Franco Quadri o la passione teatrale. Così - parafrasando l'«Elvira o la passione teatrale» di Jouvet messa in scena da Strehler - potremmo sintetizzare la multiforme figura dello scrittore, saggista, traduttore e editore spentosi l'altra notte, a 74 anni, nella sua Milano. Giacché tutta la vita di Franco s'identificò con il teatro, nel segno, appunto, di una passione da intendersi nel doppio senso di slancio sentimentale e, per i sacrifici (anche economici) che gl'impose, di fatica spinta sino ai limiti della sofferenza. Critico teatrale prima di «Sipario», poi di «Panorama» e infine de «La Repubblica», Quadri, in quanto saggista, fu autore di opere fondamentali come, sul piano monotematico, «Il rito perduto: Luca Ronconi» (1973) e, su quello sistematico, «L'avanguardia teatrale in Italia» (1977), articolatissimo censimento di tutto quanto di decisivo la sperimentazione produsse fra il '60 e il '76, dalle cantine romane alla nascita delle prime cooperative. Ma, poi, Quadri fu anche il fondatore della più importante casa editrice teatrale italiana, la Ubulibri, e l'autentica anima d'istituzioni quali il Premio Ubu, il Premio Riccione, il Premio Europa per il Teatro e l'École des Maîtres, oltre che, fra l'83 e l'86, il prestigioso direttore della sezione Teatro della Biennale di Venezia. E non poco spazio editoriale dedicò, fra l'altro, alla più significativa drammaturgia napoletana della stagione cosiddetta «post-eduardiana». Pubblicò, per esempio, «L'angelico bestiario» e la «Quadrilogia di Santarcangelo» di Moscato, tutto il teatro di Ruccello e, giusto, il mio saggio su Santanelli, Ruccello e Moscato, «Il rito, l'esilio e la peste». E di Ruccello stavamo preparando il volume degli inediti. Adesso non mi resta che condividere le parole di Ronconi: «Con Franco Quadri perdo un prezioso punto di riferimento per il mio lavoro, ma soprattutto un grande amico». Enrico Fiore(«Il Mattino», 28 marzo 2011)
Franco Quadri, una vita per il teatro
Franco Quadri o la passione teatrale. Così - parafrasando l'«Elvira o la passione teatrale» di Jouvet messa in scena da Strehler - potremmo sintetizzare la multiforme figura dello scrittore, saggista, traduttore e editore spentosi l'altra notte, a 74 anni, nella sua Milano. Giacché tutta la vita di Franco s'identificò con il teatro, nel segno, appunto, di una passione da intendersi nel doppio senso di slancio sentimentale e, per i sacrifici (anche economici) che gl'impose, di fatica spinta sino ai limiti della sofferenza. Critico teatrale prima di «Sipario», poi di «Panorama» e infine de «La Repubblica», Quadri, in quanto saggista, fu autore di opere fondamentali come, sul piano monotematico, «Il rito perduto: Luca Ronconi» (1973) e, su quello sistematico, «L'avanguardia teatrale in Italia» (1977), articolatissimo censimento di tutto quanto di decisivo la sperimentazione produsse fra il '60 e il '76, dalle cantine romane alla nascita delle prime cooperative. Ma, poi, Quadri fu anche il fondatore della più importante casa editrice teatrale italiana, la Ubulibri, e l'autentica anima d'istituzioni quali il Premio Ubu, il Premio Riccione, il Premio Europa per il Teatro e l'École des Maîtres, oltre che, fra l'83 e l'86, il prestigioso direttore della sezione Teatro della Biennale di Venezia. E non poco spazio editoriale dedicò, fra l'altro, alla più significativa drammaturgia napoletana della stagione cosiddetta «post-eduardiana». Pubblicò, per esempio, «L'angelico bestiario» e la «Quadrilogia di Santarcangelo» di Moscato, tutto il teatro di Ruccello e, giusto, il mio saggio su Santanelli, Ruccello e Moscato, «Il rito, l'esilio e la peste». E di Ruccello stavamo preparando il volume degli inediti. Adesso non mi resta che condividere le parole di Ronconi: «Con Franco Quadri perdo un prezioso punto di riferimento per il mio lavoro, ma soprattutto un grande amico». Enrico Fiore(«Il Mattino», 28 marzo 2011)