazione pura sulle crisi economica e politica venezuelana, sulle sue cause e, soprattutto, sui veri colpevoli. Il Venezuela è vittima di uno dei blocchi economici e commerciali più duri che la storia della comunità internazionale ricordi.

Gli viene impedito ogni genere di acquisti di prodotti, dagli alimenti ai medicinali, dai pezzi di ricambio fino alle materie prime. Sulle sue stesse riserve in oro, depositate presso banche internazionali, sono state effettuate rapine autentiche, come quella raccontata proprio ieri da Il Sole24Ore sulle 14 tonnellate di lingotti d’oro venezuelani regolarmente depositati (un miliardo di dollari circa) e passati di mano in un gioco illegale tra Deutsche Bank e la Bank of England. Quell’oro, che era a garanzia del debito estero e che veniva usato anche per l’acquisto di medicine, gli è stato così rubato dalla corona britannica. La decisione è stata di Washington, che ha ordinato ai ministri delle finanze ed ai governatori delle banche centrali di Europa e Giappone un blocco totale contro il Venezuela.



Allora è chiaro che se la situazione economica è difficile, lo si deve in massima parte al boicottaggio dei prodotti, al blocco dei prestiti ed al furto dei depositi venezuelani, non al socialismo di Maduro. Cui semmai possono essere assegnati i milioni di persone che hanno avuto per la prima volta nella loro vita assistenza sanitaria, istruzione, luce, case e trasporti. Che sono stati trasformati da popolazione inerme e marginale a soggetto politico attivo. E' stato possibile grazie alle nazionalizzazioni ed al recupero nelle mani venezuelane dei proventi petroliferi, prima saccheggiati dalle compagnie statunitensi ed europee.

 

Nell’odio per le classi popolari che si fanno governo e nella fame di rapina per il petrolio, il Coltan e il Litio venezuelano si trovano i motivi dell’aggressione. Nella servitù come vocazione insopprimibile si trovano invece le menzogne della stampa ufficiale occidentale.

Notizia del: 28/01/2019

 
 
 

L'uomo dal cuore di ferro

Post n°14858 pubblicato il 27 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

La favorita

Post n°14857 pubblicato il 27 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Mia Martini - Io sono Mia

Post n°14856 pubblicato il 27 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

Mia Martini - Io sono Mia è un film di genere biografico, musicale del 2019, diretto da Riccardo Donna, con Serena Rossi e Lucia Mascino. Uscita al cinema il 14 gennaio 2019. Durata 100 minuti. Distribuito da Nexo Digital, Rai.

Poster

Mia Martini - Io sono Mia, il film diretto da Riccardo Donna ed interpretato da Serena Rossi (nel ruolo di Mia Martini), si apre a Sanremo, nel 1989, quando un’esile figura femminile percorre i corridoi che portano al palco del teatro Ariston. È Mia Martini al suo rientro sulle scene dopo anni di abbandono: “Sai la gente è strana prima si odia poi si ama” è la prima strofa della sua nuova canzone, della sua nuova vita.

Mimì, in una serrata intervista con Sandra (Lucia Mascino), una giornalista che in realtà a Sanremo vorrebbe incontrare Ray Charles e che considera Mia Martini solo un ripiego, ripercorre la sua vita: gli inizi difficili da bohémienne; il rapporto complesso col padre che, pur amandola, la ostacola fino a farle male; una storia d’amore contrastata che la travolge segnando il suo destino sentimentale; il marchio infamante che le si attacca addosso come la peste condizionando la sua carriera con alti e bassi vertiginosi; il buio, fino alla nuova dimensione di vita più pacificata.

Io sono Mia è la storia di un'artista unica dalla voce inimitabile; la storia di una donna appassionata che ha amato fino in fondo con ogni fibra del suo essere.

 

Evento Speciale al cinema solo il 14,15 e 16 gennaio 2019.
In onda in TV nel mese di febbraio 2019 su Rai 1 e in streaming online su RaiPlay.

FRASI CELEBRI:

 

Dal Trailer del Film:

Alberigo Crocetta (Antonio Gerardi): Vivi per te, il nome non funziona, ma il resto mi piace!

Mia Martini (Serena Rossi): È bellissima, Franco! Ma questa non è mica la mia storia!
Franco Califano (Edoardo Pesce): La gente vuole vedere le donne che soffrono, che stanno male, Mia!

