MONICA

...Relax...


Getto in un angolo le scarpe e a piedi nudi mi rifugio con me.Riesco a sfuggire allo smarrimento diffuso che mi si è appiccicato addosso come una ventosa, con il futuro che mi appare dietro una cortina di nebbia.Cammino piano piano sui pezzi di vetro della giornata tiro un sospiro di sollievo.I sorrisi obbligati si spengono posso ritornare alla mia autenticità.Mito bizzarro l’essere autentici, ma piuttosto come si fa a non essere autentici? Oppure come si fa ad essere autentici mentitori? Allora se sei un falso mentitore, sei un mentitore scadente, quindi sei un autentico scadente mentitore.E meglio che smetto con questi ragionamenti.Arrotolata sul divano riesco a riprendermi dal peso della giornata che mi preme tra le scapole.Una musica che suona, un ritmo che stasera mi va, mentre aspiro l’ennesima sigaretta.Il fumo che non riesce a scendere mi passo le dita sugli occhi perché voglio convincermi che ho sonno e che nel sonno sognerò.Tra le dita reggo un bicchiere che guardo disincantata come se fosse finzione, e forse piango per la realtà.Ma il bicchiere mi parla, mi tornano prepotenti alla mente le regole auree, occhi, naso, bocca e anche udito.E allora sorseggio piano, nei tre tempi dovuti, l’attacco, il centro, il finale.Questa complessità che ritrovo in un sorso di vino, la raffinatezza della definizione, mi riconciliano un po’ con il mondo.Devo essere in sintonia, saper portare con una sottigliezza consona alla mia sensibilità, ricordarmi di richiamare dalla memoria, attraverso la lentezza della degustazione, che non esiste nessuna ragione per non usare quest’approccio con l’insieme dei componenti della mia vita.E se chi mi circonda non ha questa sensibilità, questa ricchezza di vocabolario per descrivere un atto minimale, per ragionare sulle mie sensazioni, ma che me ne importa! li guardo con indifferenza perché la loro differenza è realmente terrificante.Quanta oscenità voluta nel godere senza pudore della dolcezza di un sorso di vino nel segreto del mio privato.Allungo la mano e prendo una chicca posata su un vassoio gustando per primo il piacere della scelta e sapendo che la loro varietà mi consentirà di provare ogni sorta di sensazione.Quanta civiltà nel poter scegliere, puerile ma così charmant nell’indecisione di un attimo.Ritorno al mio bicchiere, lo osservo contro luce e ne apprezzo la purezza e il colore.Così puro che mi sorride e rifletto che devo diffidare della purezza, ma che lei sembra beneficiare di un credito infinito.Mi parla con voce suadente e il mio udito gioca il suo ruolo nella seduzione dell’attimo.Sono umile in quel momento e aspetto l’ebbrezza che mi donerà e lui tentatore mi avvolge con profumi di zagara e cannella.E che importa se questa primavera non riesce a decollare.Poi rifletto che con questo bicchiere in mano non posso che inebriarmi e dimenticare l’inevitabile malinconia del vivere.Mi sento sollevata e apprezzo quanto mi sono regalata, a vera pornografia della dolcezza e l’apprezzo sino in fondo pensando quanto sia facile che lei inganni e illuda quei malcapitati privi di lei che pensano di goderne, senza rincorrerla dietro ogni sorta d’alienazione.Imparo a riconiugare all’infinito la tenerezza del pronome me con il verso amare, assai raro e che conviene trattare con rispetto, l’unico relazionale e che mi consente di dirmi tu sei amata.