Non voleva finire più, l'altra sera al Nuovo, l'applauso che un Enzo Moscato evidentemente commosso «girava», quasi abbracciandola da dietro, a quella sedia vuota ricoperta di un tulle e uno scialle spagnolo rossi. E così l'Assente che si festeggiava in memoria ha potuto per qualche minuto smentire la rumba gitana dei Gipsy King che va e viene nello spettacolo, pena e sorriso insieme: «Tu vuoi tornare / e non ti vedo più». Già, è stata davvero speciale - ad apertura di stagione nella sala di via Montecalvario, che fu la casa di Annibale Ruccello - la riproposta di «Compleanno», il testo che Moscato scrisse subito dopo la tragica morte, nell'86, del drammaturgo stabiese. Sulla destra, il tavolo con lo spumante, una coppa e le cinque rose di Jennifer. Ma sono rose finte, e quando Enzo tenta di brindare, quel semplice gesto si trasforma in uno spasmo atroce, con lo spumante che gli trabocca sulla faccia come una viscida bava. E intatta resta la torta con le candeline accese. Poi, però, prende il via l'allegrissima corsa di Cartesiana, il transessuale di Moscato che, giusto, sogna vorticosamente di reinventarsi la vita. Infatti, qui si parla d'amore, sempre e comunque. La separazione e il vuoto sono il naturale portato della vita, nel solco dei giorni che passano: perché la vita, se la desideri, ti ricambia di desiderio fino al punto di divorarti. Ed è per questo che può insistere a ripetersi - tenera e testarda, indomita e indifesa - la cantilenante domanda: «Lo sai di chi è il compleanno oggi, lo sai di chi è, chi è?». Non a caso, del resto, «Compleanno» aveva, quando nacque, il sottotitolo «Citazione del sentimento». E non a caso, per questa sua nuova edizione, Moscato affida a Giuseppe Affinito, a mo' di epigrafe, le opportune parole di Manganelli: «Il giovane effimero dispone di una densità di destino, di una lucida, ossessiva concentrazione al proprio breve compito. Una coscienza limpida dell'itinerario, per cui il morituro illumina il vivente». In varie riprese, nello spettacolo si sente anche il fratello di Moscato, Salvio, che canta accompagnandosi con la chitarra la favola antica e terribile dell'«Auciello grifone». Fu l'ultima cosa che registrò Salvio, quindi arrivò la malattia che gli tolse prima la voce e infine la vita. Ma ecco, quella voce torna: e persino più emozionante, senza l'impaccio del corpo. Di modo che «Compleanno» diventa una koinè di affetti e affinità che non conosce il ricatto della nostalgia. Enrico Fiore(«Il Mattino», 8 ottobre 2011)
L'abbraccio di Moscato a Ruccello
Non voleva finire più, l'altra sera al Nuovo, l'applauso che un Enzo Moscato evidentemente commosso «girava», quasi abbracciandola da dietro, a quella sedia vuota ricoperta di un tulle e uno scialle spagnolo rossi. E così l'Assente che si festeggiava in memoria ha potuto per qualche minuto smentire la rumba gitana dei Gipsy King che va e viene nello spettacolo, pena e sorriso insieme: «Tu vuoi tornare / e non ti vedo più». Già, è stata davvero speciale - ad apertura di stagione nella sala di via Montecalvario, che fu la casa di Annibale Ruccello - la riproposta di «Compleanno», il testo che Moscato scrisse subito dopo la tragica morte, nell'86, del drammaturgo stabiese. Sulla destra, il tavolo con lo spumante, una coppa e le cinque rose di Jennifer. Ma sono rose finte, e quando Enzo tenta di brindare, quel semplice gesto si trasforma in uno spasmo atroce, con lo spumante che gli trabocca sulla faccia come una viscida bava. E intatta resta la torta con le candeline accese. Poi, però, prende il via l'allegrissima corsa di Cartesiana, il transessuale di Moscato che, giusto, sogna vorticosamente di reinventarsi la vita. Infatti, qui si parla d'amore, sempre e comunque. La separazione e il vuoto sono il naturale portato della vita, nel solco dei giorni che passano: perché la vita, se la desideri, ti ricambia di desiderio fino al punto di divorarti. Ed è per questo che può insistere a ripetersi - tenera e testarda, indomita e indifesa - la cantilenante domanda: «Lo sai di chi è il compleanno oggi, lo sai di chi è, chi è?». Non a caso, del resto, «Compleanno» aveva, quando nacque, il sottotitolo «Citazione del sentimento». E non a caso, per questa sua nuova edizione, Moscato affida a Giuseppe Affinito, a mo' di epigrafe, le opportune parole di Manganelli: «Il giovane effimero dispone di una densità di destino, di una lucida, ossessiva concentrazione al proprio breve compito. Una coscienza limpida dell'itinerario, per cui il morituro illumina il vivente». In varie riprese, nello spettacolo si sente anche il fratello di Moscato, Salvio, che canta accompagnandosi con la chitarra la favola antica e terribile dell'«Auciello grifone». Fu l'ultima cosa che registrò Salvio, quindi arrivò la malattia che gli tolse prima la voce e infine la vita. Ma ecco, quella voce torna: e persino più emozionante, senza l'impaccio del corpo. Di modo che «Compleanno» diventa una koinè di affetti e affinità che non conosce il ricatto della nostalgia. Enrico Fiore(«Il Mattino», 8 ottobre 2011)