PENSIERI AL VENTO

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IO CIOTTOLINA ALIAS PEBBLES

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Il 14 luglio 1789 moriva Lady Oscar, simbolo di emancipazione e libertà

Post n°1161 pubblicato il 14 Luglio 2022 da Ciottolinadgl2
Foto di Ciottolinadgl2

Il 14 luglio 1789 moriva a Parigi, durante la presa della Bastiglia, Lady Oscar, eroina del cartone più amato anni ‘80. Forte e bellissima, simbolo di emancipazione e libertà nella quale ci siamo immedesimate tutte14 luglio 1789: anniversario della presa della Bastiglia. Giornata storica importantissima, per la Francia, e non solo, simbolo dell’inizio dei moti rivoluzionari che dal fine ‘700 e per tutto il secolo a seguire modificheranno il mondo a livello politico e sociale. Eppure, basta farsi un giro sui social, per rendersi conto come a essere di tendenza, il 14 luglio, non è tanto “la Storia”, ma una eroina bionda che ha cambiato a suo modo la storia di tutti noi, bambini negli anni ’80 e ’90: Lady Oscar. Perché oggi, 14 luglio è l’anniversario della morte di Oscar Françoise de Jarjayes, in arte Lady Oscar eroina meravigliosa, bellissima e tragica di uno dei cartoni più amati degli anni ‘80. E su Twitter, in moltissimi la ricordano, la celebrano, postano la famosa scena della sua morte, che ha causato litri di lacrime. Una donna cresciuta come ragazzo da un padre che desiderava un erede maschio, che diventa capo delle guardie reali in Francia, alla corte di Maria Antonietta e Luigi XVI, di cui tutti si innamorano, per il suo fascino pazzesco ma che (ovviamente) ama l’unico che non la ricambia. Bellissima, altera, coraggiosa, leale, forte: lady Oscar riuniva in un corpo meraviglioso le migliori caratteristiche maschili e femminili, conquistando in un colpo solo gli uni e le altre. Il cartone, perfettamente sceneggiato e disegnato, è riuscito a raccontare a una intera generazione la storia della Rivoluzione francese, con tanto di morti reali e vere ingiustizie dell’epoca, tra gli scandali di corte, i tradimenti, gli sperperi dei nobili e le privazioni del popolo. Non si poteva non restare affascinati dal racconto e dai personaggi. Inevitabile non innamorarsi, o immedesimarsi, in Lady Oscar. Tra le tante edulcorate Candy Candy, Georgie, Creamy o Lamù, tanto per citare i cartoni giapponesi più famosi di quegli anni, Lady Oscar irrompeva con il suo realismo, la sua tragicità, la verità storica, assolutamente nuovi e quindi suggestivi per gli occhi, e il cuore, dei bambini dell’epoca. La generazione di quelli che oggi hanno 40, 50 anni. E che dopo tutto questo tempo, piangono ancora nel rivedere la scena della sua morte, o quella di Andrè, amanti tragici che solo con, e dopo la morte, coronano il loro amore.

 
 
 

DOPO DUE ANNI RITROVA LA SUA GATTA ANZIANA GRAZIE A UN POST SU FACEBOOK

Post n°1160 pubblicato il 14 Marzo 2022 da Ciottolinadgl2
 

Una storia a lieto fine quella di Molly, una micia smarrita a Cotignola, in provincia di Ravenna, nel Febbraio del 2020. All'epoca Molly aveva 14 anni e soffriva di ipertiroidismo. Per questa sua condizione doveva seguire terapie e difficilmente usciva di casa, se non per fare un giro in giardino sotto stretto controllo. Improvvisamente, una mattina, la sua mamma umana Federica non l'ha più trovata e da quel giorno non ha mai smesso di cercarla. Ha diffuso volantini e ha contattato le associazioni animaliste del territorio. Nonostante tutti i tentativi di Molly nessuna notizia, la micia sembrava volatilizzata, ma Federica non ha mai smesso di pensare che un giorno avrebbe riabbracciato la sua adorata micia.

