La città, poco prima dell'autunno immersa ancora nella calura dopo la fresca
estate piovigginosa di quell'anno, respirava con pià veemenza del solito. Il suo respiro si effondeva in fumo denso su da cento ciminiere di fabbriche nel cielo terso, ma poi gli mancava la forza di proseguire. La gente, da tempo avvezza a quel cielo velato, lo trovava improvvisamente insolito e difficile da sopportare, sfogando la subitanea irrequietezza anche sulle cose più remote. L'aria la opprimeva, e l'acqua – quell'acqua maledetta che puzzava di residui chimici da tempo immemorabile – aveva un sapore amaro. (
Christa Wolf)