Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

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Ma sai che "ditrasfrito" sarebbe stata una parola...
Inviato da: je_est_un_autre
il 20/10/2020 alle 09:12
 
i>...ops struttura trasferita.
Inviato da: gianor1
il 19/10/2020 alle 21:45
 
Il tuo scritto conforta una mia convinzione: l' ironia...
Inviato da: gianor1
il 19/10/2020 alle 21:44
 
Ma infatti.
Inviato da: je_est_un_autre
il 13/10/2020 alle 16:04
 
Avete indossato pinocchietti e marsupio, potete portare...
Inviato da: cassetta2
il 13/10/2020 alle 10:03
 
 

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Messaggi di Agosto 2020

 

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Post n°428 pubblicato il 23 Agosto 2020 da je_est_un_autre

Ho partecipato a un concorso letterario per monologhi teatrali: non ho vinto.
Me ne rendo conto, non è una gran notizia, soprattutto non è affatto sorprendente: non ho mai vinto niente, a nessun concorso letterario, mai. Nemmeno un terzo premio al concorso di racconti indetto dalla ProLoco di Roccafrescia, per dire.
Del resto quando le vado a rileggere mi stupisco io stesso di quanta temerarietà abbia avuto a spedire in giro certe schifezze. E' che mentre le scrivo penso: "...bello! qui sì che funziona! ...ahah! e senti qua che idea! grande, grande!..." ecc. Poi spedisco, perdo, rileggo e vedo tutte le imperfezioni, le banalità, le ripetizioni, la noia. Bah.
Comunque stavolta, più che mai avrei dovuto saperlo fin da subito, che non avrei avuto nessuna possibilità, fin dalla scelta del tema: il lockdown. Vien subito da dire: vabbè, che due palle. E' vero o no?
In più, bastava un piccolo ragionamento: come è possibile essere "nuovi", o interessanti, o accattivanti, scrivendo di un'esperienza che abbiamo vissuto tutti? e non solo le abbiamo vissute tutti, quelle esperienze lì, ma per molti aspetti si somigliano tantissimo tra loro. Chi è disposto a mettersi seduto in platea ad ascoltarti? O anche solo a leggerti? Chi è disposto a dare un grammo di attenzione a un teatro che interessa solo a chi l'ha scritto?
Poi, come se non bastasse, sembra già un fatto lontano, quel lockdown: nel frattempo abbiamo avuto a che fare col sollievo per averla quasi scampata, e già sono insorte le nuove preoccupazioni per dei numeri che non ci confortano affatto, anzi. Forse un altro problema è proprio questo: non fai in tempo a scrivere una cosa, su questi temi, che è già vecchia. Figurati la scrittura per il teatro, che è un'arte bisognosa di tempi di maturazione ampi, ampissimi.
Magari spedisco il mio lavoro al concorso di Roccafrescia, chiedendo che il monologo venga aperto nel 2070. Potrebbe essere un'idea.

 
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Piacevolezze del Ferragosto

Post n°427 pubblicato il 16 Agosto 2020 da je_est_un_autre

Per ferragosto sono stato a Bobbio. Figura nei Borghi più belli d'Italia, Bobbio, ma noi si è pensato: figurati se la gente va a Bobbio. Quel giorno lì va al mare, ai laghi,  la gente, mica nelle città d'arte. Ahah, li freghiamo tutti, noi.
Qualche sospetto ci è venuto uscendo dall'autostrada e imboccando un'ingolfatissima statale: ci siamo detti, strano tutto questo traffico, si vede che per andare al mare si passa per Bobbio, ma pensa.
Una volta arrivati sul posto, c'era tutto il mondo. Non solo c'era tutto il mondo, c'era anche il mercato: ed è incredibile la moltitudine di popolo che ama andare al mercato a Ferragosto. Abbiamo parcheggiato la macchina fuori dal centro, non senza qualche difficoltà, sulle sponde di un rivoluccio.
Sistemata l'auto ci siamo messi a cercare un ristorante: erano tutti completi. Non eravamo i soli, con questo problema. La transumanza dei cercatori di ristorante è diventata una disperata e infruttuosa ricerca di una mandria sempre più grossa e accaldata.
Alla fine, come altri, abbiamo optato per un bar coi tavolini di alluminio, saranno state le due. Ho detto: stiamo tranquilli, finito questo meraviglioso panino ci mettiamo a visitare la magnifica Bobbio! Ma al momento del caffè, si è messo a piovere.
Coi tuoni. E lì ci si è messo di mezzo il cane Spike, che coi temporali ha un pessimo rapporto. Non è facile scollare Spike dall'asfalto bagnato, quando si impunta.
Ho detto: vabbè, niente, ormai la giornata è andata, andiamo a recuperare la macchina e torniamo a casa, tanto...dov'è che l'abbiamo parcheggiata, pure?
Non ci ricordavamo.
Dopo un paio di giri del borgo senza che ci venisse in mente dove poteva essere il parcheggio, abbiamo fortunosamente ritrovato la stradina che conduceva al fiume. A quel punto pioveva a dirotto. Pensavo, spero che il rivolo non si gonfi così tanto da portarmi via la macchina. Per fortuna c'era ancora.
Ci siamo messi in macchina zuppi e col cane Spike aromatizzato alla pioggia.
Naturalmente a quel punto tutti i turisti ferragostani avevano avuto la stessa idea e la statale era peggio che all'andata: tempo di ritorno (complice una sosta in coda per un incidente): 4 ore.

E quindi? Ah, niente, è che mi ero ripromesso di parlarvi della bellissima Bobbio, oggi.
Ma credo di dover dare un'altra occhiata.
Magari non a Ferragosto.

 
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La fretta

Post n°426 pubblicato il 08 Agosto 2020 da je_est_un_autre

Non mi piace essere precipitoso. Ci penso, alle cose, prima di agire. Mi sembra un buon modo di affrontare i grandi cambiamenti: con calma, ponderando per bene.
Tipo cambiare operatore telefonico: erano tre anni che ci pensavo.
Poi l'altro giorno l'ho fatto, così, da un momento all'altro. Non so che m'è preso. Di punto in bianco, tac.
La sto pagando cara, ben mi sta.
Perchè tipo a quel punto si è presentato il problema: come spostare da qua a là, da una sim all'altra, tutta la rubrica? Mi è venuta l'ansia, sono corso subito da Aranzulla. Vado sempre da Aranzulla, io, mi fa stare tranquillo; dice sempre "mettiti seduto comodo sul divano, è semplicissimo". Dice sempre che è semplicissimo, Aranzulla.
Ho seguito passo passo i suoi consigli, seduto comodo sul divano.
Ma qualcosa dev'essere andato storto, adesso mi si è triplicata la rubrica, nomi gemelli sono spuntati ovunque. Tipo che avevo già tre "Dario" di ignota provenienza, adesso sono nove. Chissà chi sono.
L'ho sempre detto, io, che non bisogna essere precipitosi. Chissà che mi è preso.

 
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