Le Opere e i GiorniTastando Bois de Boulogne e ripercorrendo Pigalle, Sì: proprio come si fa con le vene.Arrampicando Montmartre e da lì visionando il triste promemoria che ho semprein tasca. Era una malattia mortale, Parigi, o poteva essere ricondotta nei giusti termini?(S'infrascavano, intanto, alcuni pettirossi nelle loro celle sicure sotto i tetti).Giacevano veramente quegli uomini e quelle donne o era solo un sogno privato?(Vivaci rondoni, intanto, giravano in cerchio come in una giga eteroclita.)I movimenti s'erano rallentati, e la gente ti guardava come se cercasse di capire,il traffico s'incolonnava con un nastro nero al finestrino e le albe tacevano.Separando il grano dal loglio m'immergevo in preci e domande.....Era tanto, Parigi, che non lustravi bare così importanti?Oppure immacolavo la Senna tentandola come amica per una solitudine logora...Quanto tempo è passato dai giorni del vino e delle rose mentre le ragazze impazzivano?Sono qui adesso, e sono un clamoroso contrattempo: proprio quando mi ricordavo di sbandare e ritirarmi, mi hai riportato alla vibrazione giugulare della storia. Per tanto, troppo tempo m'ero convinto che niente valesse all'infuori d'un mio disegno con il dito mignolo e ora, come Esiodo od Omero eccomi a intingere nel sangue il pennino dei volenterosi, voilà a fare come il contadino e a inzuppare nella terra l'erpice per dissodare zolle e rifondare Città.Nulla importa quanto lo sforzo per la vita, e Niente ti può salvarequanto il rimedio della neve sopra i singhiozzi degli oppressi.....Che fiocchi, dunque, e ricopri Me stesso mentre aro forse stupidamente (so già che non crescerà nulla da questa stagione)oppure mentre scrivo vorticosamente (so già che non verrà nulla dal mio rompermi le unghie nel comporre). Sì, amici, so tutto.Ma nulla mi impedisce di credere all'Innaturale e di elevare versi a questo cielo che minaccia di ribaltarsi, a quell'orizzontefatto di filamenti rossi in sbrecciature gelide. Lo prego! Oh se loprego quel futuro a catino sopra di Noi perché, anche inane, abbiapietà e riversi tanto di quel soffice manto da farci nascondere sotto,a ricordare, fratelli miei, e a singhiozzare con un fucile in mano.
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Le Opere e i GiorniTastando Bois de Boulogne e ripercorrendo Pigalle, Sì: proprio come si fa con le vene.Arrampicando Montmartre e da lì visionando il triste promemoria che ho semprein tasca. Era una malattia mortale, Parigi, o poteva essere ricondotta nei giusti termini?(S'infrascavano, intanto, alcuni pettirossi nelle loro celle sicure sotto i tetti).Giacevano veramente quegli uomini e quelle donne o era solo un sogno privato?(Vivaci rondoni, intanto, giravano in cerchio come in una giga eteroclita.)I movimenti s'erano rallentati, e la gente ti guardava come se cercasse di capire,il traffico s'incolonnava con un nastro nero al finestrino e le albe tacevano.Separando il grano dal loglio m'immergevo in preci e domande.....Era tanto, Parigi, che non lustravi bare così importanti?Oppure immacolavo la Senna tentandola come amica per una solitudine logora...Quanto tempo è passato dai giorni del vino e delle rose mentre le ragazze impazzivano?Sono qui adesso, e sono un clamoroso contrattempo: proprio quando mi ricordavo di sbandare e ritirarmi, mi hai riportato alla vibrazione giugulare della storia. Per tanto, troppo tempo m'ero convinto che niente valesse all'infuori d'un mio disegno con il dito mignolo e ora, come Esiodo od Omero eccomi a intingere nel sangue il pennino dei volenterosi, voilà a fare come il contadino e a inzuppare nella terra l'erpice per dissodare zolle e rifondare Città.Nulla importa quanto lo sforzo per la vita, e Niente ti può salvarequanto il rimedio della neve sopra i singhiozzi degli oppressi.....Che fiocchi, dunque, e ricopri Me stesso mentre aro forse stupidamente (so già che non crescerà nulla da questa stagione)oppure mentre scrivo vorticosamente (so già che non verrà nulla dal mio rompermi le unghie nel comporre). Sì, amici, so tutto.Ma nulla mi impedisce di credere all'Innaturale e di elevare versi a questo cielo che minaccia di ribaltarsi, a quell'orizzontefatto di filamenti rossi in sbrecciature gelide. Lo prego! Oh se loprego quel futuro a catino sopra di Noi perché, anche inane, abbiapietà e riversi tanto di quel soffice manto da farci nascondere sotto,a ricordare, fratelli miei, e a singhiozzare con un fucile in mano.