Stai male, hai giramenti di testa, le ossa scricchiolanti, un umidore freddo che ti pervade e miriadi di pensieri che ti pullulano affastellati entro ed oltre la mente.Un malessere serio lo affronti come niente, ma questo ti strazia, ti spaventa, sei perduta, annichilita.E’ che il male serio sai di dove viene, lo identifichi, quasi lo tocchi e lo vedi. Ma questo da dove arriva, che cosa è mai.La tua scarsa sensibilità nervosa ti opacizza al dolore, ma la tua mente è fertile, lavora alacremente, soffia nei meandri dei tuoi pensieri, costruisce paure e ne dispiega i tentacoli.Sei posseduta da questo malessere, abitata da questo sconosciuto, una potenza avversa che non ha nome.In fondo l’uomo ha sempre paura delle cose cui non riesce dare un nome, come se si spalancasse un baratro improvviso sotto i suoi piedi.Le parole ti puntellano, i nomi ti aiutano a camminare nel viottolo della vita, rispondono alle domande della tua mente, placano e sedano la tua immaginazione.Comprendi come la filosofia null’altro sia che dar nomi a cose che non comprendi.Rifletti che il vero momento critico di una malattia non è quando ti dicono che non puoi guarire, il consenso informato, il dovere di informazione, a cui non credi neppure per un attimo.Intanto tu sei diversa, gli altri no, ma tu guarirai, i medici non sanno o non capiscono, e poi sei speciale, un miracolo ti è dovuto e accadrà, per cui guarirai.Il vero momento critico è quando non sai di cosa si tratta, quando il tuo malessere non ha nome. Allora sei preda dell’abbandono, miseramente, perdutamente, immensamente abbandonata alle forze ignote, malvagie, astute e subdole che vogliono la tua distruzione.E ti accucci sotto le coperte, nel luogo più riposto che trovi, coprendoti il capo. Ti nascondi alla potenza del male che ti sta cercando, inseguendo, braccando, ma che non ti ha ancora completamente trovata.Cerchi di non respirare perché il male ha un odore non buono, non profumo o puzza, ma un odore moralmente cattivo.Percepisci la conoscenza del male attraverso la moralizzazione degli odori.Lo zolfo che sentivano quando si alzavano alte le fiamme dei roghi mentre arrostivano supposti diavoli o megere.Rimpiangi l’odore di ambrosia che in rari istanti di felicità rotonda hai percepito e blasfemamente ambisci olezzi di olibano o di benzoino per sentirti solo un attimo simile ad un dio.Percepisci col naso, l’unico che ti mette in comunicazione col mondo degli invisibili e degli impalpabili, con gli spiriti dell’aria.Per la frazione di un secondo ti senti potentissima, ma poi miseramente rifletti che tutto puoi per la tua anima, puoi salvarti anche dall’inferno, ma non puoi cambiare la realtà.Non puoi fare nulla o quasi per questo tuo corpo traditore e che non puoi salvare il misero animale che sei.