CONTROSCENA

L'illusionista nell'ascensore


«Musical fantasy in 3D live». Questo il pomposo sottotitolo di cui si fregia «L'arca di giada», lo spettacolo in scena ancora oggi al Bellini. Ma, per la verità, bisognerebbe sostituire «fantasy» con «mistery»: nel senso, per cominciare, che appunto un mistero risultano gli annunciati effetti tridimensionali. Qui c'è soltanto la proiezione di un cartone animato che, non essendo stati distribuiti agli spettatori gli appositi occhialini, si vede come un filmato tradizionale.   Per il rimanente - i testi sono di Daniela Fusco, le musiche e la regia di Toni Verde - ci si muove, stancamente e confusamente, fra il ricalco di «Amici», gli stilemi dell'opera lirica, le schitarrate pop-rock, le acrobazie circensi, «Avatar», i Manga giapponesi e così via scimmiottando e approssimando. Né meno arrancante e misteriosa appare la trama: si riesce vagamente ad intuire che ci parla di una principessa, Gioviska, e di un giramondo, Sansar, innamorati persi, sì, ma soprattutto persi nella caotica ricerca della magica pietra di giada del titolo, simbolo della concordia universale.   Come se non bastassero questi, agli spettatori toccano anche gli altri misteri costituiti, poniamo, dall'illusionista che va su e giù in una cabina d'ascensore dalla forma gotica e dal ballerino truccato da cigno che ad intervalli più o meno regolari irrompe a farsi una piroettante passeggiata fra i despoti, i mostri e gli sciamani evocati dalla Fusco. Né più plausibile (per adoperare un eufemismo) riesce l'interazione fra i personaggi del filmato e gli attori in carne ed ossa.   Fra questi ultimi si distingue appena, per la voce, Piero Mazzocchetti nel ruolo del saggio Igar. Alla «prima» teatro semivuoto e consistenti fughe nell'intervallo.                                                             Enrico Fiore(«Il Mattino», 18 dicembre 2011)