Federica non si è mai persa d'animo e qualche giorno fa la speranza si è riaccesa in Federica dopo aver visto il post pubblicato su Facebook sulla pagina dell'Infermeria Felina di Lugo: una micia anziana e  bisognosa di cure era stata recuperata nel pomeriggio nei pressi di un'azienda a Cotignola. Le foto mostravano una somiglianza incredibile e Federica, quasi incredula, si è subito messa in contatto con i volontari. Nella tarda nottata di sabato, dopo un accurato esame  delle fotografie Federica non aveva più dubbi, anche se le sembrava impossibile che si fosse avverato il miracolo nel quale aveva sperato per questi due anni. Domenica alle 9 Federica si è precipitata in infermeria felina della Sezione Enpa di Lugo e non appena ha visto la micia non ci sono più stati dubbi: era la sua gatta. Le è bastato chiamarla per nome e immediatamente si sono riconosciute: Molly ha iniziato a fare le fusa e Federica è scoppiata in lacrime. Una felicità contagiosa che ha fatto venire gli occhi lucidi anche alle volontarie presenti in infermeria. Non sappiamo e forse non lo sapremo mai cosa sia accaduto in questi due anni. Sicuramente Molly non ha vissuto da randagia, ha trovato cibo e forse anche riparo, anche se le sue condizioni denotano la necessità di cure e attenzioni, che fra le braccia della sua mamma umana non le mancheranno. Una storia meravigliosa simile a quella di Monica e del suo Mandarino, ritrovato a Faenza dopo 8 anni  che ci insegna che non bisogna mai perdere la speranza e ci ricorda l'importanza di microchippare i propri animali.
Il nostro augurio è che tutti possano ritrovare i propri animali smarriti e che ci sia sempre qualcuno pronto a segnalare gatti che si trovino in difficoltà.

DOPO DUE ANNI RITROVA LA SUA GATTA MOLLY GRAZIE A UN POST SU FACEBOOK

Sono contenta che gatta e padrona si siano ritrovate e ora siano di nuovo insieme. , Ciotty

 
 
 

Bloccata in autostrada mentre va all'università: Elisa, studentessa torinese, si laurea su Teams

Post n°1159 pubblicato il 08 Febbraio 2022 da Ciottolinadgl2
 


Una laurea in qualche modo storica. Elisa Santacroce, 23enne di Caselle (Torino) ma iscritta all'università di Genova, è probabilmente la prima studentessa italiana a discutere la tesi direttamente dall'abitacolo di un'auto. Il motivo? Mentre stava raggiungendo l'ateneo ligure, accompagnata dal fidanzato, ieri mattina (7 febbraio 2022) la ragazza si è trovata bloccata a causa del maxi tamponamento che sulla A26 ha causato due morti e dieci feriti.

Elisa, iscritta al corso triennale in Servizio Sociale all'Università di Genova, era partita con largo anticipo dalla provincia di Torino per arrivare in tempo per la discussione. Quel contrattempo sulla strada, però, ha scombinato i suoi piani. Preoccupata, la giovane ha telefonato al suo relatore, il professor Luca Sabatini, che le propone di collegarsi su Teams, piattaforma tra le più utilizzate in questi anni di pandemia, tra lockdown e lezioni a distanza. La giovane discute la tesi online e viene proclamata dottoressa.

«Eravamo bloccati su alcuni rituali e siamo riusciti a diventare flessibili, siamo diventati 'problem solver'. Come dire, avete presente la gabbia d'acciaio di Weber? abbiamo rotto quell'acciaio», commenta all'ANSA citando Max Weber Luca Sabatini, docente di sociologia all'Università di Genova e relatore della studentessa, che si è laureata con una tesi su 'Il fenomeno della povertà'. «In fondo - aggiunge il docente - in questo lungo periodo abbiamo usato il pc per la didattica a distanza. E se è vero che la discussione di una tesi dev'essere fatta in presenza è anche vero che ieri la studentessa era 'in isolamento'. Ho usato questo escamotage, la Commissione ha compreso e condiviso, e quindi abbiamo fatto così».

Alla fine, una volta superato l'ingorgo, Elisa Santacroce e il suo fidanzato Alessio sono comunque riusciti a raggiungere l'università di Genova, per festeggiare la laurea. Almeno la celebrazione, com'è giusto che sia, è avvenuta in presenza.



-*-

Congratulazioni  Dottoressa Elisa per la tesi di Laurea super speciale. , Ciotty

 
 
 

Giulia Lamarca, la travel blogger racconta la racconta la sua rinascita su una sedia a rotelle. «La vita ha scelto per me»

Post n°1158 pubblicato il 29 Settembre 2021 da Ciottolinadgl2
 

Il taglio radicale dal passato e la rinascita. Queste possono essere il risultato di scelte consapevoli ma, a volte, sono conseguenze imposte da una volontà superiore: il destino. Lo sa bene Giulia Lamarca, psicologa, formatrice aziendale e travel blogger che dal 2011 vive la sua seconda vita. Classe ’91, originaria della provincia di Torino, Giulia è un'icona del web con oltre 116mila follower su Instagram (@_giulia_lamarca).

