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Dark side of Mars...

Nights on Mars...

 

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A Christmas carol

Post n°776 pubblicato il 24 Dicembre 2014 da Phoenix_from_Mars

Come tutti i sabato mattina, Sonia si era alzata presto per rimettere in ordine la casa, o almeno quella parte di casa che ancora le spettava e le rimaneva, dopo che avevano chiarito, lei ed il marito, che le loro strade si sarebbero divise.
Anche se era la vigilia di Natale, lei non aveva nessuna voglia, da un paio d'anni a quella parte, di unirsi ai festeggiamenti  di amici e parenti, e dopo le insistenze iniziali, molti sembravano aver capito e accettato, e così la lasciavano in pace, libera di dormire fino a tardi, chiudendo le finestre e le luci per non sentire gli auguri e le risate delle altre persone, delle famiglie "normali", in cui non accadeva tutto quello che era successo alla sua, e che aveva spazzato via come un feroce uragano tutte le certezze su cui aveva fondato la propria vita.

Per un bel pezzo andò avanti a stirare, rassettare, gettar via le cose inutilizzate, e pensare a cosa le avrebbe fatto piacere portare con sè quando avrebbe chiuso la porta di quella casa alle sue spalle. Perchè oltre al danno, la beffa, c'era da pensare a dividere le cose che per la maggior parte aveva acquistato lei, ai bei tempi in cui la felicità non aveva ancora abbandonato quelle mura, e anche quando suo marito era troppo impegnato con le sue "distrazioni" extraconiugali per potersi occupare di tutte quelle piccole incombenze che giudicava compito suo, e che lei era stata ben felice di accollarsi, senza rendersi conto che lo faceva da sola: i regali per gli amici, gli addobbi per l'albero, lo splendido presepe artigianale ricavato nella corteccia arcuata di un tronco d'albero, e che ora forse avrebbe dovuto litigarsi con lui.
Che idea, pensò.
Non gli è mai importato nulla di tutte queste cose, quando si doveva decidere se prenderle o no, e ora le vuole solo per farmi un dispetto. Come per farle un dispetto non alzava più un dito nemmeno per mettere in ordine il tavolo comune quando aveva finito di mangiare, da solo, nella grande cucina silenziosa, o svuotava la lavatrice che lei aveva riempito con i panni di entrambi e le lasciava i suoi, sul fondo, da stendere. Come se per anni e anni lei non avesse steso
, lavato e stirato i panni di tutti, anche quando lui non se lo meritava, anche quando rientrava tardi la sera e a malapena dava un bacio distratto alla figlia, che lo accoglieva con gli occhi scintillanti e le manine tese, per poi andarsi a chiudere nello studio con il pc fino a tarda notte.

Ma lei, felicemente cieca e ciecamente felice, non si accorgeva di nulla, presa da quella nuova vita che le fioriva accanto, conquistata da quel sorriso furbesco di sua figlia, dalle sue moine e dalla felicità di svegliarsi accanto a lei tutte le mattine, per condividere ogni momento della sua giornata. Le andava bene così, e anche quando aveva scoperto le relazioni che suo marito intratteneva con diverse donne, di cui una che durava da tre anni, e non si era interrotta nemmeno quando lei aspettava la bambina, emozionata come non mai, stringendo tra le sue mani quelle di un uomo che era troppo occupato per cercare con lei il corredino e la culla, le tutine, i pelouches, i sonaglini e tutte quelle cose che lei aveva scelto da sola,  con amore, per quella bambina arrivata in quella fredda notte quasi all'ultimo dell'anno, intestarditasi a nascere per forza in quell'anno che aveva diviso, come uno spartiacque, la sua vita in due,  ed era stata il suo più bel  regalo di Natale, tutte quelle cose  che ora lui voleva portarle via con la scusa che fossero ricordi comuni a tutti e due.

Ma di cosa, avrebbe voluto urlargli lei, visto che ti sei reso conto di essere padre solo quando era troppo tardi...

Perchè poi, come se non bastasse, in un paio di mesi, tutto era andato a catafascio.
Sonia ricordava confusamente il trambusto, l'espressione preoccupata della pediatra, le facce serie dei medici che le dicevano che è vero, i bambini hanno sempre risorse insperate, ma che dalla loro esperienza, tutto sarebbe finito nel giro di sei mesi...
E lei che non aveva voluto crederci, si era aggrappata ad ogni flebile speranza, aveva passato notti e notti su Internet per scovare le cliniche migliori, i luminari più famosi, aveva spulciato forum su forum per trarne incongruenti statistiche sul decorso di quella malattia dal nome terribile e impronunciabile che si stava mangiando il corpicino di sua figlia, rosicchiandole via la vita dall'interno come un elfo malvagio e crudele.