Mia: Ma no, ferma! Ferma! Non funziona! Ma non lo sentite? Non si riesce a cantare!

Franco Califano: Tu c'hai un visetto carino, eh! Ma c'hai un caratteraccio!
Mia: Questa è l'unica cosa sulla quale sono sempre stata d'accordo!

Voce off: E il tuo passato di certo non t'aiuta!
Mia: che c'entra adesso il mio passato?

Mia: Mi volete dire che non partecipo ai concorsi, i miei dischi non vendono perché qualcuno ha messo in giro la voce che io porti sfortuna?!

Alberigo Crocetta: Nessuno è mai libero veramente!

Mia: Decido io come vivere la mia vita!

Mia: Se non canto, non vivo

 


  • MONTAGGIOAlessio Doglione
  • PRODUZIONE: Eliseo Fiction in collaborazione con Rai Fiction

 
 
 

Mathera

Post n°14855 pubblicato il 27 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

Mathera è un film di genere documentario del 2019, diretto da Francesco Invernizzi. Uscita al cinema il 21 gennaio 2019. Distribuito da Magnitudo Film con Chili.

Poster

Mathera, il film documentario diretto da Francesco Invernizzi racconta del riscatto e della rinascita di Matera, dalle sue origini ad oggi. Un viaggio attraverso ricordi e aneddoti, da quando la città venne definita “vergogna d’Italia” sino ai giorni nostri che vedono questo centro abitato una delle mete turistiche più desiderate d’Italia.
La città si trova al centro di un territorio estremamente dinamico dove tradizione, scienza e tecnologia consentono un viaggio tra il passato, il presente e il futuro dell’intera umanità. Il documentario propone una riflessione sulle bellezze e sulle potenzialità di Matera rivelate dalle voci e dai volti dei suoi abitanti, in un affresco corale unico nel suo genere reso possibile dalla tecnologia delle immagini in 8k.
Ispirandosi al più puro dei filoni documentaristici, quello delle city symphonies, Mathera vuole essere un’ode alla città, una cornice che racchiude i volti, gli scorci e i profumi della città Patrimonio UNESCO e Capitale Europea della Cultura 2019.


  • PRODUZIONE: Magnitudo Film con Chili

 
 
 

Compromessi sposi

Post n°14854 pubblicato il 27 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Mia - Io sono Mia Martini

Post n°14853 pubblicato il 27 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Glass

Post n°14852 pubblicato il 27 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

I racconti dell'orso

Post n°14851 pubblicato il 27 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

Da qualche parte tra Finlandia e Norvegia c'è un'auto che corre e dentro quell'auto una bambina che sogna e dentro il suo sogno un omino rosso e un monaco meccanico, che giocano a vivere insieme ai loro creatori. 

Samuele Sestieri e Olmo Amato li abitano e dirigono lungo piani di formale splendore che possiamo percorrere, pescando ciascuno la propria verità. Suddiviso in capitoli, I Racconti dell'Orso disegna due personaggi affamati di avventura e pieni di infinita poesia. Eterni bambini, la loro lentezza scivola sulle immagini, increspa laghi limpidissimi e accarezza lo sguardo di chi considera il cinema un'avventura, un viaggio senza navigatore in terre sconosciute. I Racconti dell'Orso non è destinato a un pubblico che ama il conforto del già visto e le formule consuete. Dolce e radicale invita lo spettatore a un'esperienza totale, liberando l'immaginazione nei paesaggi spogliati dall'uomo e attraversati da creature che intercettano le nostre proiezioni. Linea di Osvaldo Cavandoli o Irma Vep di Louis Feuillade, Jawa di Tatooine o creatura trascendente di Apichatpong Weerasethakul, i protagonisti de I Racconti dell'Orso sono evocazioni ipnotiche che parlano la lingua dei sogni e un linguaggio elettronico di emissioni sonore. Un'onda lunga di beep, sottotitolata per lo spettatore in forma testuale. Tra sogno e realtà, incontrati in una dissolvenza incrociata, la favola di Sestieri e Amato produce un cinema magico che anche scomposto e sondato, resta un mistero irriducibile. Al centro dei racconti e nel cuore del bosco, l'orso del titolo, che converte quello bruno delle no man's land in un pupazzo di pezza che solo la luna può 'ricucire'. Ma è il sole a indicare la strada, implorato con 'parole' leggere da manichini di stracci vagheggianti vesti, capelli e cappelli.
A unire questo universo di fughe, di bivi e ritorni, è lo stile singolare di due giovanissimi registi che in quaranta giorni, un anno e mezzo di post-produzione e una raccolta fondi online hanno realizzato un film di cui è impossibile definire i contorni. Possiamo solo abbandonarci alla vocazione sonnambolica che sorge l'inatteso, lo straordinario come le cose più banali (un biscotto 'spinto' nel latte). La durata 'infusa' dei piani e la purezza naturale delle immagini combinate ai suoni abbracciano due fantasmi fragili che avanzano aprendo porte invisibili. Passaggi verso un cinema che illustra il vuoto mentre fonda una nuova pienezza.

