DILOGIE & OMBRE

MARIONETTE


 Sono convinto di non sognare.Non sto sognando. Sono sveglio. Vigile.Ma non ho paura. Sto tremando. Perchè qualcosa sul soffitto mi spia, sì lo so, mi spia, è qui che guarda divertito il mio muovermi a scatti.Nel letto, ecco, mi sdraio sul letto, faccio dieci respiri, profondi, calibrati. I tendini mi si irrigidiscono, il collo mi tira, ho spasmi ovunque, ma non ho paura, cerco di non avere paura.Corro al bagno di scatto, mi sciacquo il viso, bevo dell'acqua sì, così, magari tutto scivola, anche il mio male si dissolve e cade in basso, cade ai miei piedi.A letto. Ora rivado a distendere questo ammasso di carne che trema, ora chiudo gli occhi e cerco di riposare. Chi è che mi spia?Venti volte. Sono andato venti volte al bagno, e ho rifatto gli stessi esatti movimenti, tutti uguali, sono un automa, io non mi muovo, io credo di non comandare più i miei gesti.E rido, rido divertito di questa blasfema beffa, io che non sono più io, io che non gestisco il mio spazio e ciò che mi circonda...le ombre sul muro che mi rincorrono, quelle voci che ripetono il mio nome, canzonandomi.Io che mi ributto nel letto. Io che guardo il soffitto e che mi si accappona la pelle, i peli ritti del mio corpo sembrano setole, così i miei capelli.Il sudore, acqua del mio fottutissimo corpo che scorga...nel mio delirio scopro la verità: qualcuno sul soffitto muove i fili e sghignazza, qualcuno gioca con me, e mi fa fare ciò che vuole.“Chi sono? Cosa sono?” ripeto a me stesso e anche la mia voce si deforma dentro la mia testa, e rimbomba, tutto rimbomba senza forma.Ombra nera sul muro agita le mani e le braccia, dando vita al suo teatrino, io che sono la sua marionetta stanotte reciterò la mia ultima sbilenca commedia della mia vita.*Non riesco a dormire e mi agito. Il mio mare si agita così come la mia testa.E mi prende allo stomaco. E mi assale una terribile ansia. Io ho paura di me stessa, io non conosco più me stessa, io non mi fido più di me stessa.E ancora una volta tremo piangendo il mio tormento, e ancora una volta ho bisogno di morire per rinascere.E ancora una volta vomito quel poco di pane che ho mangiato. E ancora una volta mi sento in colpa per questo. E ancora una volta mi odio, perchè sono viva e non vivo. E non dipende da me.(Tratto da una storia vera).