 Il 6 ottobre 2011 un grave incidente in motorino l’ha costretta per 9 mesi in un letto d’ospedale, per poi toglierle per sempre la possibilità di camminare. Ma proprio su una sedia a rotelle, ha ricominciato a vivere più intensamente di prima. Amante del viaggio, di cui parla nel suo blog My travels the hard truth, Giulia non ha mai smesso di esplorare il mondo insieme a suo marito Andrea Decarilini, fisioterapista conosciuto proprio durante la convalescenza in ospedale

Per molti, la sedia a rotelle è un impedimento. Che significato attribuisce alla parola “limite”?

«Io penso che ognuno di noi abbia dei limiti, seppur diversi. Inizialmente ho provato rabbia, perché la mia vita era totalmente cambiata e il pensiero di non poter più fare molte cose che normalmente facevo mi rattristava. Col tempo, però, ho imparato a fare di quei limiti un punto fermo, cercando di oltrepassarli. Se ci sono impedimenti provo a cercare la soluzione per superarli al meglio, per cui non ho più problemi nell’affrontare anche solo psicologicamente ogni ostacolo che mi si presenta». 

 Ha dichiarato più volte di avere “una vita tragi-comica”, cosa intende?

«Sì, vero (dice ridendo). Ho provato a dare questa definizione alla mia vita perché è un mix tra il tragico e il comico. Ovviamente, la tragedia è legata all’incidente di 10 anni fa, ma i postumi e il presente lo vivo con ironia. Ad esempio, piccoli incidenti domestici, come ad esempio un piede che rimane incastrato e mi impedisce di muovermi, diventano comici se raccontati con la giusta visione e col sorriso. Ho trovato la chiave di svolta per vivere serenamente anche i piccoli disagi».

Per molti rappresenta un’icona. Come vive l’impatto con i social?

«Ricordo che un giorno stavo parlando, in una storia Ig, di un argomento della quotidianità, come faccio normalmente con mio marito.

Il riscontro mediatico che ho avuto è stato altissimo, tanto da pensare “Wow, mi sento ascoltata!” e questo è stato molto positivo. Quando fai parte di una minoranza, puoi anche urlare ma la gente non ti ascolta. Anche quando vuoi far valere un diritto, non si viene sempre ascoltati. Al contempo, ho capito la grande responsabilità che avevo sul web. Da una parte ho provato stupore, ma dall’altra ho capito che la mia voce veniva ascoltata e questo è incredibile. Mi piace il confronto che si può avere sui social, lo scambio di opinioni e, per fortuna, non ho trovato 'leoni da tastiera' che mi colpissero nel profondo».

Lei viaggia molto: ha trovato accessibilità ovunque?  

«No. La difficoltà maggiore per gli spostamenti l’ho riscontrata sicuramente a Roma. Accessibile per le attrazioni turistiche, ma meno nella quotidianità: camminare per le vie della città per una passeggiata o prendere i mezzi risulta faticoso. In giro per il mondo, invece, ho riscontrato diverse realtà. In Giappone mi sono trovata benissimo: ci sono stata due volte e ho trovato un paese con un’altissima attenzione ai disabili. Mentre in Sri Lanka ho avuto uno spiacevole soggiorno: ho percepito un alto livello di discriminazione. Pensavo di ricevere critiche e occhi indiscreti soltanto nelle piccole realtà, magari poco sviluppate, ma l’impatto in Sri Lanka mi ha lasciato un cattivo ricordo. La mia più grande sfida è quella di far capire al mondo del turismo accessibile di dover fare più informazione circa le difficoltà che si riscontrano viaggiando. Ho provato e, ancora provo, a contattare il Parlamento europeo per far attuare delle leggi: ora è tutto fermo, ma spero che un giorno ci sia qualcuno che mi ascolti, anche perché i fondi ci sono».

Presto sarà madre: quel 6 ottobre 2011, oggi, è una disgrazia o un caso fortuito?

«Bella domanda, difficile dare una risposta secca. Quando ripenso alla mia storia, mi rendo conto che è andata benissimo. Poteva essere un film finito molto male. Se all’inizio mi sentivo triste, sola, senza affetti, oggi sono nel pieno della serenità. È una cosa che è accaduta, mi ha fatto crescere tanto e soprattutto cambiare. Adesso sono contenta di tutte le scelte che ho fatto. Questa che sto vivendo è la mia terza vita: quella assieme ad Andrea e mio figlio, che nascerà a fine settembre. E anche lì, la vita ha scelto per me: la data prevista per il parto sarà proprio fine settembre o inizio ottobre. Se dovesse coincidere con la data dell’incidente potrei pensare che era tutto scritto, chissà?». 

