Mi sento Imbrigliata in situazioni che non mi rendono felice. Questo sono. Imprigionata in una vita che non mi soddisfa, legata a persone che hanno dato, ricordi, passati, affetti sbiaditi ormai svaniti. Angosciata da quello che potrei perdere se solo rischiassi, dalla paura che forse non ce la farei, da una strada che mi sembra troppo lunga e troppo ripida da affrontare da sola. Mi costringo ad andare avanti senza un vero motivo, solo perché fin’ora è stato così, solo perché non conosco nient’altro che questa realtà. Mi chiedo se magari esiste qualcosa di meglio, di più di quello che ho, e se forse non sarebbe meglio provare ad arrivarci. Sono viva per metà, il più delle volte. Respiro senza saperlo, per la maggior parte del tempo. Non sò neanche più che sapore abbia la libertà perchè mi costringo a tenerla lontana da me, spaventata dalla sua ampiezza, da un cielo in cui si può annegare. Tengo tutte le luci spente per non vedere dove stò andando a finire, ottenebrando la mente perchè porgermi troppe domande mette angoscia, mi costringe a vedere le cose come stanno, a capire che magari stò sbagliando, che esiste una possibilità di cambiare ma fa troppa paura per accettarla. Rimango stesa come un cadavere aspettando che un raggio di sole mi scaldi il corpo, nudo e freddo, immobile senza passione. Mi convinco che rinunciare sia meno rischioso che provare, e che accettare le cose come stanno non voglia dire accontentarmi. Leggo che nella vita va così, che per tutti è uguale, che le favole non esistono e che i miei problemi del cazzo ce li hanno tutte le persone e che, in fondo, sono fortunata ad avere quello che ho. Lotto contro l’istinto che mi urla dentro e mi porterebbe ad andarmene, a mollare tutto, a vivere. Agisco ormai solo razionalmente, ascoltando il cervello che valuta le cose per quello che vede, per come stanno veramente. Lui, che conosce la realtà e lascia da parte il male alla pancia dell’emozione. Sono incatenata. Impotente. Senz’aria. Non stò nuotando, stò facendo il morto, rimango a galla. Sopravvivo. Torturando il corpo con mille sigarette e vodka, dormendo per non pensare, risvegliandomi con l’angoscia, chiudendomi in casa per evitare che qualcosa di nuovo e spaventoso mi metta di fronte alle mie paure. Che mi costringa a cambiare, che mi porti fuori dalla strada dell’ordinario, che mi faccia pensare di poter, sì, mollare tutto. Che mi apra la mente alla possibilità che ci sia qualcosa di diverso, anche se non lo conosco. Che mi possa cambiare. Che perdere, a volte, ti rende più felice che partecipare. E che vincere non è sempre tutto. Ho paura. Sono terrorizzata dalla vita, dal vivere, dallo sbagliare qualcosa, dal pentirmi, dall’avere rimorsi o rimpianti. Vivo dentro la mia testa non chiedendo le risposte a nessuno fuorchè me stessa, convincendomi che ho ragione, creando una realtà che non possa farmi male.
pensieri insonni
Mi sento Imbrigliata in situazioni che non mi rendono felice. Questo sono. Imprigionata in una vita che non mi soddisfa, legata a persone che hanno dato, ricordi, passati, affetti sbiaditi ormai svaniti. Angosciata da quello che potrei perdere se solo rischiassi, dalla paura che forse non ce la farei, da una strada che mi sembra troppo lunga e troppo ripida da affrontare da sola. Mi costringo ad andare avanti senza un vero motivo, solo perché fin’ora è stato così, solo perché non conosco nient’altro che questa realtà. Mi chiedo se magari esiste qualcosa di meglio, di più di quello che ho, e se forse non sarebbe meglio provare ad arrivarci. Sono viva per metà, il più delle volte. Respiro senza saperlo, per la maggior parte del tempo. Non sò neanche più che sapore abbia la libertà perchè mi costringo a tenerla lontana da me, spaventata dalla sua ampiezza, da un cielo in cui si può annegare. Tengo tutte le luci spente per non vedere dove stò andando a finire, ottenebrando la mente perchè porgermi troppe domande mette angoscia, mi costringe a vedere le cose come stanno, a capire che magari stò sbagliando, che esiste una possibilità di cambiare ma fa troppa paura per accettarla. Rimango stesa come un cadavere aspettando che un raggio di sole mi scaldi il corpo, nudo e freddo, immobile senza passione. Mi convinco che rinunciare sia meno rischioso che provare, e che accettare le cose come stanno non voglia dire accontentarmi. Leggo che nella vita va così, che per tutti è uguale, che le favole non esistono e che i miei problemi del cazzo ce li hanno tutte le persone e che, in fondo, sono fortunata ad avere quello che ho. Lotto contro l’istinto che mi urla dentro e mi porterebbe ad andarmene, a mollare tutto, a vivere. Agisco ormai solo razionalmente, ascoltando il cervello che valuta le cose per quello che vede, per come stanno veramente. Lui, che conosce la realtà e lascia da parte il male alla pancia dell’emozione. Sono incatenata. Impotente. Senz’aria. Non stò nuotando, stò facendo il morto, rimango a galla. Sopravvivo. Torturando il corpo con mille sigarette e vodka, dormendo per non pensare, risvegliandomi con l’angoscia, chiudendomi in casa per evitare che qualcosa di nuovo e spaventoso mi metta di fronte alle mie paure. Che mi costringa a cambiare, che mi porti fuori dalla strada dell’ordinario, che mi faccia pensare di poter, sì, mollare tutto. Che mi apra la mente alla possibilità che ci sia qualcosa di diverso, anche se non lo conosco. Che mi possa cambiare. Che perdere, a volte, ti rende più felice che partecipare. E che vincere non è sempre tutto. Ho paura. Sono terrorizzata dalla vita, dal vivere, dallo sbagliare qualcosa, dal pentirmi, dall’avere rimorsi o rimpianti. Vivo dentro la mia testa non chiedendo le risposte a nessuno fuorchè me stessa, convincendomi che ho ragione, creando una realtà che non possa farmi male.