 
 
 

Il ministro

Post n°14850 pubblicato il 27 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

Franco è un piccolo imprenditore che si occupa di bonificare le aree industriali dismesse. I tempi sono duri e Franco ha un bisogno disperato di assicurarsi l'appalto di un'area ancora non assegnata. A questo scopo dovrà corrompere un ministro, organizzandogli una serata perfetta affinché il ministro non possa rifiutare. Il che, secondo Franco, significa procurare al ministro il suo piatto preferito, i vini "che ti fanno fare bella figura", un assortimento di stupefacenti e una escort a disposizione dell'onorevole per tutta la notte. A procurargli l'escort penserà Michele, il cognato di Franco, faccendiere corto di cervello ma ricco di iniziativa. Quando la prescelta ha un incidente inaspettato, Michele la sostituisce con una ragazza cinese che parla otto lingue ed è in procinto di laurearsi in teologia ermeneutica. A completare il quadro ci sono Rita, la moglie di Franco inacidita e depressa, ed Esmeralda, la colf venezuelana che Rita ha deciso di licenziare in tronco. Come andrà a finire la serata? Giorgio Amato, sceneggiatore passato alla regia, costruisce una favola nerissima sul complicato intrigo di corruzione e connivenze in cui molti si muovono, e a cui alcuni hanno venduto l'anima tout court. Nessuno è innocente in questa storia, e il cinismo crudele che anima tutti i personaggi non li abbandonerà dalla prima all'ultima scena, mostrando un coraggio e una coerenza narrativi non comuni nel cinema italiano contemporaneo, sempre pronto alla deriva piaciona e buonista. Amato costruisce una galleria di nuovi mostri senza possibilità di redenzione, ma ognuno animato da una disperazione di fondo che rende l'etica un fantoccio nelle mani dell'economia. L'ispirazione è chiaramente la commedia all'italiana anni '60, il modello è quello della cattiveria castigatrice di Monicelli, Salce e Risi: se ci fossero dubbi basta ascoltare la (onnipresente) colonna sonora creata ad hoc da Eugenio Vicedomini. Tutto il cast funziona: Tognazzi nei panni di Franco, un omaggio ai ruoli più riprovevoli interpretati dal padre Ugo; Fortunato Cerlino ministro dannato e sarcastico; Jun Ichikawa incarnazione dello spauracchio asiatico in procinto di comprarsi tutto l'Occidente; Alessia Barela moglie senza figli e senza più speranza; Ira Fronten immigrata disposta a tutto pur di sopravvivere; Edoardo Pesce cognato incapace la cui imbecillità ed egocentrismo sono facilmente strumentalizzabili dalle più becere correnti "politiche". Il tallone d'Achille è la regia, piuttosto debole e incerta, incapace di trasformare una pièce da camera in un film da grande schermo. Ma il ritratto dell'Italia contemporanea al suo livello più basso lascia l'amaro in bocca, esattamente come dovrebbe.

 
 
 

L'uomo dal cuore di ferro

Post n°14849 pubblicato il 27 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

Titolo originale: HHhH

 

L'uomo dal cuore di ferro è un film di genere azione, biografico, thriller, guerra del 2017, diretto da Cédric Jimenez, con Jason Clarke e Rosamund Pike. Uscita al cinema il 24 gennaio 2019. Durata 120 minuti. Distribuito da Videa.