Cosa consiglierebbe a chi deve affrontare il suo stesso percorso?

«La prima cosa che dico a tutti è “mi dispiace”. So bene la rabbia che si prova quando si vive una storia come la mia. E continuo dicendo di non ascoltare troppo la gente, perché questa è stata la mia più grande forza. Dando peso alle parole degli altri senza mettere mai in dubbio nulla, si rischia di farsi etichettare e diventare succubi di appellativi sgradevoli. Dopo 10 anni, mi capita di pensare e sperare in una cura futura che possa aiutare chi dovesse avere il mio stesso incidente. Sicuramente, portare i pensieri su un piano pratico aiuta a progredire».


Giulia Lamarca, la travel blogger racconta la sua rinascita su una sedia a  rotelle. «La vita ha scelto per me» L'INTERVISTA






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Una grandissima, affascinante donna, molto forte e amante della vita. 

Sono contenta di essere sua amica. , Ciotty


 
 
 

La Vespa più Special del mondo: completamente ricoperta da tremila francobolli

Post n°1157 pubblicato il 28 Giugno 2021 da Ciottolinadgl2
 

Tremila francobolli. Veri. Incollati su una Vespa 50 invece dell’album di un collezionista. La passione per realizzare quella che - a suo modo - è un’autentica opera d’arte moderna viene fuori dalle mani di Annarita Luzi, che da sempre prepara i piatti serviti nel ristorante di famiglia in piazza Duomo, a Tivoli. Il locale si chiama “La forma”. E forse non è un caso. 


Perché, poco per volta, in un certosino quanto difficilissimo puzzle composto da tremila francobolli, questa Vespa destinata alla rottamazione dopo più di 40 anni di onorato mestiere - appunto - invece ha ripreso vita e forma. 

«Mi sono fatta aiutare da mio figlio Daniele - racconta ora Annarita - e ho realizzato questo pezzo unico solo per Maria Cristina, mia figlia, in occasione del suo compleanno». Serviva un’idea originale e, voilà, ecco la Vespa francobollata. In realtà sono serviti due mesi di duro lavoro, soprattutto notturno: «Maria Cristina non doveva assolutamente scoprire le nostre intenzioni, la Vespa sarebbe stata una sorpresa da infiocchettare vicino alla torta con le candeline. Così abbiamo portato il mezzo nella mia camera da letto e impedito l’accesso a chiunque. Non è stato facile».

Soprattutto mettere una dopo l’altra quelle tesserine colorate che da sempre finiscono solo su lettere e cartoline. Eppure è tutto armonico: colori, dimensioni dei francobolli, linee di copertura della carrozzeria. La Vespa 3000 (francobolli) è stupenda, una gioia per gli occhi. Anzi, una star. Perché in pochi giorni, a Tivoli, tutti hanno almeno un selfie con il modello unico al mondo. 

«So che la Piaggio festeggia i 50 anni della sua strepitosa invenzione su due ruote - dice ancora Annarita -. Sarebbe bello andare in qualche esposizione». Solo per poche ore, però: Maria Cristina (la nuova proprietaria) tiene alla sua Vespa come fosse una figlia. Specie ora che il fratello Daniele l’ha completamente rimessa a nuovo. 
Il fatto è che pure mamma Annarita ci ha preso gusto. Così indica il prossimo modello da ornare di francobolli: «Una vecchia Fiat 500».






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Idea favolosa , Ciotty

 
 
 

E' morto Mandarino il gatto di 21 anni che aveva ritrovato la sua padrona dopo 8 anni

Post n°1156 pubblicato il 19 Marzo 2021 da Ciottolinadgl2
 

Ne avevo scritto qualche mese fa, per raccontare 

l'incredibile epilogo di questa storia.

Mandarino un anziano gatto di vent'anni, aveva 

ritrovato la sua proprietaria dopo otto anni grazie 

all'intervento dell'Enpa di Faenza che aveva messo 

un annuncio sulla sua pagina Facebook. 

Il 13 marzo Monica, proprietaria di Mandarino, 

ha condiviso sui suoi social un commovente 

messaggio di addio:“Mandarino, piccolino mio 

adorato – scrive Monica sul suo profilo Facebook

 - ce l'abbiamo messa tutta, ma questa volta sei volato 

via davvero... Il tuo grande cuore mi ha accompagnata 

per quasi 21 anni. So quanto mi hai amata... 

