Davide Romano

Le colpe dei buoni che non fanno nulla


Letizia Moratti ha qualche responsabilità nell’aggressione subita dal dirigente di Arcigay, Paolo Ferigo?Una cosa è certa: il sindaco non ha a disposizione gli strumenti per affrontare con efficacia questa sequenza di atti di intolleranza che hanno toccato Milano nell’ultimo anno, dalle scritte antisemite dell’estate scorsa a quelle più recenti: contro l’islam prima, e contro la libreria Babele (libreria gay) poi. Può fare poco la Moratti, è vero. Ma questo poco va fatto, e non usato come alibi per non cercare altre soluzioni. Intendo con questo parlare anche solo di gesti simbolici. Per esempio si potrebbe dare il patrocinio alle manifestazioni della comunità gay, così come la Giunta meneghina fa – giustamente – con tutte le altre associazioni e comunità della città. Non dico che il sindaco debba “addirittura” partecipare al Gay Pride, come fa normalmente il repubblicano Rudolph Giuliani a New York. Ma almeno dia un segnale – almeno uno - di rispetto e di attenzione a una comunità che dà molto a Milano, ma che dal governo cittadino viene attentamente ignorata, e che non chiede mai nulla. Tanto più nel momento in cui nel nostro territorio  accade – per l’ennesima volta - che una persona possa essere aggredita nell’indifferenza generale. Se si ama Milano, da Palazzo Marino deve partire un segnale politico di opposta tendenza. Come milanese non posso non chiedere che si faccia qualcosa anche per dare un’immagine diversa della nostra città all’opinione pubblica italiana, che ormai sente parlare di noi solo per gli atti di intolleranza o per i problemi di sicurezza (perfino l’inquinamento, ultimamente è stato oscurato dalle altre emergenze). Scelga il sindaco quale iniziativa, visto che in altre occasioni ha dimostrato di saper utilizzare bene i mass media pro domo sua. Faccia lo stesso per la nostra metropoli, che ne ha bisogno.Il rilancio di Milano passa anche per il rinnovamento della sua immagine. Se la nostra città vuol rilanciarsi come polo d’attrazione per la ricerca scientifica e per la cultura, oltre che per tutte le attività per le quali servono cervelli giovani, non può pensare di presentarsi al resto d’Italia con un biglietto da visita così negativo. Quando si è giovani, e si vuole scegliere in quale città andare a lavorare o studiare, il “fattore immagine” conta. Non dimentichiamo che finora Milano è stata considerata una sorta di zona franca per le persone omosessuali, che da ogni parte d'Italia si sono trasferite qui in cerca di sicurezza e libertà. La loro presenza ci ha arricchito culturalmente ed economicamente. Deve continuare a essere così.Che l’intolleranza contro i gay esista è certo. Che non muovendo un dito per combatterla si sia corresponsabili è altrettanto certo. Diceva Edmund Burke: perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione. Per parte loro gli omofobi sono già passati all’azione, negli ultimi tempi. E’ giunto il momento per il sindaco di decidere se andare al contrattacco o non far nulla, assumendosene tutte le responsabilità. Pubblicato su La Repubblica il 17 maggio 2007