Alzo gli occhi dalle pentole che ho sul fuoco. Mi vedo come se mi osservassi da fuori…e non mi riconosco. PANICO. Manca l’aria. E’ il vapore mi dico. Provo a chiudere gli occhi, ma è peggio. La testa mi gira. Intorno a me tutto assume contorni irreali…troppo carichi…troppo sfumati. Martellanti. E parte dallo stomaco. Ne sento la strada. Stringe quello che trova in una morsa di sangue. Sale…Sale…Sale……ma non esce mai. Qualcosa che mi si ferma in gola, sempre incapace di farsi luce. Sono una donna intelligente, sensibile. Lo so da me. Ma mi sono scocciata di sentirmelo ripetere… E penso troppo. Amo le citazioni e Neruda "...il mio cuore si sparpagliò nel vento…" Il mio è così sparpagliato che non lo trovo quasi più. Ascolto, mi immedesimo...ci provo almeno, e sono lì se uno ha bisogno. Hai un bel cuore, ha detto un mio caro amico. Nel senso che ci si può sguazzare dentro. Chi lo fa con gentilezza. Chi con piedi pesanti. E tutti ne possono prendere…Un po’ mi si è fermato in gola. Sto bene. Mi hanno svegliato gli uccellini. Tutte le mattine sono lì, sull’albero vicino alla mia finestra. Chissà se cantano per abitudine o qualche volta per gioia. Oggi ho deciso che è per puro diletto. Il loro e il mio. Sono serena. Tante cose mi aspettano e invece sto lì. Senza far nulla. Vai a letto? …Mangi? …Come Stai? …Che cos’hai? …Non piangere più....Che cos’hai…incalzata a vista da qualcuno troppo chiuso per leggermi senza istruzioni e troppo pauroso per ascoltarmi rispondere le parole che vorrei e che rimangono comunque sempre sempre lì…in gola. Sola in casa. Musica a tutto volume. Prendo un vecchio microfono e davanti allo specchio mi improvviso cantante. A squarciagola, faccio scempio senza pudore dei miei cd preferiti. E quando solo il suono riempie la stanza….invento un ballo. Sensuale, quasi caruccia, mi muovo qua e là, Mosse, sguardi che lo specchio mi rimanda…ma la vista del mio corpo seminudo non è proprio il massimo! Mi metto a ridere da sola come una scema. Quella cosa in gola è sempre lì. . Penombra. Amplesso che diventa magia. Tu ed io siamo già passati...come tutto. Nessuno saprà mai nulla di quanto ci siamo avvinghiati e consolati…stessi naufraghi della stessa vita. Le mani accarezzano, ghermiscono, stringono, sfiorano…fanno male. Lasciarsi andare, voglia di piangere senza un perché. Bocche che lambiscono, sussurrano, succhiano, leccano…mordono. Odore che rimane impresso. Che riconosceresti tra mille, pronto a dolere al primo ricordo. Pelle che brucia. Sete primordiale. Poi silenzio…pace.Mi risveglio era un sogno... "Sei una presenza" pensi. Fastidiosa penso io, o quanto meno scomoda. Mi avvilisce. Volevo solo darti sogni… Provo a dirtelo piano…si accumula in gola. Proprio sopra il resto. Leggere è aria. Ossigeno puro. A volte compro i libri a peso. Grossi volumi = Grosse emozioni. Magari fosse vero. Non amo gli scrittori melensi, né quelli saccenti che vogliono insegnarti tutto. Mi sa che in questo campo non ho proprio tendenze. Ma non tutto ciò che vorrei dire mi esce…quella cosa è sempre lì. In gola. "Sei una presenza". CAZZO. Certo che voglio essere una presenza nella vita dell’uomo che amo! Per un mese, un anno o un solo giorno…ESIGO essere una presenza. E importante anche. Valgo e voglio. Affetto Sentimento e Parole. Che io posso dare, a piene mani. Non chiedo la luna. Ma ho bisogno delle stelle. M’ha fregato il cuore. Ne ho messo sempre troppo. Soprattutto quando non era richiesto. Come si può spiegare l’amore? E’ solo e inganna se stesso. Leggo e sottoscrivo: Sono musica. Tonalità minore che modula in maggiore. Talvolta. Mente Cuore Corpo Tutto si traduce in suoni che solo io sento. La musica mi entra, mi stringe e mi allarga. Alla musica mi aggrappo quando tutto sembra impossibile. Quando il cuore sanguina per silenzi che non comprendo e parole che feriscono. Vorrei avere voce che sapesse dare forma alla mia musica. A me. Ma non esce nulla dalla mia gola. Come sempre.E’ sera. E piove. Di corsa a casa per non bagnarsi troppo. Ho il fiato grosso. Ansimo. Ed eccola lì…la cosa…che mi stringe come in una morsa. Alzo gli occhi spauriti, la pioggia disegna strani ghirigori sui vetri. Le gocce percorrono sentieri imprevedibili. Come il mio pianto.
