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YOGA E ALTRE STRANEZZE

LA PRATICA DELLO HATHA YOGA - VIDEO

 

 

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LA VIA DELLA SPADA

Post n°87 pubblicato il 03 Marzo 2014 da paoloproietti.rnk

 

Una via al di là alle scritture

Al di là dalle parole e dalle lettere

Un via che punta dritta al cuore dell'uomo

Che riconosce la propria natura si fa Buddha.

 

教外別傳

不立文字 

直指人心)

見性成佛 

Quattro sacri versi di Bodhidharma (達磨四聖句)

 

 

 

 Bodhidharma (DA MO) è il "PRIMO PATRIARCA DELLO ZEN" il monaco indiano (o persiano secondo alcuni, che introdusse il buddhismo in Cina.

Bodhidharma è  uno yogacharya, un maestro di Yoga tantrico, ma è anche, secondo la leggenda,  il fondatore dell' Arte marziale del tempio di Shàolin, lo  Shàolínquán.

Sembra strano (vero?): uno Yogin buddista che insegna a fare la guerra.

Eppure proprio che quelle robe  che chiamiamo  Kung Fu, Karate, kendo e via discorrendo abbiano a che fare con lo Yoga. 

Il primo patriarca creò un esercizio chiamato le MANI DI BUDDHA, o 12 posizioni di DA MO, una sequenza di movimenti, coordinati con il respiro, semplice semplice, che sviluppa una energia incredibile.

I suoi successori fecero di "meglio".

 mala

 

 

 L'ottavo patriarca zen,Vajrabodhi, era un Brahmino.

E era buddista.

Il suo nome vuol dire "la conoscenza del diamante"

Più o meno nel 700 arrivò in Cina, dove istruì al tantrismo un giovane, mezzo indiano e mezzo persiano, Amoghavajra.

Insieme si misero a insegnare Yoga, a costruire templi e a tradurre, in cinese i testi sacri.

Tradussero anche il Tattvasaṃgraha Tantra (in tibetano de kho na nyid bsdus pa) un manuale dell'arte dello Yoga scritto credo, in sāṃdhyābhāṣā, la poetica quanto incomprensibile lingua del crepuscolo, il "Libro dei Libri" dello Yoga tantrico.

Uno dei loro allievi, Kukai detto Kobo Daishi, portò il tantrismo in Giappone e lo chiamò Mikkyo, dottrina segreta, più o meno.

Si era nell'VIII secolo.

Nel tempio Shingon dove Kukai insegnava i mantra i maṇḍala, le mudrā accorsero i figli dell'aristocrazia guerriera, donne e uomini, affascinati dalla filosofia che veniva dall'India, dai suoi rituali colorati, da quei suoni misteriosi che chiamavano le divinità e dai mokushin kanshitsu, le statue di legno e lacca fatte costruire per dare forma agli insegnamenti.

 

Per almeno cinquecento anni le tecniche e i simboli del MiKKYO influenzarono la danza, la pittura e le ARTI MARZIALI dell'Impero del "Sole nascente" .

Mandala shingo

Le  tecniche dello SHINGON  ( che vuol dire Mantra  in giapponese) si mescolarono all'arte dei suoni shintoista il Koto dama dando vita all'ARTE DEI SAMURAI e alle pratiche del BUDDISMO ZEN, come le conosciamo ai nostri giorni.

 
 
 

LA DANZA DEI NAGA

Post n°86 pubblicato il 02 Marzo 2014 da paoloproietti.rnk
 

Nāga (Cobra/Piombo), o bhujaṅga (Serpente/ amante), per lo haṭhayogin indicano anche una particolare "qualità del movimento", una maniera, difficilmente descrivibile a parole, di assecondare la gravità rendendo il gesto morbido ed elegante come, appunto, quello di un serpente che svolge le sue spire.

Il modo migliore di comprendere la "Danza dei Nāga"  è quello di lavorare a coppia.

Nella sequenza a due che propongo, ognuno dei due yogin assume posizioni diverse e complementari, nel senso che il gesto dell'uno sostiene e accompagna il gesto dell'altro. 

Si parte da śīrṣāsana (verticale sulla testa  e da ardha padmāsana (mezzo loto) [fig.1] per arrivare infine a nāgāsana combinato con uṣṭrāsana  [figg.21-22], per poi ripetere l'intera sequenza invertendo i ruoli.

Le riprese e le foto sono di Francesca Proietti.

Gli Yogin siamo io e Laura Ciucci.

