
L’incidente in motorino.
Sei lì, libero, su quella sella consumata mentri sfrecci costringendo la strada ad aprirsi al tuo passaggio.
Sei lì, solo, con l’introversa compagnia del rombo del tuo motore, instancabile cantore di una poesia a cui mancano solo le parole.
Il vento tra i capelli è la tua sola preoccupazione e il tuo unico piacere; la velocità nasconde tutto il resto alla tua mente.
E finalmente sei costretto a smettere di pensare e di indagare ogni cosa e la tristezza può fuggire dai tuoi occhi poiché ormai non c’è niente che non ti scivoli via, spazzata irremediabilmente lontano dall’abbandono, con la stessa forza con cui il vento ti colpisce la faccia.
E mentre già danzavi sulle note di quella felicità e un’estasi con voracità si impadroniva del tuo corpo, un raggio di sole invidioso della tua fortuna, decise di morire sulla tua faccia colorandotela attraverso il parabrezza. E quella piccola luce eroica, volendo dimostrare tutto il suo coraggio nell’affrontare la morte, fece l’unica cosa che le era stata insegnata: brillò.
La luminosità che seguì, forse ampliaficata dal pezzo di plastica colpito, durò per un accecante e improvviso attimo tanto che ti costrinse a socchiudere quelle splendide gemme con cui guardi il mondo.
Ma già nell’istante successivo i tuoi occhi si sono dovuti confrontare con uno strano tramonto rosso, dipinto più dal sangue che dal sole, ed è stata subito sera.
Una fredda sera. Alba di un’eterna e consolante notte piena di stelle.