Sei tornato dopo più di 8 anni per concludere con me 

la tua avventurosa vita. Te ne sono grata, mio glorioso 

guerriero... Ora splendi nella Luce, corri su 

prati verdi, arrampicati sugli alberi in fiore, 

corri nel vento, mia splendida creatura... 

Aspettami sul ponte dell'arcobaleno. Tornerò a 

prenderti, amore mio”.

L'Ente Nazionale Protezione Animali con la sua 
Presidente Carla Rocchi esprime le
proprie condoglianze a Monica per la 
perdita del piccolo Mandarino.

Perde il suo gatto Mandarino e lo ritrova dopo 8 anni | Radio Bruno

Santino San Francesco d'Assisi con il Lupo Il Ponte dell'Arcobaleno ITA  10x5 | vendita _nline su HOLYART

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Mi dispiace tantissimo per Mandarino mi ero 
appassionata alla sua storia buon ponte 
dell'arcobaleno bimbo gatto meravigliosa creatura, Ciotty

 
 
 

Covid, anziana 80enne intubata nel reparto “bolla” può rivedere il suo adorato cane Whiskey

Post n°1155 pubblicato il 11 Febbraio 2021 da Ciottolinadgl2
 

Solo per pochi minuti, ma pieni di commozione e di intensità. 

Sono quelli che ha potuto vivere una donna 

di 80 anni ricoverata nella “bolla Covid” 

dell'ospedale di Arezzo quando ha potuto rivedere 

il suo cane, un barboncino di nome Whiskey, facendo 

registrare anche un miglioramento nelle sue condizioni 

psicologiche e anche fisiche. A raccontare l'esperienza 

la stessa Asl il cui personale sanitario ha reso possibile 

l'incontro tra l'anziana e il suo cane.

Ricoverata da una decina di giorni nel reparto 

di pneumologia dell'ospedale San Donato di Arezzo, 

la donna non migliorava. Da lì la decisione del 

primario Raffaele Scala di organizzare 

l’incontro con il barboncino, un’iniziativa resa 

possibile grazie alla collaborazione di tutto il personale 

sanitario che, con tutte le precauzioni, ha accompagnato 

e monitorato il cane fino al letto della donna che, intubata, 

appena l’ha visto ha avuto la forza di chiamarlo.

Covid, anziana 80enne intubata nel reparto “bolla” può rivedere il suo adorato cane Whiskey

-*-

Ma che dolcezza questa storia è proprio vero 

che gli animali sono speciali.... 

 
 
 

Ritrova il suo gatto dopo 8 anni grazie ad un post dell’Enpa su Facebook.

Post n°1154 pubblicato il 15 Gennaio 2021 da Ciottolinadgl2
 

Dodici anni insieme poi un giorno Mandarino esce 

e non torna più a casa. Monica, una musicista di 

Faenza, cerca il suo gatto ovunque: volantini, 

giornali, passaparola, social. Ma del suo micio 

nessuna traccia. Mandarino lo avevo incontrato 

la prima volta il 25 aprile del 2000, insieme ai 

suoi fratellini in un casolare di campagna di amici.

 Era stato subito amore a prima vista. 

Dopo pochi mesi insieme Monica aveva subito 

notato l’indole selvatica del suo gatto, la voglia 

di evadere ed esplorare e, nonostante lei avesse 

un giardino chiuso da 4 mura, il gattino aveva 

trovato più di un'occasione per riuscire a 

scappare in cerca di avventure. Una volta 

lo aveva persino ritrovato nel bagagliaio 

di una macchina con due persone a bordo 

che lo avevano sentito miagolare. Il 7 novembre 2012, 

però, Mandarino, subito dopo pranzo, mentre 

Monica sta andando a teatro per una prova 

generale dell’opera lirica (lei è una cantante lirica) 

che sta allestendo, è uscito ancora una volta, 

senza però fare più ritorno. Qualche settimana 

dopo un vicino di casa di Monica le racconta 

di averlo visto finire sotto una macchina e 

le confida che secondo lui probabilmente 

non ce l’ha fatta. Monica, che conosce 

Mandarino, un vero guerriero, non si dà 

per vinta e continua a cercarlo in tutti i 

modi per più di un anno. Una storia che sembra 

essere destinata al più triste dei finali, poi un giorno,

 nel 2018 otto anni, due mesi e 4 giorni dopo 

la sua scomparsa, una famiglia di Faenza, trova 

un gatto anziano con gravi problemi di salute in strada.

