2004 - “BLOG” PAROLA DELL’ANNOLa crescita esponenziale del numero dei blog, dichiarato a fine 2004 dall'autorevole Dizionario Merrian-Webster la parola dell'anno, trova giustificazione nelle accattivanti caratteristiche già riportate; tra noi italiani, caratterizzati per la voglia di interessarsi agli altri, e di intervenire facilmente su tutte le questioni, il fenomeno non poteva sfuggire. Ci sono voluti alcuni anni perché si affermasse nella sua portata attuale; dapprima ha interessato gli esperti di tecnologia, i politici e i giornalisti, che hanno usato lo strumento per riflettere sul proprio ruolo, ora però lo sviluppo si è potenzialmente allargato ad ogni utente della rete, e quindi sono inevitabilmente coinvolti anche gli studiosi, gli accademici e gli insegnanti.Le tappe principali sono così scandite:Il fiorire delle pagine web personali già agli albori del web, in piattaforme offerte da Geocities o da motori di ricerca famosi, pretendeva una grande voglia di scrivere e di apparire, però richiedeva anche un minimo di conoscenze tecnologiche, un uso anche minimo dell’html, e di strumenti specifici. Così furono disegnati anche i primi weblog (si veda la testimonianza di Rebecca Blood);successivamente nel 1997, Jorn Barger conia il termine weblog, troncato due anni dopo da Peter Merholz in blog: la parola si usò sia come sostantivo (blog come luogo in cui scrivere), sia come verbo (to blog: l'azione di gestire o di postare messaggi), e presto fu accessoriata di prefissi e suffissi vari: blogger, audioblog, fotoblog, blogrodeo, blogosfera, ecc.; di recente anche la Civiltà Cattolica (articolo molto ben costruito dal fine letterato e bloggista Antonio Spadaro S.I.) dà per affermata una teoblogia (teologia dei blog): si può accettare il suggerimento di coltivare una pedagogia dei blog con il termine pedablogia?continua....
I blog e i wiki in ambito didattico 4
2004 - “BLOG” PAROLA DELL’ANNOLa crescita esponenziale del numero dei blog, dichiarato a fine 2004 dall'autorevole Dizionario Merrian-Webster la parola dell'anno, trova giustificazione nelle accattivanti caratteristiche già riportate; tra noi italiani, caratterizzati per la voglia di interessarsi agli altri, e di intervenire facilmente su tutte le questioni, il fenomeno non poteva sfuggire. Ci sono voluti alcuni anni perché si affermasse nella sua portata attuale; dapprima ha interessato gli esperti di tecnologia, i politici e i giornalisti, che hanno usato lo strumento per riflettere sul proprio ruolo, ora però lo sviluppo si è potenzialmente allargato ad ogni utente della rete, e quindi sono inevitabilmente coinvolti anche gli studiosi, gli accademici e gli insegnanti.Le tappe principali sono così scandite:Il fiorire delle pagine web personali già agli albori del web, in piattaforme offerte da Geocities o da motori di ricerca famosi, pretendeva una grande voglia di scrivere e di apparire, però richiedeva anche un minimo di conoscenze tecnologiche, un uso anche minimo dell’html, e di strumenti specifici. Così furono disegnati anche i primi weblog (si veda la testimonianza di Rebecca Blood);successivamente nel 1997, Jorn Barger conia il termine weblog, troncato due anni dopo da Peter Merholz in blog: la parola si usò sia come sostantivo (blog come luogo in cui scrivere), sia come verbo (to blog: l'azione di gestire o di postare messaggi), e presto fu accessoriata di prefissi e suffissi vari: blogger, audioblog, fotoblog, blogrodeo, blogosfera, ecc.; di recente anche la Civiltà Cattolica (articolo molto ben costruito dal fine letterato e bloggista Antonio Spadaro S.I.) dà per affermata una teoblogia (teologia dei blog): si può accettare il suggerimento di coltivare una pedagogia dei blog con il termine pedablogia?continua....