CONTROSCENA

Se il genio di Aladin somiglia a Silvan


Forse non il primo in assoluto, ma certo è stato uno dei primissimi esempi di Bildungsroman, ovvero del romanzo di formazione. Infatti, la «Storia di Aladino e della lampada meravigliosa», fra i più noti racconti de «Le mille e una notte», si traduce - al di là degli spunti magici - nell'analisi della crescita di un giovane, che impara a conoscere e valutare il mondo e la vita trascorrendo dall'irresponsabilità alla saggezza. E la morale è che Aladino, pur nato poverissimo, sceglie di utilizzare i poteri della lampada non per accumulare ricchezze, ma solo allo scopo di realizzare il proprio sogno d'amore.   Ebbene, il pregio non trascurabile di «Aladin» - il musical di Stefano D'Orazio in programma all'Augusteo - sta nel fatto che, senza rinunciare al tono proverbiale e leggero della favola (garantito, del resto, dalle scene di Aldo De Lorenzo, dai costumi di Sabrina Chiocchio e dalle coreografie di Fabrizio Angelini), non ne cancella i contenuti profondi. Faccio, al riguardo, appena un esempio. Adesso il nome della principessa amata da Aladin non è quello originario, Bedrulbudur, bensì l'assai più «cristiano» (e ripreso dall'«Aladdin» disneyano) Jasmine. Ed ecco la proverbialità e la leggerezza. Ma poi Jasmine si rivela un'autentica femminista ante litteram, cantando: «Sarò soltanto donna, solamente mia, / innamorata forse di un'idea / che so che è quella giusta». Ed ecco i contenuti profondi.   Tanto garbati quanto pertinenti si rivelano anche i rimandi all'attualità: vedi, poniamo, la sfera di cristallo dell'indovina Lunatica messa fuori gioco dal passaggio al digitale terrestre e la precisazione che tra i desideri di Aladin non c'è quello di diventare calciatore o velina. E per di più, l'ex batterista D'Orazio si concede in proposito persino dell'ironia autobiografica, quando fa dire al genio della lampada: «Non posso rimettere insieme i Pooh».   Peraltro, questo genio è diventato, come volevasi dimostrare, un mago alla Silvan, dedito ad ogni sorta di giochi di prestigio. E il resto, naturalmente, è affidato alle musiche accattivanti degli stessi Pooh e agli effetti speciali: primo fra tutti quello del famoso tappeto che vola, appeso a dei fili invisibili, tra costellazioni e arcobaleni caleidoscopici disegnati col laser.   Adeguate a un contesto del genere, infine, la regia, dello stesso Angelini, e la prova degl'interpreti: si distinguono, accanto al mattatore Manuel Frattini (Aladin, ovviamente), innanzitutto Roberto Ciufoli nel ruolo del genio e, fra gli altri, Valentina Spalletta (Jasmine), Silvia Di Stefano (Shadia), Simone Sibillano (Jafar) e Andrea Spina (Jago). Applausi a scena aperta accompagnati, al termine dello spettacolo, da cori di acclamazione.                                                     Enrico Fiore(«Il Mattino», 8 marzo 2011)