 Contatta l’Enpa di Faenza che lo recupera e 

lo affida alle cure veterinari dell'associazione 

per accertamenti e terapie. L’anziano gatto è 

disidratato, molto magro, provato dal freddo e 

completamente cieco ma risponde bene alle terapie. 

La famiglia che lo ha trovato ha preso a cuore 

il suo destino ed è disposta a prendersene cura. 

All’Enpa di Faenza arriva, però, una telefonata. 

E’ Monica, ha visto le foto del gatto anziano 

ritrovato su Facebook e pensa possa essere Mandarino. 

Invia anche delle foto e descrive delle caratteristiche 

del suo gatto che non sembrano lasciare molti dubbi. 

Monica non vede l'ora di riabbracciare Mandarino 

e si precipita nella sede dell'Enpa per riconoscere 

e incontrare l'anziano gatto. 

“Quelle immagini – raccontano le volontarie dell'Enpa 

di Faenza – non potremo mai dimenticarle. Nonostante

 le condizioni e l’età Mandarino ha riconosciuto subito 

Monica. Lei lo ha abbracciato, coccolato con gli occhi 

pieni di lacrime mentre Mandarino la contraccambiava 

con delicate testate e fusa. Eravamo tutti senza fiato. 

Questi sono i momenti in cui capisci l'importanza 

di non arrendersi mai. E un grazie speciale va a 

tutte quelle persone sensibili, come la famiglia 

che ha recuperato Mandarino, che non si girano 

dall'altra parte quando vedono un animale in difficoltà. 

Grazie di cuore!”Mandarino e Monica ora sono di nuovo insieme

sono di nuovo felici insieme. 

Il gatto sembra essersi ripreso completamente 

nonostante gli acciacchi dell’età, 21 anni. 

“E’ stato come ricominciare tutto da quel lontano 

giorno di autunno – racconta Monica – 

sono grata a tutte le persone che hanno reso 

possibile questo piccolo miracolo”.

Ritrova il gatto dopo otto anni grazie ad un post sui social

-*-

Una storia a lieto fine sono contenta che Monica abbia 

ritrovato il suo gatto, così almeno può vivere 

i suoi ultimi anni di vita felice. , Ciotty


 
 
 

Sulla tavola del Natale un "booster" di energia

Post n°1153 pubblicato il 18 Dicembre 2020 da Ciottolinadgl2
 

Pranzi di Natale e cenoni di Capodanno in tempi di pandemia: per combattere il Covid-19 dovranno avere qualcosa in più. Ovvero un tocco di salute a 360 gradi condito di energia e anche di fortuna benaugurante sotto forma di cibo.

Come dire che sulla tavola di queste feste così particolari non dovranno mancare gli alimenti cosidetti "booster" cioè veri e propri  caricatori energici  con vitamine. minerali e magnesio. E poi gli ingredienti anti ossidanti e tutti quei tesori alimentari che sono preziosi alleati del benessere. Utilissimi ancor di più in questo momento storico di forzata convivenza con il Coronavirus  in cui occorre aumentare le difese immunitarie a tutti i livelli psico-fisici. Per far fronte a stress e ansia per incertezze del futuro e ricaricarsi a tavola anche durante l'ultimo scorcio dell'anno. Puntando ad esempio su cibi completi come il miele e la frutta secca, simboli delle feste per eccellenza magari  da adoperare non solo come fine pasto ma proponendo  veri e propri  piatti in tutta salute. Da non dimenticare inoltre  un vero e proprio concentrato di energia anche di energia anche simbolica rappresentato dall'aglio che arricchisce l'organismo di allicina, zolfo, vitamine del gruppo B e ha proprietà anti batteriche; ce ne sono di tanti tipi e vari chef stellati gli danno grande importanza a questo alimento che si potrebbe definire quello invisibile del benessere fra i più forti in assoluto.
BOCCACCIO FRUTTA SECCA E MIELE | Dolci di frolla







AGLIO - Smart Food
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Quindi mangiate cibi energetici durante queste feste restate in famiglia e casa, non fate assembramenti, evitate baci e abbracci così sto Coronavirus prima ne va via e meglio è per tutti. 
BUON NATALE  E BUON 2021 CHE SIA MIGLIORE, PER DAVVERO, PER TUTTI.  
, Ciotty

 
 
 

Ragazza torinese doveva morire per la tetraparesi, oggi ha realizzato il suo sogno: Ha una scuola di danza inclusiva.