Aveva lottato con tutte le sue forze per portarla da nuovi medici, anche contro il parere di lui che invece sembrava essersi rassegnato ad aspettare il miracolo da santoni improbabili.. aveva deciso che se ci fosse stato qualcuno capace di darle una speranza, lei avrebbe trovato il modo di farsi dare il suo consenso, strappandoglielo dal cuore, se necessario.

Ma come sempre, il destino aveva deciso per loro, e prima che potessero davvero trovarsi a dover litigare per il destino della loro unica figlia davanti ai dottori, lei se n'era andata, in una fredda serata d'inverno, lasciando solo il vuoto in una casa che non era e non sarebbe mai più stata tale.
Ogni tanto la colpiscono come lame acuminate, quei ricordi... la sirena dell'ambulanza arrivata troppo tardi, gli sguardi compassionevoli dei paramedici, quel silenzio assordante quando le ha posato la mano sul cuore.

 

E adesso, stava per andarsene anche lei da quqlla casa.
Lui aveva chiarito che voleva rimanere lì, in mezzo ai suoi ricordi, che non gliel'avrebbe lasciata, e a lei non era rimasta altra scelta. Aveva ingoiato tutte le recriminazioni, tutte le parole inutili - che importava, ormai?- aveva raccolto le sue cose e si preparava a dar battaglia, ancora una volta, per quelle di sua figlia, e aveva iniziato a pensare a una vita diversa, da qualche altra parte.
Lontano dai suoi sguardi di disapprovazione, lontano dalle sue accuse, lontano dai suoi dispetti, lontano dalle urla mentre le gettava in faccia tutto il veleno che aveva dentro e che avrebbe finito per corrodere anche lei.

Ma ora, mentre si guardava intorno, sentendosi già un pò estranea tra quelle quattro mura, ad ogni angolo rispuntavano fuori i ricordi... quelli che lei aveva seppellito nella parte più profonda del suo essere, gelosamente custoditi anche dallo sguardo delle persone a lei più care.
Le foto sparse per tutta la casa. La scrivania con lo specchio delle principesse e il seggiolone con Peppa Pig.
Stralci di momenti felici, di risate, di bagnetti in mezzo alle paperelle e alla schiuma, di notti passate a guardarla nel buio e ad accarezzarle la guancia, a darle il biberon appena si svegliava, puntuale con un orologio, ogni due ore, e poi, quando era stata più grandicella, di pranzi consumati un tortiglione per uno dallo stesso piatto, di giochi a quattro zampe sul pavimento e sui tappeti con Winnie Pooh e dei primi tentativi di mettersi in piedi e camminare,  di risate davanti ai cartoni in TV e di serate passate a divorare pizza e bere Coca cola, pochina però, come diceva sempre la bimba, alzando  due dita e sorridendo, sapendo che sarebbe stata comunque accontentata.

E mentre il cielo perdeva rapidamente colore e si tingeva di rosso,preparandosi ad accogliere le mille stelle che avrebbero fatto capolino in quella Notte speciale,  ed iniziavano a suonare le campane di raccolta alla messa della vigilia di Natale, si sentivano lungo le strade le risa della gente che, stringendosi nei cappotti della freddissima serata d'inverno, si incamminava a festeggiare ancora una volta con i propri cari, abbracciandosi e scambiandosi baci ed auguri.

Così Sonia, guardando i primi fiocchi di neve che iniziavano a cadere - com'era stata felice, la sua bimba, quella volta che l'avevano portata a giocare con i mucchi di neve accatastati in giardino, meravigliandosi che i fiocchi le svanissero tra i guantini e non ne restasse più nulla - sa che è giunto il momento, anche per lei, di andare.

Ma si chiede sempre cosa si provi a festeggiare il Natale, lei che non se lo ricorda più.
Con il naso appiccicato al vetro freddo della finestra, si chiede se la sua bambina possa vederla anche lei, la neve che ammanta tutta la strada di casa sua.
Si chiede sempre dove sia, da dove guardi il mondo ora.
Si chiede anche perchè mai tutto abbia perso colore, da quando ha dovuto lasciarla andare, da quando gliel'hanno strappata dalle mani quasi a forza, e si chiede perchè Qualcuno sia rimasto a guardare, perchè mai gliel'abbia data e poi se la sia ripresa in un modo tanto orribile.


E si chiede anche dove mai sia andata a finire tutta la gioia.

