C'è un generale consenso tra gli studiosi di questa materia sul principio che lo sviluppo della moralità avvenga per stadi successivi. Ne consegue che la personalità dell'adulto riflette le caratteristiche sviluppate durante l'infanzia, anche negli aspetti della concezione della moralità.I primi anni di vita, in particolare dai sei ai tredici anni, hanno perciò un'importanza straordinaria non solo nella formazione della personalità, ma anche nel comportamento sociale. Il ruolo dei genitori e della scuola è fondamentale. In quel periodo si forma la concezione morale degli individui e perciò della società.Spesso invece, nell'attuale società orientata principalmente ai consumi e all'accumulo di denaro, in questo periodo cruciale del rapporto genitori-figli, generalmente concomitante con lo sviluppo di carriera di uno o entrambi i genitori, il tempo e l'attenzione dedicati alla formazione sono limitati.Non si tiene in sufficiente considerazione il fatto che, nello sviluppo psicologico e morale, il bambino è il padre dell'uomoIl gioco viene descritto dalla psicologia come un’attività che trova motivo in se stessa, ha il proprio aspetto gratificante principalmente in sé e secondariamente nel fine che raggiunge. Nel gioco sono sempre implicate la vita emotiva, quella intellettiva, i processi di socializzazione e di educazione.A partire da Freud, la psicologia dinamica ha individuato nel gioco due aspetti che le danno un carattere formativo ed evolutivo: l’aspetto "catartico " in cui il bambino può scaricare su oggetti-simbolo e su attività le ansie, tensioni,paure, insicurezze ed aggressività,raggiungendo una distensione dell’io ed una maggior padronanza dell’ambiente.
Gioco e sviluppo della moralità
C'è un generale consenso tra gli studiosi di questa materia sul principio che lo sviluppo della moralità avvenga per stadi successivi. Ne consegue che la personalità dell'adulto riflette le caratteristiche sviluppate durante l'infanzia, anche negli aspetti della concezione della moralità.I primi anni di vita, in particolare dai sei ai tredici anni, hanno perciò un'importanza straordinaria non solo nella formazione della personalità, ma anche nel comportamento sociale. Il ruolo dei genitori e della scuola è fondamentale. In quel periodo si forma la concezione morale degli individui e perciò della società.Spesso invece, nell'attuale società orientata principalmente ai consumi e all'accumulo di denaro, in questo periodo cruciale del rapporto genitori-figli, generalmente concomitante con lo sviluppo di carriera di uno o entrambi i genitori, il tempo e l'attenzione dedicati alla formazione sono limitati.Non si tiene in sufficiente considerazione il fatto che, nello sviluppo psicologico e morale, il bambino è il padre dell'uomoIl gioco viene descritto dalla psicologia come un’attività che trova motivo in se stessa, ha il proprio aspetto gratificante principalmente in sé e secondariamente nel fine che raggiunge. Nel gioco sono sempre implicate la vita emotiva, quella intellettiva, i processi di socializzazione e di educazione.A partire da Freud, la psicologia dinamica ha individuato nel gioco due aspetti che le danno un carattere formativo ed evolutivo: l’aspetto "catartico " in cui il bambino può scaricare su oggetti-simbolo e su attività le ansie, tensioni,paure, insicurezze ed aggressività,raggiungendo una distensione dell’io ed una maggior padronanza dell’ambiente.