Poster

L'uomo dal cuore di ferro, il film diretto da Cédric Jimenez, segue la storia dell'inarrestabile ascesa di Reinhard Heydrich (Jason Clarke) e del suo assassinio.
Freddo e implacabile, Heydrich fu uno dei più potenti gerarchi del regime Nazista e principale artefice della “soluzione finale”. Accanto a lui sua moglie Lina, (Rosamund Pike) che lo introdusse all’ideologia Nazista e gli fu accanto negli anni della sua ascesa. Tuttavia, un piccolo gruppo di combattenti della Resistenza Ceca in esilio, addestrati dagli Inglesi e guidati dal governo Cecoslovacco, tentò di fermare “l’inarrestabile”. Heydrich fu ferito a morte durante un'azione dei paracadutisti capitanata da Jan Kubis e Jozef Gabcik, mentre con la colonna di mezzi militari stava attraversando Praga.
Reinhard Heydrich fu il più alto ufficiale Nazista ad essere ucciso durante la Seconda Guerra Mondiale.

 

CURIOSITÀ SU L'UOMO DAL CUORE DI FERRO:

Tratto dal pluripremiato romanzo "HHhH" di Laurent Binet.

IL CAST DI L'UOMO DAL CUORE DI FERRO:

 
 
 

La Favorita

Post n°14848 pubblicato il 27 Gennaio 2019 da Ladridicinema
 

Titolo originale: The Favourite

La Favorita è un film di genere drammatico, storico del 2018, diretto da Yorgos Lanthimos, con Olivia Colman e Emma Stone. Uscita al cinema il 24 gennaio 2019. Durata 119 minuti. Distribuito da 20th Century Fox.

Poster

 

La Favorita, il film diretto da Yorgos Lanthimos, è ambientato nei primi anni del XVIII secolo.
L'Inghilterra è in guerra contro la Francia. Ciò nonostante, le corse delle anatre e il consumo di ananas vanno per la maggiore. Una fragile regina Anna (Olivia Colman) siede sul trono mentre l'amica intima Lady Sarah Churchill (Rachel Weisz) governa il paese in sua vece e, al tempo stesso, si prende cura della cattiva salute e del temperamento volubile della sovrana.
Quando l'affascinante Abigail Masham (Emma Stone) arriva a corte, si fa benvolere da Sarah, che la prende sotto la sua ala protettiva.
Per Abigail è l'occasione di tornare alle radici aristocratiche da cui discende. Mentre gli impegni politici legati alla guerra richiedono a Sarah un maggiore dispendio di tempo, Abigail si insinua nella breccia lasciata aperta, diventando la confidente della sovrana.
Grazie all'amicizia sempre più stretta con Anna, Abigail ha la possibilità di realizzare tutte le sue ambizioni e non permetterà a niente e a nessuno - donna, uomo, politica, coniglio - di intralciarle la strada.


 

Basato su fatti storici realmente accaduti, e documentati, il film La favorita racconta del triangolo carico di tensione, crudeltà, affetto ed erotismo tra l'ultima sovrana degli Stuart e la prima del Regno di Gran Bretagna, la Regina Anna salita al trono il 1 maggio 1707, e due delle sue cortigiane: Sarah Churchill, duchessa di Marlborough, amica, amante e confidente della sovrana, e la giovane Abigail Hill, cugina di Sarah che, arrivata a corte, prese il suo posto nelle grazie della Regina.
Ad avere per prima l'idea di fare di questa storia un film è stata la sceneggiatrice Deborah Davis, che nasce come storica, e che dopo essersi imbattuta in questa vicenda di donne e di potere ha deciso di approfondirla e di trasformarla in un film.
Ad aiutare molto le ricerche della Davis è stata la monumentale biografia scritta da Winston Churchill, prima di diventare Primo Ministro, del suo avo, il Duca di Marlborough, dove si dedica largo spazio al triangolo tra Amma, Sarah e Abigail, ma anche il libro di memorie scritto dalla duchessa, nella quale fa la cronaca di come e perché Abigail sia riuscita nel tempo a prendere il suo posto al fianco e nel cuore della Regina.

