A volte quando avevo sei o sette anni mi capitava di svegliarmi nel mezzo della notte senza più nessun punto di vista, come se quello che avevo la sera prima si fosse frantumato in milioni di piccole particelle autonome, mi avesse abbandonato senza la minima idea di chi fossi, o cosa o dove o quando. Mi sembrava che non sarei mai riuscita a recuperare la mia prospettiva originale, che avrei dovuto sceglierne una tra le molte perfettamente equidistanti ed estranee che mi vibravano intorno come pulviscolo luminoso. Invece restavo sospesa nel vuoto intermedio e poi tornavo indietro, frastornata da piccoli echi di percezioni sconosciute risalivo poco alla volta al significato della forma di un oggetto, alla sua relazione con gli altri oggetti della stanza, al significato della stanza rispetto al mio esserci dentro. E mentre lo facevo mi rendevo conto di quanto fosse futile, come il lavoro di un naufrago in territorio sconosciuto che per rassicurarsi si mette a dare nomi famigliari agli elementi del paesaggio, in base a una convenzione con se stesso che il primo abitante del luogo potrebbe mettere in crisi in qualsiasi momento.
Post N° 50
A volte quando avevo sei o sette anni mi capitava di svegliarmi nel mezzo della notte senza più nessun punto di vista, come se quello che avevo la sera prima si fosse frantumato in milioni di piccole particelle autonome, mi avesse abbandonato senza la minima idea di chi fossi, o cosa o dove o quando. Mi sembrava che non sarei mai riuscita a recuperare la mia prospettiva originale, che avrei dovuto sceglierne una tra le molte perfettamente equidistanti ed estranee che mi vibravano intorno come pulviscolo luminoso. Invece restavo sospesa nel vuoto intermedio e poi tornavo indietro, frastornata da piccoli echi di percezioni sconosciute risalivo poco alla volta al significato della forma di un oggetto, alla sua relazione con gli altri oggetti della stanza, al significato della stanza rispetto al mio esserci dentro. E mentre lo facevo mi rendevo conto di quanto fosse futile, come il lavoro di un naufrago in territorio sconosciuto che per rassicurarsi si mette a dare nomi famigliari agli elementi del paesaggio, in base a una convenzione con se stesso che il primo abitante del luogo potrebbe mettere in crisi in qualsiasi momento.