Musica di Rajendra Teredensai ("Song of Durga") e Nina Simone (Blacklash Blues)

 

 

 
 
 

EMOZIONI FOSSILI

Post n°85 pubblicato il 08 Febbraio 2014 da paoloproietti.rnk

 

 

 

"Ma quale distacco dalle emozioni!
Lo Yoga è Danzare la vita"
                                             Ryu no Kokyu       
                                   


Si può morire anche due, tre, dieci volte al giorno e rinascere nel sorriso di un bimbo o nel volo silenzioso del falco. 
Il ritmo della Vita è  proprio questo: un insensato  rincorrersi di piacere e dolore da cui, a volte si ha voglia di scappare, come il bagnante in fuga dall'Onda che devasta.
Altre, invece, con l'incoscienza dell'Amante, ci si abbandona al mare e allora,   per un attimo, uno solo, godiamo di quell'assurdo e luminoso silenzio che chiamiamo Gioia.
Chi non ne sa pensa che  il fine dello Yoga sia distaccarsi dalle emozioni, quasi fosse il fratello nobile dell'apatia.
E sono tanti a non sapere.
Inutile dir loro che è Śiva, il selvaggio "Re della danza", a portare lo Yoga agli uomini.





Quando la sua Sposa si toglie la vita, Śiva folle di dolore, si getta contro l'assemblea degli dei, li massacra a calci e pugni e devasta lo spazio sacro del rito. 
Poi prende il corpo dell'amata, lo stringe a sè e comincia a vagare per l'Universo. 
Śiva non accetta la morte e non accetta la fine di un Amore che non può non essere eterno: è un Dio, il dio dell'Oltre, e non ha passato né futuro,
come i bambini, che sono immortali fin quando non patiscono l'orrore dell'assenza. 
L'immagine di Śiva che vaga nel cielo stellato stringendo il cadavere di Satī è la più straziante dei Purana.
Lui, l'invincibile Signore del Tempo, Asura tra gli Dei e Dio tra i demoni, non sa far altro che piangere.
Distacco dalle emozioni?
Ma per favore!
Se il Mondo svanisse, qui ed ora, Śiva neppure se ne accorgerebbe
Ogni lacrima un ricordo.
Quando il corpo di Satī, fatto a brandelli dagli altri dei, cade sulla terra a renderla sacra, Śiva muore alla vita. 
Per il dolore diventa pietra, una colonna di pietra alta fino al cielo. 
I ricordi, anche quelli felici, si nascondono tra le ossa, i muscoli e le viscere, e si cibano l'uno dell'altro, ingrassano fino a impedire il gioco naturale delle emozioni, e dei gesti che dalle emozioni devono insorgere.





Da bambino pensavo che i ricordi se li portava via il libeccio, come i morti.

La risacca si lascia dietro un sacco di cose, mucchi di alghe, corde, ossa di pesce scolorite, che sole e salmastro incollano agli scogli.
Al tramonto si fanno facce, alberi o draghi antichi.
Sembrano lì da sempre.
Quasi ci si affeziona a quei guardiani scolpiti dal mare.
Poi l'onda del libeccio li strappa via.
Resta solo lei, l'Onda, che sbatte sulla scoglio e si ritrae, senza fretta.
Poi si alza per rovesciarsi di nuovo.
Lo Yoga strappa i ricordi dalla carne, come il libeccio, e ne  senti le onde nel respiro, nel cuore, nelle viscere.
La mente si fa ritmo e le emozioni, libere dal fardello della memoria, illuminano il gesto e lo sguardo.


A pensarci è proprio una roba strana!
Ogni emozione genera un ricordo tanto più ingombrante quanto più forte è l'emozione.
La morte di una persona cara, la fine di un amore, sono pietre piene di spigoli e muschio, e bastano una foto, il bianco desueto di un vestito trovato nell'armadio, un tono di voce, per aggiungere altri spigoli e altro muschio.
Se ne limiti lo spazio, è ovvio, la danza un tempo vorticosa delle energie vitali, perde slancio e vigore, come un giocattolo a molla che vada scaricandosi, e noi finiamo per crederci uno con il ricordo, diventiamo pietra, come Śiva.
Che l'emozione dia forma al corpo, riorganizzando ossa, muscoli e carne, è cosa nota: guarda lo sguardo acceso, il rossore delle guance e il passo leggero degli innamorati!
L'emozione della perdita irrigidisce, lo sappiamo bene, ma come prima amavamo chi ci ha lasciato, adesso amiamo il suo ricordo.
E amiamo il rinnovarsi della sofferenza, anzi ne diventiamo espressione.
Ecco cosa ci impedisce di vivere nel presente! 
Non la mente, ma il corpo. 
Le pietre dei ricordi si ficcano dentro ogni singola cellula, fino a soffocarci trasformando la vita in rappresentazione della vita.
Si può morire anche due, tre, dieci volte al giorno e rinascere nel sorriso di un bimbo o nel volo silenzioso del falco, ma la maggior parte di noi si immola al dio della memoria preferendo una morte sola, lenta e rassicurante.

