Musica ad alto volume, spazi aperti e davvero penso di non aver più bisogno di nulla?Sento che quello scatto metallico che ogni tanto avverto dentro, all’improvviso, non è segnale negativo anzi, è un dolore che si rompe.Piano piano imparerò.Imparerò a non aspettarmi molto ma a continuare a darmi, pur non svalutandomi: che l’acqua la si desidera in siccità, altrimenti si spreca.Imparerò che un attimo di felicità è come aprire un flaconcino d’essenza profumata: ne aspiri la fragranza e trattieni più che puoi il respiro, intanto che il suo aroma va su per le narici, fino al cervello, e il benessere inonda le vene. E legherò quell’attimo al ricordo di quel profumo perché, comunque, la prossima volta non sarà più lo stesso.E neanche io, che tutto muta.Ma quell’attimo rimarrà in me, a ricordarmi com’è essere felici.Imparerò a lasciar scorrere pensieri fino a farli andare incontro all’aria frizzante del mattino a cercarsi altre strade, che io ho bisogno di fare spazio per poterlo poi riempire di cose nuove e buone.Imparerò a fare mia ogni molecola dell’aria che mi circonda, ad appropriarmene gustando la neutralità apparente del suo esistere, che l’aria non si vede e non si tocca, ma non si può farne a meno. Imparerò dall’aria ad esserci senza apparire e diventare vento, seguendo le correnti del mio cuore, se movimento ci sarà a provocarle.Imparerò a guardare il mio corpo nudo e vedere di riconoscerlo dopo anni passati a far finta che non esista; cercherò in ogni traccia della mia pelle le cose che lo hanno segnato: sul viso il mio stringere gli occhi, quando voglio capire quello che non mi convince, o i sorrisi fatti anche solo ad un pensiero; sul resto, la mia depressione che mi ha fatto andare su e giù da una bilancia arrabbiandomi se prendevo peso, spaventandomi se lo perdevo, e accarezzerò con tenerezza quella che è stata la prima culla dei miei figli. E per imparare ad affezionarmici ricorrerò al ricordo del mio primo amore: l’ho amato con tutta la forza dei miei sette anni, finchè lui non è andato via. Se io ho saputo voler bene a lui quanto lui a me, penso di non meritare niente di meno.Imparerò a darmi più retta e più fiducia, almeno quanto me ne da chi ha bisogno di me e chiede, sapendo che avrà, fosse anche solo uno sguardo a parlare per me. E a seguire la bussola del mio istinto, quando mi dice di cambiar rotta, che quella che tengo non è la giusta.E ad essere più misericordiosa con me stessa così come ho imparato ad esserlo con gli altri.
Imparerò
Musica ad alto volume, spazi aperti e davvero penso di non aver più bisogno di nulla?Sento che quello scatto metallico che ogni tanto avverto dentro, all’improvviso, non è segnale negativo anzi, è un dolore che si rompe.Piano piano imparerò.Imparerò a non aspettarmi molto ma a continuare a darmi, pur non svalutandomi: che l’acqua la si desidera in siccità, altrimenti si spreca.Imparerò che un attimo di felicità è come aprire un flaconcino d’essenza profumata: ne aspiri la fragranza e trattieni più che puoi il respiro, intanto che il suo aroma va su per le narici, fino al cervello, e il benessere inonda le vene. E legherò quell’attimo al ricordo di quel profumo perché, comunque, la prossima volta non sarà più lo stesso.E neanche io, che tutto muta.Ma quell’attimo rimarrà in me, a ricordarmi com’è essere felici.Imparerò a lasciar scorrere pensieri fino a farli andare incontro all’aria frizzante del mattino a cercarsi altre strade, che io ho bisogno di fare spazio per poterlo poi riempire di cose nuove e buone.Imparerò a fare mia ogni molecola dell’aria che mi circonda, ad appropriarmene gustando la neutralità apparente del suo esistere, che l’aria non si vede e non si tocca, ma non si può farne a meno. Imparerò dall’aria ad esserci senza apparire e diventare vento, seguendo le correnti del mio cuore, se movimento ci sarà a provocarle.Imparerò a guardare il mio corpo nudo e vedere di riconoscerlo dopo anni passati a far finta che non esista; cercherò in ogni traccia della mia pelle le cose che lo hanno segnato: sul viso il mio stringere gli occhi, quando voglio capire quello che non mi convince, o i sorrisi fatti anche solo ad un pensiero; sul resto, la mia depressione che mi ha fatto andare su e giù da una bilancia arrabbiandomi se prendevo peso, spaventandomi se lo perdevo, e accarezzerò con tenerezza quella che è stata la prima culla dei miei figli. E per imparare ad affezionarmici ricorrerò al ricordo del mio primo amore: l’ho amato con tutta la forza dei miei sette anni, finchè lui non è andato via. Se io ho saputo voler bene a lui quanto lui a me, penso di non meritare niente di meno.Imparerò a darmi più retta e più fiducia, almeno quanto me ne da chi ha bisogno di me e chiede, sapendo che avrà, fosse anche solo uno sguardo a parlare per me. E a seguire la bussola del mio istinto, quando mi dice di cambiar rotta, che quella che tengo non è la giusta.E ad essere più misericordiosa con me stessa così come ho imparato ad esserlo con gli altri.