CONTRAMUNNEZZA

"Ecoballe"


da rete civica di Napoli:
Le...nuove piramidi campaneLe "ecoballe", nuove "piramidi" campane che rappresentano un vero e proprio "museo iperealistico della speculazione umana", si aggirano intorno agli 8 milioni di tonnellate, di cui circa la metà sono poste sotto sequestro giudiziario. Si tratta di cumuli ormai "mummificati" per i quali non persiste più il pericolo tossico del percolato, che è stato purtroppo già ampiamente assorbito dal terreno dei cosiddetti "siti di stoccaggio", poiché questi siti sono privi di strutture atte al contenimento dello stesso.Innanzitutto, quindi, è necessaria una pronta, ampia ed opportuna opera di bonifica del terreno interessato e di quelli limitrofi per salvaguardare la salute dei cittadini.Persiste, invece, il rischio realistico che le "ecoballe" contengano sostanze illecite, tossiche e contaminazioni radioattive derivanti da scarti di origine ospedaliera, già in passato più volte rilevati, ma facilmente rintracciabili con opportuni controlli.Prima di ogni altra cosa, dunque, ed è impensabile procedere diversamente, si dovrà provvedere a caratterizzazioni per campione su gruppi di uguale provenienza, facilmente identificabili attraverso analisi di laboratorio presso istituti accreditati, al fine di rintracciare e classificare il tipo di rifiuto impacchettato ed individuarne eventuali rifiuti tossici o radioattivi. Le balle che dovessero risultare tossiche o radioattive andranno, quindi, classificate per poi essere trattate secondo gli specifici processi di trattamento come previsti per legge.Le balle, invece, che non dovessero risultare né tossiche, né radioattive, andranno aperte per permettere il recupero di tutta la materia recuperabile, quale cartone, legno, plastica, vetro, alluminio, presso gli impianti di trattamento e vagliatura già esistenti opportunamente revisionati, oppure attraverso la creazione ad hoc di un nuovo impianto di TMM (Trattamento Meccanico Manuale) che permette il recupero totale della materia e che dà origine ad una nuova filiera del recupero e, di conseguenza, a nuova occupazione sul territorio.La materia recuperata, quindi, andrà immessa nelle relative filiere di produzione.Tenendo presente che il livello di umidità delle "ecoballe" è attualmente vicino allo zero, il materiale residuo risulterà essere materiale inerte, quindi non più dannoso, e potrà essere riutilizzato per il recupero ambientale delle cave dismesse.E' bene ribadire che in nessun caso le "ecoballe" potranno essere utilizzate per il cosiddetto "recupero energetico", né nell'impianto di Acerra, né altrove: sia per il principio di Lavoisier, ovvero "nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma", che rende improponibile l'incenerimento dei rifiuti quale soluzione allo smaltimento, sia per la vasta produzione scientifica internazionale sulla dannosità dell'incenerimento (come ad esempio lo "Studio sulla mortalità infantile nei distretti circostanti l'inceneritore di Kirklees").Esistono, dunque, delle soluzioni percorribili che permettono il recupero totale della materia e che generano opportunità di lavoro per moltissimi cittadini campani, invece del lucro milionario per pochi.Tutto ciò, inoltre, è realizzabile senza prevedere ulteriori carichi né per l'ambiente né per la collettività.Così come previsto dal contratto d'appalto, infatti, si tratta di un problema della Fibe che ne è stata la causa (vedi libro "Ecoballe" di Paolo Rabitti).E quindi è a carico di quest'ultima, ossia dei responsabili di questo disastro ambientale, che dovrebbe essere posto il costo e l'onere dello smaltimento.Altro che mettere le "ecoballe", come ha fatto la Fibe, a garanzia dell'ingente finanziamento ottenuto dal sistema creditizio in vista della realizzazione del Ponte sullo Stretto!(paola nugnes, giuseppe cristoforoni)