I tini sono pieni di vendemmie di fiele, olivastre dita rinsecchite sfregano nei miei muri di nebbia. Risalgo a fatica ispidi Everest con unghie consunte, si contorce la carne fumosa di bruma e zenzero Spilli negli occhi assetati pungono i suoni rauchi dove la lingua salata accarezza le fresche ferite. Ripongo disegni d'aria in campi di grano. Rincorro umidi amplessi di viole e tabasco. Rigetto su biancavernice metafore zoppe. Ma non basta. Questo non basta e non serve affogare nel bordo sottile di schiuma, a bocca piena, traboccante, quando manca quell'alito eppure respiri, cantando o contando etiliche tinte schizzate di blu.