Il primo copione scritto dalla Davis risale al 1998, ma sono passati molti anni (e un tentativo di produzione andato a vuoto) prima che il produttore Ed Guiney se ne interessasse e lo proponesse al greco Lanthimos, che ne rimase da subito intrigato, e si mettesse al lavoro con lo sceneggiatore australiano Tony McNamara per rivederlo e rinfrescarlo.
Quella di La favorita è la prima collaborazione di Lanthimos con sceneggiatori diversi da Efthymis Filippou, che è stato fino a questo momento l'autore di tutti i copioni dei suoi film, da Dogtooth in avanti.
Le riprese si sono tenute presso Hatfield House, nell'Hertfordshire, la grande volla di architettura giacobiana, dimora e attualmente residenza di Robert Gascoyne-Cecil, VII marchese di Salisbury, che per il cinema è stata utilizzata anche in Orlando, nel Batman di Tim Burton, nei due film di Tomb Raider interpretati da Angelina Jolie e in The New World di Terrence Malick.
Presentato in prima mondiale al Festival di Venezia, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria ed è valso una meritatissima Coppa Volpi a Olivia Colman, che interpreta la Regina AnnaLa favorita è uno dei film più premiati della stagione, con dieci British Independent Film Awards conquistati, quindici nomination ai Critic's Choice Awards e cinque ai Golden Globes.

CURIOSITÀ SU LA FAVORITA:

Presentato in Concorso al Festival di Venezia 2018 dove ha vinto il Gran Premio della Giuria e la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile andata a Olivia Colman.
Il film è candidato a 10 premi Oscar 2019, tra cui quello per il miglior film e quelli per le migliori attrici protagoniste e non protagoniste.

FRASI CELEBRI:

 

Dal Trailer Italiano del Film:

Regina Anna (Olivia Colman): Mi fissavano tutti, vero?! E ho sentito chiaramente pronunciare la parola "grassa", "grassa!"...e sgradevole!
Sarah Churchill (Rachel Weisz): Anna, Solo io avrei osato e non l'ho fatto!

Abigail Masham (Emma Stone): Chiedo venia per l'aspetto, speravo di poter ottenere un incarico da voi, uno qualunque!
Sarah Churchill: Un mostro che diverta i bambini, forse!

Abigail Masham: Siete così bella!
Regina Anna: Smettila di prenderti gioco di me!
Abigail Masham: Se fossi un uomo, abuserei di voi!

Sarah Churchill: Vedo che avete legato molto con Abigail...è una vipera!
Regina Anna: Siete gelosa!
Sarah Churchill: Dovete dirle di andarsene!
Regina Anna: Non voglio farlo!

Abigail Masham: Devo prendere il controllo della mia condizione. Io sono dalla mia parte...sempre!

Voce off: il favore è un vento che cambia sempre direzione, all'improvviso ti ritroverai a letto con un'oscena banda di puttane!

Abigail Masham: Non resterò a guardare mentre mi distruggete!

Sarah Churchill: Se non te ne andrai, ti prenderò a calci e non mi fermerò!

Abigail Masham: Mia cara amica, che gioia vedervi tornare da...
Sarah Churchill: Dall'inferno! Un giorno avrete la fortuna di visitarlo anche voi!

 

 

Breve nota storica sulla vera Regina Anna di Gran Bretagna: Anna è stata regina d'Inghilterra, Scozia e Irlanda dal 1702 al 1707, anno in cui la Scozia venne unita all'Inghilterra, Atto di Unione che la trasformò nella prima regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, titolo tutt'ora in vigore per i sovrani inglesi.
Nata il 6 febbraio del 1665 nel Palazzo di St James a Londra, Anna era la quarta figlia del Duca di York, futuro Re Giacomo II, che si sarebbe convertito al cattolicesimo e, anche per questo, spodestato dalla "Gloriosa Rivoluzione" del 1688 che portò sul trono suo cugino, anglicano, Guglielmo III. E' solo alla morte di quest'ultimo, nel 1702, che Anna riuscì a salire sul trono che le spettava leggitimamente. Al contrario di suo padre, la nuova regina non rinnegò mai la religione in cui era stata battezzata, rimanendo fedele alla fede anglicana.
Nonostante le sue diciasette gravidanze, nessuno dei suoi figli riuscì a raggiungere la maggiore età. E' così che con la sua morte, avvenuta il 1 agosto del 1714, si estinse la casata degli Stuart che aveva regnato sulla Scozia dal 1371 e dal 1603 su Inghilterra, Galles e Irlanda. A succedere ad Anna sul trono di Gran Bretagna fu Giorgio di Hannover, suo cugino primo, che diede così vita alla nuova dinastia che sarebbe durata fino al 1901, anno della morte della regina Vittoria.

 

IL CAST DI LA FAVORITA:
  • MONTAGGIOSam Sneade
  • PRODUZIONE: Element Pictures, Scarlet Films, Film4

 
 
 

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