È comprensibile: il dolore della perdita e la malattia dell'abbandono ci fanno sentire nobili.
Interpretare il ruolo dell'eroe drammatico, infelice per contratto, giustifica la nostra, di infelicità, e ci permette di continuare a vivere nel passato.
Anche il futuro è passato, per chi si alimenta di ricordi, ché la prefigurazione di ciò che non è ancora può sgorgare solo da ciò che è stato. 
Il ricordo è un emozione fossile.
Bello a vedersi, ma prova un po' a danzarci insieme! 

Il libeccio, si porta via, assieme, i morti e le pietre dei ricordi.
Possiamo lasciare che l'Onda e il Vento ci entrino in casa, distruggano le foto antiche e il mobilio di famiglia.
Oppure sbarriamo porte e finestre e saliamo sul tetto della torre di pietra per guardare la tempesta di lontano, circondati da alibi sensati e fantasmi affettuosi.
Sta a noi decidere.

 

 

 
 
 

GLI INSEGNAMENTI DI LHODRAK KHARCHU

Post n°84 pubblicato il 04 Dicembre 2013 da paoloproietti.rnk


Un giorno Jinpa venne a sapere che Guru Rinpoche si era ritirato a meditare nella grotta di Lhodrak Kharchu vicino al suo paese. 
Prese del burro, un sacco di sale e della carne secca e correndo come un puledro innamorato si precipitò dal Maestro, si inginocchio con la faccia a terra e lo pregò di accettare le offerte. 
Padmasambhava lo ringraziò e poi, sorridendo, gli chiese 
-"Cosa vuoi da me ?"
-"L'insegnamento del Vuoto"- rispose Jinpa, tremando come un cucciolo di Yak di fronte al leone di montagna. 
Rise di gusto, Guru Rinpoche, prese una ciotola piena di terra rossa e disse 
-"Toh! Prendi e disegna un triangolo su quella parete di roccia.
Ogni lato deve essere lungo due braccia e al centro del triangolo scrivi le sillabe OM AH HUM"- 
Poi raccattò il burro, il sale e la carne e se ne andò in paese per distribuirli ai poveri. 
Jinpa si mise subito al lavoro, disegnò il triangolo e tracciò le sillabe. 
Si sedette, nella "posizione del diamante", e cominciò a fissare il triangolo. 
Alla sera, tornando alla grotta, Padmasmbhava trovò Jinpa immobile, con gli occhi sbarrati davanti al triangolo rosso. 
-"Che cosa stai facendo?
-"Sto aspettando che la magia del triangolo entri in me"- rispose Jinpa
-"Mmmm...Interessante...E funziona?"- 
Jinpa aveva le gambe anchilosate e gli occhi più rossi di Dorje Phagmo
Gli facevano male tutti i muscoli, anche quelli che non sapeva di avere. 
Guru Rinpoche lo aiutò ad alzarsi, lo accompagnò nella grotta, accese un fuoco, preparò del tè. 
Quando il sangue ricominciò a scorrere nelle vene di Jinpa, dandogli un aspetto un po' più umano, il Maestro tracciò un triangolo nell'aria recitando il Mantra OM AH HUM. 
-"Sappi, Jinpa, che tre sono i Fiumi sacri che scendono dalla Grande Montagna: 
Yamuna, la gloriosa, 
Sarasvati la sapiente, 
Ganga la difficile a comprendere

La sorgente di Yamuna è la Grande Madre Luce, l'ONDA dell'azione. 
Quella di Sarasvati la Grande Madre Silenzio, l'ONDA della conoscenza. 
Quella di Ganga la grande Madre Vuoto, l'ONDA del desiderio

Il silenzio è Saggezza. 
La luce è Azione. 
Il vuoto è Amore

Le parole sgorgano dalla gola e riempiono la bocca. 
L'elisir della vita, discende e sazia il cuore di luce. 
Solo il vuoto è veramente fecondo. 
Chiedi a Yeshe 
Lei ti dirà con uno sguardo
"- 



-"Non capisco, Maestro" - disse Jinpa -"Chi è Yeshe?" 
-"IO sono Yeshe" - rispose Guru Rinpoche - "Se domandi per tre volte nella forma giusta ti sarà risposto. 
Così si diceva un tempo:
nel cuore dell'uomo sono tutti i semi. 
E la pioggia è cieca
"- 