Post n°1152 pubblicato il 18 Settembre 2020 da Ciottolinadgl2
 

Virginia Di Carlo ha 27 anni, è affetta da tetraparesi spastica sin dalla nascita e secondo i medici non avrebbe mai camminato né avrebbe vissuto oltre i 18 anni. Invece Virginia è ancora qui, si è laureata, è diventata Cavaliere della Repubblica e con la forza che l’ha contraddistinta per tutta la vita è riuscita anche a realizzare il suo sogno: aprire, insieme alla sorella minore Martina, una scuola di danza per disabili e normodotati. Un progetto ambizioso, ma in fondo semplice per chi ha dimostrato coi fatti che nella vita, molte volte, nulla è impossibile.

Si chiama Special Angels Dance School, ha appena compiuto un anno e si trova a Druento (Torino), il piccolo centro dove Virginia e Martina vivono. Per realizzare il loro progetto, le sorelle Di Carlo si sono affidate al crowdfunding della piattaforma Eppela e a MSD, un’azienda farmaceutica che ha contribuito alla raccolta fondi con una generosa donazione. Il vero punto di forza della Special Angels è l’inclusività, di cui Martina, 23 anni, rivela il segreto: «Grazie alla danza, mia sorella ha trovato equilibrio ed autostima. Non ho mai visto una disabilità in mia sorella, l’ho sempre trattata come una bambina come me, come tutti. Anche oggi non vedo la disabilità, è ovvio che ci siano dei limiti perché alcuni non riescono a camminare bene o ad alzarsi perché costretti in carrozzina. Mia sorella sembrava non poter camminare da piccola, invece ci è riuscita, ha preso la patente, si è diplomata e laureata». Virginia, invece, spiega: «Abbiamo voluto una scuola di danza aperta a tutti, sia disabili che normodotati: il nostro scopo è quello di integrare tutti, perché siamo tutti uguali».
Il motto della Special Angels è una frase di Jim Morrison: «Ognuno di noi ha un paio di ali, ma solo chi sogna impara a volare». Una frase, questa, che sembra riassumere la stessa vita di Virginia, capace di andare oltre i limiti imposti dalla disabilità. Grazie alla passione per la danza, infatti, si è laureata in Scienze motorie con una tesi sulle danze paralimpiche ed è stata nominata, a soli 25 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Come è nata la vostra passione per la danza?
Martina: «I nostri genitori ballavano, avevano questa passione da sempre. I primi a fare danza siamo stati io e mio fratello maggiore, Michele. Virginia non c’era, mamma e papà erano un po’ preoccupati per la sua disabilità: lei non riusciva neanche a camminare e loro temevano ci potesse rimanere male. Poi, una volta venne a vedere una lezione di danza e l’insegnante aveva visto che Virginia era presa dalla musica e dal ritmo. Appoggiata al muro, aveva iniziato a fare dei passi e a quel punto l’insegnante le chiese: “Perché non balli?”. Da lì, anche lei ha iniziato a praticare la danza caraibica».
Il crowdfunding vi ha permesso di realizzare un sogno, oltre che un progetto ambizioso. Cosa vi ha spinto a tentare questa strada?
Virginia e Martina: «Nostra madre aveva contattato un ragazzo che si occupa di crowdfunding e abbiamo iniziato a farci pubblicità con alcuni video sui social. Da qui abbiamo iniziato a realizzare diverse interviste per la tv e per la radio, ma anche volantini e passaparola. In meno di due mesi siamo riuscite a raccogliere circa ventimila euro, di cui cinquemila donati direttamente da MSD».
Una cifra notevole, per un tempo così ristretto: ve lo aspettavate?
Virginia e Martina: «Non lo avremmo mai immaginato, infatti non smetteremo mai di ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuto e continuano a farlo. Grazie di cuore, ci avete permesso di realizzare un sogno che sembrava impossibile».
La vostra scuola è aperta esattamente da un anno anche se è rimasta chiusa per i mesi del lockdown. Qual è la situazione attuale?
Virginia e Martina: «Nella nostra scuola, prima dell’emergenza, avevamo 100 iscritti, anche se non tutti sono allievi effettivi, c’è chi si è iscritto semplicemente per fare una donazione e darci una mano. Prima dell’emergenza le persone avevano iniziato a conoscerci e a sostenerci, si erano interessate alle nostre attività, poi il Covid ci ha letteralmente buttato giù, un po’ come è successo a tutte le attività. Ma ora siamo pronte a recuperare tutto, i corsi non sono pienissimi ma piano piano cercheremo di tornare a pieno regime. Abbiamo allievi provenienti un po' da tutta la provincia di Torino».
Come funziona la vostra scuola?
