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Il teatro visto da Enrico Fiore

 

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Un Festival con due anime

Post n°452 pubblicato il 25 Giugno 2011 da arieleO
 

Intendiamoci, è importante che il Napoli Teatro Festival Italia sia stato salvato. Ma risulta piuttosto difficile esprimere un giudizio sul programma di questa sua quarta edizione: siamo di fronte a un ibrido, determinato dalla compresenza (e dallo scontrarsi) dell'idea di teatro e delle scelte del direttore precedente, Renato Quaglia, e dell'idea di teatro e delle scelte di quello attuale, Luca De Fusco. Per riassumere con un solo esempio, abbiamo da un lato «Le dragon bleu» di Lepage e dall'altro «L'opera da tre soldi» di Brecht, diretta dallo stesso De Fusco e interpretata da Lina Sastri e Massimo Ranieri. Come dire la sperimentazione più avanzata e la tradizione più consolidata.
   Certo, non mancano le proposte irrituali: e penso, in proposito, soprattutto a «La tempesta» secondo Declan Donnellan, considerato da Peter Brook uno dei maggiori specialisti odierni di Shakespeare. Però, in generale, l'impressione è che al nuovo sia stato dato poco spazio. Il teatro di ricerca si affida quasi esclusivamente alla coppia Luigi De Angelis-Chiara Lagani, ovvero a quella compagnia Fanny & Alexander che stavolta si confronta col mito di Lawrence d'Arabia. Non si poteva, mettiamo, inserire nel cartellone (e sarebbe stato in qualche modo obbligatorio, qui a Gomorra) «Mamma mafia» di Latella, che appena qualche settimana fa è andato in scena alla Schauspielhaus di Colonia?
   Con ciò mi riferisco anche all'altra opzione di fondo che caratterizza, insieme, il cartellone del Festival e quello dello Stabile, sempre diretto da De Fusco: l'occhio di riguardo accordato ai nomi di spicco napoletani. Va benissimo, per carità; ma non ci si fermi ai «soliti noti», che per giunta spopoleranno, nella stagione invernale, in più d'uno dei teatri cittadini. Fuori dai denti, tutto il rispetto per i citati Sastri e Ranieri, tutto il rispetto per Mariano Rigillo e Bruno Garofalo, a patto, comunque, che uguale rispetto venga riservato - tanto per fare due nomi ovvi - a Toni Servillo e a Carlo Cerciello.
   Nel merito, per di più, salta subito agli occhi l'assenza dei principali autori della stagione cosiddetta «post-eduardiana», dai più anziani (Santanelli e Moscato) ai più giovani (Cappuccio e Borrelli). E in particolare pesa come un macigno l'assenza di Annibale Ruccello, del quale - in costanza di Festival (il 12 settembre) - cadrà il venticinquesimo anniversario della prematura e tragica scomparsa. Per l'occasione, non si poteva (è ancora un esempio) far vedere finalmente la luce della ribalta all'inedito «I gingilli indiscreti», tratto da «I gioielli indiscreti» di Diderot e scritto per la grande Barbara Valmorin, sua custode sempre appassionata ma sempre più sconfortata?
   D'accordo, i soldi si son ridotti al proverbiale lumicino e questa quarta edizione del Napoli Teatro Festival Italia sconta, di sovrappiù, per l'appunto i vincoli della transizione. Ma proprio per onorare e far fruttare il merito di aver salvato la manifestazione, occorre che chi adesso ne ha la responsabilità non dimentichi - e con ciò ripeto quanto già scrissi presentando la prima edizione del Festival - che il teatro, l'arte sociale per eccellenza, o è ricerca o, puramente e semplicemente, non è.

                                                   Enrico Fiore

(«Il Mattino», 25 giugno 2011)

 
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Utente non iscritto alla Community di Libero
carlo cerciello il 30/06/13 alle 15:23 via WEB
..sbirciando tra le tue sempre interessanti recensioni, ho trovato questo articolo di cui non conoscevo l'esistenza ... fosti molto carino e affettuoso nei miei confronti, citandomi insieme a Servillo, oltre ad essere profetico perché da allora non ho lavorato più con queste strutture pubbliche (anche per una mia scelta politica precisa) perciò, ti ringrazio della tua stima passata e di quella che eventualmente mi accorderai in futuro, sempre che per te, eventualmente, l'abbia meritata ... il teatro è sabbia come la visionarietà che realizza e ogni volta si riparte daccapo, ma la legge non è uguale per tutti e c'è chi riparte sempre dallo stesso punto, "monumentale" come le istituzioni che lo "mantengono", "vuoto" come il suo teatro privo di qualsiasi "urgenza" ... grazie, ancora, anche se in ritardo ... carlo cerciello
 
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