L'inganno della vita
Alzo gli occhi dalle pentole che ho sul fuoco. Mi vedo come se mi osservassi da fuori…e non mi riconosco. PANICO. Manca l’aria. E’ il vapore mi dico. Provo a chiudere gli occhi, ma è peggio. La testa mi gira. Intorno a me tutto assume contorni irreali…troppo carichi…troppo sfumati. Martellanti. E parte dallo stomaco. Ne sento la strada. Stringe quello che trova in una morsa di sangue. Sale…Sale…Sale……ma non esce mai. Qualcosa che mi si ferma in gola, sempre incapace di farsi luce. Sono una donna intelligente, sensibile. Lo so da me. Ma mi sono scocciata di sentirmelo ripetere… E penso troppo. Amo le citazioni e Neruda "...il mio cuore si sparpagliò nel vento…" Il mio è così sparpagliato che non lo trovo quasi più. Ascolto, mi immedesimo...ci provo almeno, e sono lì se uno ha bisogno. Hai un bel cuore, ha detto un mio caro amico. Nel senso che ci si può sguazzare dentro. Chi lo fa con gentilezza. Chi con piedi pesanti. E tutti ne possono prendere…Un po’ mi si è fermato in gola. Sto bene. Mi hanno svegliato gli uccellini. Tutte le mattine sono lì, sull’albero vicino alla mia finestra. Chissà se cantano per abitudine o qualche volta per gioia. Oggi ho deciso che è per puro diletto. Il loro e il mio. Sono serena. Tante cose mi aspettano e invece sto lì. Senza far nulla. Vai a letto? …Mangi? …Come Stai? …Che cos’hai? …Non piangere più....Che cos’hai…incalzata a vista da qualcuno troppo chiuso per leggermi senza istruzioni e troppo pauroso per ascoltarmi rispondere le parole che vorrei e che rimangono comunque sempre sempre lì…in gola. Sola in casa. Musica a tutto volume. Prendo un vecchio microfono e davanti allo specchio mi improvviso cantante. A squarciagola, faccio scempio senza pudore dei miei cd preferiti. E quando solo il suono riempie la stanza….invento un ballo. Sensuale, quasi caruccia, mi muovo qua e là, Mosse, sguardi che lo specchio mi rimanda…ma la vista del mio corpo seminudo non è proprio il massimo! Mi metto a ridere da sola come una scema. Quella cosa in gola è sempre lì. . Penombra. Amplesso che diventa magia. Tu ed io siamo già passati...come tutto. Nessuno saprà mai nulla di quanto ci siamo avvinghiati e consolati…stessi naufraghi della stessa vita. Le mani accarezzano, ghermiscono, stringono, sfiorano…fanno male. Lasciarsi andare, voglia di piangere senza un perché. Bocche che lambiscono, sussurrano, succhiano, leccano…mordono. Odore che rimane impresso. Che riconosceresti tra mille, pronto a dolere al primo ricordo. Pelle che brucia. Sete primordiale. Poi silenzio…pace.Mi risveglio era un sogno... "Sei una presenza" pensi. Fastidiosa penso io, o quanto meno scomoda. Mi avvilisce. Volevo solo darti sogni… Provo a dirtelo piano…si accumula in gola. Proprio sopra il resto. Leggere è aria. Ossigeno puro. A volte compro i libri a peso. Grossi volumi = Grosse emozioni. Magari fosse vero. Non amo gli scrittori melensi, né quelli saccenti che vogliono insegnarti tutto. Mi sa che in questo campo non ho proprio tendenze. Ma non tutto ciò che vorrei dire mi esce…quella cosa è sempre lì. In gola. "Sei una presenza". CAZZO. Certo che voglio essere una presenza nella vita dell’uomo che amo! Per un mese, un anno o un solo giorno…ESIGO essere una presenza. E importante anche. Valgo e voglio. Affetto Sentimento e Parole. Che io posso dare, a piene mani. Non chiedo la luna. Ma ho bisogno delle stelle. M’ha fregato il cuore. Ne ho messo sempre troppo. Soprattutto quando non era richiesto. Come si può spiegare l’amore? E’ solo e inganna se stesso. Leggo e sottoscrivo: Sono musica. Tonalità minore che modula in maggiore. Talvolta. Mente Cuore Corpo Tutto si traduce in suoni che solo io sento. La musica mi entra, mi stringe e mi allarga. Alla musica mi aggrappo quando tutto sembra impossibile. Quando il cuore sanguina per silenzi che non comprendo e parole che feriscono. Vorrei avere voce che sapesse dare forma alla mia musica. A me. Ma non esce nulla dalla mia gola. Come sempre.E’ sera. E piove. Di corsa a casa per non bagnarsi troppo. Ho il fiato grosso. Ansimo. Ed eccola lì…la cosa…che mi stringe come in una morsa. Alzo gli occhi spauriti, la pioggia disegna strani ghirigori sui vetri. Le gocce percorrono sentieri imprevedibili. Come il mio pianto.