Virginia e Martina: «Le lezioni durano un’ora: iniziamo con riscaldamento ed esercizi sulla specifica disabilità dei ragazzi. Con la musica montiamo una coreografia, che può essere individuale o di gruppo. Come tutte le scuole di danza, abbiamo tariffe diverse per le lezioni individuali o per quelle in gruppo. In media ci sono tre-quattro lezioni al giorno: noi insegniamo danze caraibiche, per le altre discipline abbiamo altri insegnanti, una dozzina in tutto. Da noi gli allievi possono imparare l’hip-hop, la danza classica, il reggaeton, ma ci sono anche corsi di yoga, pilates e altro: vogliamo che ognuno possa trovare l’attività giusta in base ai propri gusti e alle proprie predisposizioni».
Oltre alle danze caraibiche, di cui siete insegnanti esperte, avete delle passioni per altre discipline che avete coltivato nel tempo?
Martina: «Noi abbiamo sempre ballato esclusivamente le danze caraibiche, da quando eravamo piccole, e per questo insegniamo questa disciplina. Io poi ho fatto altri studi, ad esempio ho preso l’attestato da insegnante di kangoo power, una disciplina abbastanza nuova, simile alla zumba, che fa lavorare tutto il corpo e si fa con delle speciali scarpe con le molle».
Virginia: «Io mi sono specializzata proprio sulle danze caraibiche, come dimostra anche la mia tesi di laurea. Quel titolo di studio è molto importante per me, mi ha dato coraggio e consapevolezza nell’affrontare questa avventura».
Come si insegna la danza ai ragazzi disabili? Ci sono delle difficoltà particolari?
Martina: «Con i ragazzi disabili ho una marcia in più, sono positiva e cerco sempre di ottenere miglioramenti. Loro lo avvertono e per questo si affidano a noi».
Virginia: «A volte mi trovo un po’ in difficoltà con alcuni ragazzi che hanno una disabilità intellettiva, perché magari fanno fatica a relazionarsi con me e a vedermi come la loro insegnante».
L’esempio di quello che è riuscita a fare Virginia in tutta la sua vita, però, dovrebbe essere uno stimolo per tutti.
Virginia: «Io cerco di dare il meglio di me come insegnante. Non è colpa di questi ragazzi, semplicemente non riescono a percepire tutto questo. Comunque si tratta di pochi casi, la maggior parte dei miei allievi mi segue e si lascia incoraggiare. A volte gli allievi dicono: “Ma quello è impossibile per me”. Io rispondo sempre: “La parola impossibile non esiste, non la conosco”».
Martina: «A volte anche gli stessi genitori dei nostri allievi trattano diversamente Virginia, forse perché la disabilità non è ancora vista da tutti come una cosa normale. Siamo tutti uguali, ma c’è ancora chi non lo capisce».
Virginia: «La disabilità spesso viene vista in modo approssimativo, molte persone pensano: “Sei disabile, punto”. In realtà esistono tanti tipi di disabilità ma per comprenderlo forse serve un’apertura mentale diversa».
Molti ragazzi disabili sono allievi della vostra scuola dall’apertura: è questa la maggiore soddisfazione?
Virginia e Martina: «Molti genitori non avrebbero mai immaginato che i figli disabili potessero fare progressi e realizzare una coreografia dall’inizio alla fine. Ne abbiamo visti tanti felici e soddisfatti, perché grazie a noi i loro figli sono riusciti a sfruttare le loro potenzialità, spesso nascoste e difficili da intravedere».
Avete qualche appello da fare pubblicamente?
Virginia e Martina: «Sì, abbiamo un obiettivo che ci sta molto a cuore: permettere ai ragazzi disabili che non hanno possibilità economiche di poter frequentare corsi di danza. Invitiamo chi volesse aiutarci ad aderire al progetto ‘Adotta un ballerino’: con le donazioni si possono finanziare iscrizioni e borse di studio per consentire ai ragazzi che non possono permetterselo di frequentare le lezioni gratuitamente».
La Special Angels Dance School si trova in via Dante Alighieri 7/A, a Druento (Torino). Per informazioni è possibile contattare i numeri di telefono 335243018 e 0113323559 o visitare il sito. Per aderire al progetto ‘Adotta un ballerino’ è possibile effettuare una donazione tramite Iban (IT78G0306909606100000140989).













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Un'altra ragazza come Giulia da ammirare per quello che ha fatto nonostante la sua disabilità... bravissima anche la sorella e la famiglia che l'hanno sostenuta in questo suo sogno poter ballare e aprire una scuola di danza tutta sua. 
, Ciotty

 
 
 
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