I MIEI RACCONTI

divorzio 6


Sento l’eccitazione che preme dolorosa contro il tessuto che la imprigiona. Prepotente una voce urla dentro di me di liberarla. Resisti, l’altra parte dice. Lei cerca di toccarmi, ormai lei ha smesso i panni della donna per vestire quelli della femmina. Come me del resto, ho svestito i panni dell’uomo per far uscire quelli del maschio. Come una fiera strazio le sue carni, frugo con le mani con la lingua, senza rispetto, senza remore. Graffio, mordo, penetro. Il mio sesso ancora prigioniero dei tessuti preme, oppresso, brama la tenzone. Sente la profondità di lei che lo chiama. Difficile resistere. Alla fine lo libero, pulsa, tende verso di lei, vicino, sempre più vicino. Scivola in quella tana perfette, lentamente ma inesorabilmente. Lei tende il ventre verso di me. Mi risucchia dentro. Sprofondo in lei. Poi l’essere dominante prende il sopravento. Cerca di sdraiarsi sulla scrivania, vuole sentirmi prigioniero della sua carne, no, le impedisco di farlo, voglio guardare i suoi occhi vacui di piacere. Mi sfilo da lei, rimaniamo legati solo da una piccola parte dei nostri sessi, sfrego il mio sesso contro il suo, resisto alla tentazione di infilarmi completamente in lei. Voglio prolungare quanto più possibile il momento nel quale sentirò esplodere il mio essere. Voglio che sia il più lontano possibile perché, lo so, quando arriva lascia un onda di risacca che passando, lascia una sorta di sorda malinconia.