Il saggio di Fabio Giglietto, pubblicato in questi giorni dal portale Indire, e segnalatomi da Stefania, cerca di dare risposta all’autenticazione del social software. Una prima risposta è quella della fiducia: “Si tratta di un mercato in cui la fiducia è tutto. Decidere in che negozio comprare un articolo, quale film andare a vedere al cinema o da quale medico rivolgersi per un certo problema di salute costituiscono classici esempi nei quali facciamo affidamento alle reti sociali per muoverci nella complessità. In genere si chiede consiglio a persone verso le quali nutriamo fiducia, se non altro rispetto al settore specifico di riferimento.”L’autore cita a tale proposito le strategie di “fidelizzazione” che si vanno sperimentando coi le diverse tipologie dei social software, dai blog all’enciclopedia collettiva Wikipedia al notiziario partecipato Wikinews, dove il controllo dei partecipanti è essenziale per garantire l’attendibilità di quanto pubblicato.Sulla base di “partecipazioni in rete”, in qualche modo funzionano gli algoritmi dei motori di ricerca più apprezzati, ed anche i siti che catalogano le pagine dei blogger. Ma oltre al problema delle etichette descrittive, l’autore solleva anche il problema del “pubblico”: chi è il pubblico della mia pagina, e che rapporto posso dare per scontato con esso?
Pubblico, social software e media
Il saggio di Fabio Giglietto, pubblicato in questi giorni dal portale Indire, e segnalatomi da Stefania, cerca di dare risposta all’autenticazione del social software. Una prima risposta è quella della fiducia: “Si tratta di un mercato in cui la fiducia è tutto. Decidere in che negozio comprare un articolo, quale film andare a vedere al cinema o da quale medico rivolgersi per un certo problema di salute costituiscono classici esempi nei quali facciamo affidamento alle reti sociali per muoverci nella complessità. In genere si chiede consiglio a persone verso le quali nutriamo fiducia, se non altro rispetto al settore specifico di riferimento.”L’autore cita a tale proposito le strategie di “fidelizzazione” che si vanno sperimentando coi le diverse tipologie dei social software, dai blog all’enciclopedia collettiva Wikipedia al notiziario partecipato Wikinews, dove il controllo dei partecipanti è essenziale per garantire l’attendibilità di quanto pubblicato.Sulla base di “partecipazioni in rete”, in qualche modo funzionano gli algoritmi dei motori di ricerca più apprezzati, ed anche i siti che catalogano le pagine dei blogger. Ma oltre al problema delle etichette descrittive, l’autore solleva anche il problema del “pubblico”: chi è il pubblico della mia pagina, e che rapporto posso dare per scontato con esso?