( to be continued)

Phoenix*  "The Grinch"

  

 

 
 
 
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CASTLE OF GLASS

Venite, entrate, pure

nella mia inquietante dimora

dove l'oscurita è un'affascinante padrona

e vi guiderà, un salone dopo l'altro...

Ma attenti alle segrete

da dove occasionalmente

proviene qualche stridor di catene...

E qualcuno vi si è già perduto.

Phoenix*

 

 

Viaggiatore che ti soffermi a leggere...

Non stupirti delle contraddizioni

e dei bruschi cambi di direzione che troverai qui.

Questo è il mio mondo su Marte.

Guarda bene, tu che sei capace di andare oltre.

Fuoco e ghiaccio, mente e cuore, miele e veleno, sorriso e lacrime...

This is me.

Phoenix*

 

 

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SCRIGNO DELLE DOLCEZZE CHE MI AVETE REGALATO...

"Io so che la Fenice è nata per volare...in alto...non per camminare raso terra...ed è bella così."

"Buongiorno, Luce dei miei occhi!" 

"Sei il mio primo pensiero...ancora confondo realtà e sogno...scambio stelle per i tuoi occhi e terra bruna per i tuoi capelli...resto in attesa per sentirti respirarmi dentro...mi manchi."

"Ti ho dedicato plainsong!
....tu sei come la canzone.....
dolce.....delicata.......
una camminata a piedi nudi a riva...."

"Mi incanto ad osservare i tuoi occhi, mi parlano..."

"Amuleto prezioso della mia anima..."

"Eri bellissima ieri mentre arrossivi..."
"Se una vera Amica, una persona di cui ci si può fidare ad occhi chiusi."

"Tu sei un animo tenero e un cuore prezioso."

"Una persona come te è difficile che non trovi amici ovunque!"

"Ah, ma io intendevo divorarti, onore compreso :D"

"Sei un'anima speciale...è bellissimo starti vicino."

"Io so che ho a che fare con una persona che mi fa ridere,pensare,trepidare,stimolare..
Che mi fa venir voglia di accendere il pc per vedere se c'è.....basta questo.."

 

"Stupida..."
"Chi ti conosce non ti dimentica, e chi ti ha persa ti rivuole... perchè tu resti dentro."

 

 

 

 

"Hai uno sguardo bellissimo."
"Con te ho messo a nudo la mia anima...ed è stato bello."
"Ciao, Splendida Fenice di Fuoco!"
"La moglie ce l'hanno tutti, l'amante ormai è di moda, quello che è da nascondere e custodire è un'amica come te, un bene raro e prezioso."
"E il mio pensiero ti verrà a cercare, tutte le volte che ti sentirò distante, tutte le volte che ti vorrei parlare, per dirti che sei solo tu la cosa che per me è importante..."


 

"Nuova Luce di Luna
ti Accarezzi la Chioma
ti Culli nei Tuoi Sogni
ti Avvolga nella Tua Femminilità"

"E' uscito il sole..o sei uscita tu??"

"Non so come fai a creare questo senso di famiglia qui, ma ti adoro per questo..è la cosa che più mi piace di te."

"Ho pensato una cosa, domani ti lascio uno zainetto pieno di baci all'ingresso della stazione... Quando il treno passerà sopra il fiume, ricordati di raccoglierlo!
Mi raccomando, non consumarli tutti subito, portane qualcuno fino a Milano..."

"Sei una tosta dal cuore tenero tu..."

"Sono sulle mie montagne..sto ammirando l'incanto della natura...e quello della donna che sei"

"E' stato bello inciampare su di te :)"

"Il tuo castello lo definirei una reggia, aperta a poeti e animi sensibili, dove sempra impera la musica e i contributi artistici di ognuno spargono dolce l'olezzo delle buone sensazioni."

 "Tu cammini a due metri dal suolo e la tua presenza è taumaturgica per questa community spesso asfittica."

"Sei troppo forte, tu, sei imparagonabile, e non ti sto facendo un complimento!"

"Era un giorno qualsiasi quello nel quale hai dimenticata aperta la finestra della stanza e il "rombo" della mia yamahina ne ha attraversato lo spazio. Qui era una giornata simile alle altre in principio....fino a quando ti sei affacciata e mi hai sorriso. Non ho mai impennato, ma quel giorno credo di averlo fatto, perchè le gomme hanno divorato la linea immaginaria che nel frattempo il fumo tracciava tra le parole, raggiungendoti"
"...e quando le altre mi chiederanno...dirò: après Nicettà...rien est comparable."


 

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