 
 
 

IL PORCO, IL VINO E LA CONOSCENZA DI BUDDHA

Post n°83 pubblicato il 28 Novembre 2013 da paoloproietti.rnk
 

IL PORCO, IL VINO E LA CONOSCENZA DI BUDDHA

Spesso, per ciò che riguarda lo yoga, anziché studiare i testi antichi, confrontando il più possibile varie interpretazioni e traduzioni, molti praticanti tentano di adeguare le parole dei maestri alle loro credenze o, peggio, di mettere la firma di quei maestri in calce alle loro riflessioni.
Altre volte, parandosi dietro lo scudo della devozione, si abbraccia una particolare interpretazione senza prendersi la briga di controllare cosa ci sia scritto nel testo originale ( cosa, in tempi di internet e vocabolari on line, piuttosto agevole).
Non so se questo sia un bene o un male.

Di certo alcune credenze moderne si sono ormai sostituite alle verità storiche e se Yogin e Maestri del passato sentissero quanto oggi  si racconta di loro stenterebbero a riconoscersi.


Q tempo fa, dopo una serie di accese discussioni sul buddhismo e sulle abitudini sessuali e alimentari dei monaci mi sono riletto "Vita di Milarepa", e sono rimasto un pochino perplesso.
L'edizione che ho è quella di  Adelphi, a cura di Jacques Bacot.
Pg. 161: 

"Così detto [Peta, la sorella di Milarepa] mi diede il cibo e il vino. 
Mangiai e bevvi e immediatamente la mia intelligenza si rischiarò. 
Quella sera la mia devozione ne trasse molto vantaggio." 

Pgg. 161-162-163:
"Qualche giorno dopo Dresse venne a trovarmi insieme a Peta, portandomi carne,burro rancido, tsampa e molta birra[...] Se ne andarono e io mangiai i buoni cibi che avevano portato[...] le mie vene [nadi], per via dell'uso dei cibi cattivi, si erano tutte annodate e non potevano sostenersi. Quindi la birra di Peta le rianimò un poco.
Le offerte di Dzesse
 [carne, burro, Tsampa, farina] finirono per rianimarmi del tutto. 
[...]Conformemente alle prescrizioni del rotolo di carta [ il rotolo sigillato che gli aveva dato il Lama Marpa e che conteneva delle formule e l'indicazione di mangiare cibi nutrienti, ovvero carne, burro, vino, birra....]mi sforzai di realizzare le condizioni di corpo, respiro, pensiero. 
[...] Capii che la via delle inclinazioni sensuali, che è la via dei tantra, non poteva essere una via normale praticata da tutti. [...] Ne ero debitore a Peta e a Dzesse [...]"

Pg. 180:
"Quand'anche io volessi sopprimere la mia virilità non potrei farlo."



Considerando (1) che Milarepa è considerato il più grande yogi tibetano,
(2)che Milarepa è ineluttabilmente buddista, (3)che il suo lignaggio è quello di Naropa, ovvero dell'iniziazione sessuale, non è che il testo sorprenda molto.
Le parole dello Yogin tibetano stridono però con l'idea che la maggior parte delle persone ha dello yoga, del buddismo e delle pratiche corporee.
Shakyamuni è morto per una indigestione da carne di porco, ma quando lo racconto ai miei amici vegani o non ci credono o fanno finta di non aver sentito.
Ovviamente questo non trascurabile dettaglio (la morte di Shakyamuni per indigestione di maiale) non significa che Buddha consigliasse di uccidere degli animali o mangiare carne, ma a me viene spontanea una domanda: "siamo sicuri che Shakyamuni, che ha mangiato cibo animale fino a morirne, abbia mai proibito agli altri di mangiarne?"
Non sarà che alcune prescrizioni per i singoli allievi sono state interpretate come insegnamento generale (o universale)?
Milarepa e Shakyamuni per me erano, sono, maestri autentici (potrei dire "I" MAESTRI]
E sono stati, sono, dei grandi uomini.
A volte mi viene il sospetto che li si voglia trasformare, loro come molti altri, in santini, figurine dipinte da usare come cura per l'ansia di incompiutezza.
Esempi irraggiungibili utili per giustificare le nostre meschinità.
Milarepa e Shakyamuni, sono esseri umani in ciccia, muscoli ed ossa. mangiano carne, a volte, bevono alcolici, fanno sesso.
Sono lì, davanti a noi e ci dicono: -"Noi possediamo la conoscenza, se volete possiamo darla anche a voi...."-
Ma noi la vogliamo veramente la conoscenza di cui parlano Shakyamuni e Milarepa?