DarkAngel2

Post N° 46


“Non sono un Angelo,seppur necessiti ali,bramo l’aria,bramo il cielo,sogno di librarmi e scomparire,tra la furia del vento. Eppure sono consapevole di quanto ogni mio volere sia solo fantasia,un fantasia violenta e spietata con la realtà,una fantasia che mi porta all’autodistruzione. Malgrado ciò,forse per una spiccata pulsione masochistica,continuo a flagellare le mie membra con sogni che rimarranno patina opaca sulle mie iridi. Tra il lusso della mia prigione codesta immaginazione sa crear farfalle là dove vi è solo polvere,sul legno antiquato brillii che paiono gli stessi che il sole crea sui fiumi. E i miei cristalli,quanto divengono belli nel buio più intenso,luccicando sobri,immersi nello splendore dell’antico,paiono stelle,stelle cadenti d’argentei riflessi a color glaciali dal cielo e a trafiggere la perdizione di quaggiù I miei occhi si inondano di lacrime ogni talvolta che la mia mente ricrea cotanta bellezza,per sfuggire alla solitudine Mia Madre,cerco di cingere le stelle tra le dita,ferendomi i palmi,ferendomi l’animo. Vi sono istanti in cui credo di dover vomitare il cuore,di doverlo lasciar palpitante,al centro di questa bella sala,a colorar di vermiglio il tappeto, inzuppando la sublimità con nuova straziante sublimità. Mi duole ancor di più il pensiero di non poter neppure inscenare questo orrido rito, poiché persino il cuore è una mia invenzione,diabolica oserei dire, ed il suo battito non è altro che il ticchettio di quell' orologio dalle lancette appuntite che graffiano il vento senza dare il minimo peso al suo lamento lancinante. Danzo per la stanza d’antico per ore e ore,senza indossar nulla,in modo da sentir la brezza cingermi. Solo lussuosi guanti vellutati, per ricordar la mia provenienza reale,d’un nero scintillante a rimembrar il lutto che rappresento. Sui miei occhi vi è una benda di trina,per non dover scontare le pene della realtà, gioco a non vedere seppur tra i pizzi,ogni cosa si avverta nitidamente. Vorrei aver il coraggio di fermare il mio carillon,che scalpita di morte in ogni suo tintinno,ma ho troppa paura di fermarmi,se solo non avvertissi sulle mie carni il vento,se solo per un attimo non avvertissi i suoi baci,il mio animo diverrebbe polvere,cenere,o cos’altro non so… Procedo nelle mie folli distrazioni,recito una vita che mai mi è appartenuta,sogno baci,sogno lacrime vere ad inondare il vuoto. Mi protendo a braccia tese Io,figlia di un’immagine,che di vero conserva solo la disperazione…”